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Croazia-Brasile, ai tre saggi del centrocampo di Dalic il compito di confinare il talento verdeoro

Taccuino tattico dei quarti del Mondiale. Per andare in semifinale Modric, Brozovic e Kovacic dovranno tenere la palla e ridurre al minimo il tempo del gioco concesso alla squadra di Tite. E, in assenza di un centravanti di livello, affidarsi alle giocate tra le linee di Perisic e Vlasic
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DOHA — Il Brasile non ha tante fisime, il Brasile gioca a pallone assecondando l'istinto del suo calcio ancestrale, senza star troppo a pensare ad altro: il compito del ct è inquadrare lo sconfinato talento diffuso in un equilibrio generale che Tite ha saputo trovare grazie a difensori di alto livello come Marquinhos e a un mediano come Casemiro, che è davvero equilibratore puro. Ed è fortissimo anche il portiere. I terzini fanno i terzini e passano di rado la metà in campo tradendo così la tradizione brasiliana, che ha sempre contemplato terzini che volano come ali, o addirittura ali messi a fare il terzino, tipo Leonardo o il regista-fantasista Leo Junior. Ma la loro ragionevole prudenza è la condizione per mettere quattro attaccanti tutti assieme e non gravarli di altre preoccupazioni.

DOHA — Il Brasile non ha tante fisime, il Brasile gioca a pallone assecondando l'istinto del suo calcio ancestrale, senza star troppo a pensare ad altro: il compito del ct è inquadrare lo sconfinato talento diffuso in un equilibrio generale che Tite ha saputo trovare grazie a difensori di alto livello come Marquinhos e a un mediano come Casemiro, che è davvero equilibratore puro. Ed è fortissimo anche il portiere. I terzini fanno i terzini e passano di rado la metà in campo tradendo così la tradizione brasiliana, che ha sempre contemplato terzini che volano come ali, o addirittura ali messi a fare il terzino, tipo Leonardo o il regista-fantasista Leo Junior. Ma la loro ragionevole prudenza è la condizione per mettere quattro attaccanti tutti assieme e non gravarli di altre preoccupazioni.

Croazia, senza un goleador tocca a Perisic

Il meglio che la Croazia possa fare è tenere la palla e ridurre al minimo il tempo del gioco concesso al Brasile. Il centrocampo croato, con il trio Modric-Brozovic-Kovavic, ha tecnica e precisione con pochi riscontri al mondo. I tre sanno palleggiare, dettare i tempi e dare alla partita il ritmo che decidono loro: più riusciranno a evitare, a dilazionare, il recupero palla brasiliano più eviteranno di farsi girare la testa nella giostra degli attacchi altrui e più avranno la possibilità di scovare una rara occasione per segnare, anche se la mancanza di centravanti di un livello decoroso (ci sono Petkovic, Budimir e Livaja, tre che in Italia fecero fiasco) inibisce la caccia al gol fuori della righe, quello che il bomber sa scovare da sé: tocca muovere palla con pazienza e cercare soprattutto le capacità di Perisic, finora il croato migliore a parte Gvardiol.

Croazia, Vlasic è l'arma segreta

Dalic ha però un'idea in testa: rinunciare al centravanti e sguinzagliare il granata Vlasic, puntando sull'uno contro uno dei tre del tridente (il terzo è Perisic). Può essere una soluzione che il Brasile potrebbe un poco patire. È chiaro che l'unico obiettivo della Croazia può essere la limitazione della forza d'urto del Brasile: in questo senso Gvardiol, finora il miglior difensore della Coppa, può giocare un ruolo dirimente, anche se prima o poi potrebbe pagare un pegno ai suoi favolosi vent'anni.