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Ronaldo, la minaccia di addio, la smentita del Portogallo e il post: "Nessuno spezzerà un gruppo unito"

Secondo il quotidiano sportivo lusitano 'Record', CR7 avrebbe minacciato di lasciare il ritiro dopo una furiosa lite con il ct Santos che lo aveva escluso dai titolari per la sfida degli ottavi contro la Svizzera. La federazione nega, lui posta sui social un messaggio che invita all'unità
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DOHA - Ronaldo voleva andarsene dal Qatar quando ha saputo che contro la Svizzera sarebbe andato in panchina? Così sostiene il quotidiano portoghese Record, il minore dei tre giornali sportivi lusitani, che riferisce della discussione che Cristiano e il ct Santos avrebbero avuto alla vigilia degli ottavi di finale. CR7 avrebbe poi cambiato idea e sarebbe quindi sceso a più miti consigli per evitare di mandare all'aria le possibilità portoghesi di vincere la Coppa del Mondo. La FPF, la federcalcio portoghese, ha subito redatto un comunicato di smentita: "In nessun momento il capitano della Nazionale, Cristiano Ronaldo, ha minacciato di lasciare la Nazionale durante la sua permanenza in Qatar.  Ronaldo costruisce ogni giorno un curriculum unico al servizio della Nazionale e del Paese, che va rispettato e che attesta un innegabile grado di impegno nei confronti della Nazionale. L'impegno del giocatore con più presenze nella storia del Portoga…

DOHA - Ronaldo voleva andarsene dal Qatar quando ha saputo che contro la Svizzera sarebbe andato in panchina? Così sostiene il quotidiano portoghese Record, il minore dei tre giornali sportivi lusitani, che riferisce della discussione che Cristiano e il ct Santos avrebbero avuto alla vigilia degli ottavi di finale. CR7 avrebbe poi cambiato idea e sarebbe quindi sceso a più miti consigli per evitare di mandare all'aria le possibilità portoghesi di vincere la Coppa del Mondo. La FPF, la federcalcio portoghese, ha subito redatto un comunicato di smentita: "In nessun momento il capitano della Nazionale, Cristiano Ronaldo, ha minacciato di lasciare la Nazionale durante la sua permanenza in Qatar.  Ronaldo costruisce ogni giorno un curriculum unico al servizio della Nazionale e del Paese, che va rispettato e che attesta un innegabile grado di impegno nei confronti della Nazionale. L'impegno del giocatore con più presenze nella storia del Portogallo è stato dimostrato ancora una volta - se necessario - durante la vittoria contro la Svizzera, negli ottavi di finale della Coppa del Mondo 2022" ha pomposamente scritto la FPF, cercando di mettere la sordina a una situazione se non vera senz'altro verosimile.

La replica di Ronaldo: "Nessuno spezzerà un gruppo unito"

Ronaldo si è in un certo senso allineato alla federazione, postando su Instagram un messaggio che invita all'unità, come commento una foto dei giocatori portoghesi che fanno mucchio esultando: "Un gruppo troppo unito per essere spezzato da forze esterne. Una nazione troppo coraggiosa per lasciarsi spaventare da qualsiasi avversario. Una squadra nel vero senso della parola, che lotterà per il sogno fino alla fine! Credi con noi! Forza, Portogallo".

La rabbia repressa di Cristiano

È senz'altro vera, in ogni caso, la seconda parte della notizia: dopo aver a lungo discusso con Santos e digerito malmostosamente la prima panchina decisa per scelta tecnica e non per turn over della sua quindicennale storia con la Seleçao (in panchina ci finiva soltanto agli inizi, quando era un ragazzino che insidiava il posto a Figo), Cristiano ha avuto una reazione rabbiosa ma poi ha capito che far saltare il tavolo avrebbe danneggiato prima di tutto lui, visto che l'opinione pubblica non è più della sua parte e che all'interno della squadra le dinamiche sono cambiate.

La prima pagina del quotidiano portoghese Record 

Una squadra di stile diverso e il fattore Ramos

La vera svolta, infatti, è stata la presa di coscienza che una formazione di così alto livello non avrebbe più dovuto snaturarsi in funzione di un attaccante non più così efficace e che ha uno stile di gioco completamente diverso da quello dei compagni, e che casomai avrebbe dovuto essere lui quello a snaturarsi. Ronaldo ovviamente non l'ha fatto. L'esplosione di Gonçalo Ramos, il centravanti cui affidarsi e che prima non c'era (Andrè Silva e Guedes non sono mai stati all'altezza, Diogo Jota si è infortunato poco prima del Mondiale), ha fatto il resto: a quel punto la rinuncia a Cristiano non sarebbe più stata un salto nel vuoto.

Il lavoro di convincimento del ct Santos

Santos, che ha un rapporto di gran affetto con lui, si è impegnato in prima persona per convincere Ronaldo a non fare piazzate, a non guastare l'unità della squadra, a non compromettere la possibilità del Portogallo di conquistare la prima finale della sua storia. Ha provato a persuaderlo che la sua utilità sarebbe rimasta intatta anche partendo dalla panchina, visto le cinque sostituzione a disposizione (o addirittura sei, in caso di supplementari), e che per lui sarebbe stato meglio entrare e scompigliare il copione a partita in corso piuttosto che cominciare dall'inizio.

La guerra mediatica di CR7

A quel punto Cristiano si è convinto. Ha capito che l'opportunità di diventare campione del mondo e di conquistare l'unico titolo che gli manca era più importante del suo ego. Così ha fatto un passo indietro e si è predisposto ad accettare la situazione, facendo finta di gradirla con professionale umiltà. Ma al tempo stesso ha scatenato una battaglia mediatica a sua difesa, muovendo sia i suoi famigliari, attivissimi sui social (ma le parole di fidanzata e sorelle sono così di parte da non risultare influenti), sia gli opinionisti televisivi che appartengono al suo clan o ne sono vicini. Molti sospettano che sia stato proprio Ronaldo, con il suo possente apparato mediatico, a ispirare frasi a effetto come quelle del famoso commentatore Cesar Mourão ("Avrei preferito vedere il Portogallo perdere che Ronaldo in panchina") o le prese di posizione di molti ex giocatori della sua scuderia tipo Nani, Bruno Alves o l'ex portiere Beto. Il pubblico però è in larga maggioranza contro Ronaldo e ha ricevuto grande consensi il commento in diretta tv di un'opinionista piuttosto influente, Sofia Oliveira: "E' finito il regime della Corea del Nord".

Il lavoro diplomatico di Pepe

Il povero Santos sta provando a mantenere l'equilibrio in questo polverone. Lo spalleggia Pepe che, pur essendo un ronaldiano della prima ora, ha preferito lavorare per il bene comune e porsi come una sorta di ufficiale di collegamento tra il ct e i nuovi comandanti, Bruno Fernandes e Bernardo Silva: "In questo momento conta solo il noi. E quello che decide Santos è legge". Con le sue scelte coraggiose, il ct ha guadagnato crediti: anche l'esclusione di Cancelo a favore del più umile (e, nello specifico, più utile) Dalot è stata molto apprezzata dalla squadra. Ma in definitiva il Portogallo dipenderà da Cristiano, come al solito: stavolta però dal suo umore, più che dai suoi gol.