«Nello sport si può morire e poi rinascere. È successo a tante squadre, al Napoli, al Palermo e alla Juventus stessa che è andata in Serie B». Le parole del ministro dello Sport Andrea Abodi a margine del question time in Parlamento hanno alimentato le paure dei tifosi bianconeri. In attesa dell’udienza preliminare nel processo penale e delle indagini di Figc e Uefa, il richiamo di Abodi alla morte sportiva del club è suonato sinistro. Solo tre giorni fa aveva allargato il fronte ad altre società prospettando un repulisti nel mondo del calcio: i pm torinesi potrebbero inviare dopo le festività gli atti alle altre procure interessate. «Mi trovo in mezzo tra la procura e la procura federale — ha proseguito il ministro — . A costo di essere giudicato un pericoloso sognatore, credo che debba arrivare il momento della chiarezza e della responsabilità».
Perché Abodi ha bocciato l'emendamento Lotito
Ieri Abodi ha chiuso la porta all’emendamento al decreto Aiuti quater sulla dilazione dei debiti dei club di calcio verso l’erario: «L’opinione pubblica non capirebbe». Un chiaro no a nome del governo alla richiesta di rateizzare in cinque anni, senza interessi e senza sanzioni penali, la pesante esposizione del sistema verso l’erario, circa 480 milioni. La scadenza è il 22 dicembre, deadline che mette a rischio alcuni club di Serie A. «Ho già espresso in Commissione Cultura la mia posizione e la confermo sinteticamente: siamo contrari», ha tagliato corto Abodi riferendosi al cosiddetto “emendamento Lotito”, proposto dal presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, che non ha trovato il favore del governo e del numero uno dello sport. Anche Forza Italia ha preso le distanze.
Lo scontro Abodi-Lotito
Quattro anni fa Abodi si candidò alla presidenza della Figc contro Tavecchio, che fu rieletto grazie al sostegno rinnovato di Lotito. Fra ministro e senatore i rapporti non sono proprio idilliaci. «Riteniamo che il sistema sportivo — è stata la spiegazione del ministro dello Sport, condivisa anche da Matteo Renzi e dal Terzo Polo —, e all’interno del settore sportivo quello calcistico, e all’interno di quello calcistico il massimo livello professionistico, possano e debbano trovare soddisfazione delle loro esigenze all’interno del corpo normativo e con parità di trattamento e condizione rispetto al sistema delle imprese».
Cosa otterrà il calcio dal governo
Parallelamente il presidente della Federcalcio Gravina, che con Abodi è sempre stato in sintonia, lavora per estendere al mondo del calcio la mora ridotta, che passerebbe dal 10% al 3%, prevista per gli altri settori in crisi che non onoreranno la scadenza del 22 dicembre.
Un altro fronte aperto in via Allegri è quello con l’Agenzia delle Entrate per accorciare i tempi di emissione del primo avviso bonario: i club non in regola potrebbero così pagare subito almeno la prima rata, mettendosi al riparo da conseguenze penali e dalle sanzioni sportive. Entro il 16 febbraio sarà necessario dimostrate di essere in regola con gli stipendi e con il Fisco per non esporsi al rischio di penalizzazioni in classifica: chi ha rateizzato e pagato la prima rata sarà al riparo da conseguenze.