Il Marocco sogna: "C’è un continente alle nostre spalle"
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - Inshallah. Se Dio vuole. L'ha detto quattro volte in mezz'ora Walid Regragui, e in mezzo ha aggiunto la didascalia: "Tanta gente sta pregando per noi". Cioè per la missione riassunta dal ct del Marocco: "Eliminare il Portogallo, che ha tanti campioni e uno tra i più grandi calciatori della storia: per il nostro popolo e per essere la prima nazionale africana e la prima araba nella semifinale di un Mondiale. Siamo la piccola pulce che vuole dare fastidio. Ma non stiamo camminando sulle nuvole, possiamo davvero riuscirci". La sua squadra coi piedi ben piantati per terra, dopo avere mandato a casa la Spagna, adesso vuole fare il bis e come viene viene: "Questo famoso possesso palla non fa mica vincere le partite. Non si vede perché le squadre africane, che finalmente sono allenate da tecnici africani, dovrebbero giocare in quel modo". In effetti Spagna docet, però c'è di più. Ci sono 15 mila marocc…
DOHA - Inshallah. Se Dio vuole. L'ha detto quattro volte in mezz'ora Walid Regragui, e in mezzo ha aggiunto la didascalia: "Tanta gente sta pregando per noi". Cioè per la missione riassunta dal ct del Marocco: "Eliminare il Portogallo, che ha tanti campioni e uno tra i più grandi calciatori della storia: per il nostro popolo e per essere la prima nazionale africana e la prima araba nella semifinale di un Mondiale. Siamo la piccola pulce che vuole dare fastidio. Ma non stiamo camminando sulle nuvole, possiamo davvero riuscirci". La sua squadra coi piedi ben piantati per terra, dopo avere mandato a casa la Spagna, adesso vuole fare il bis e come viene viene: "Questo famoso possesso palla non fa mica vincere le partite. Non si vede perché le squadre africane, che finalmente sono allenate da tecnici africani, dovrebbero giocare in quel modo". In effetti Spagna docet, però c'è di più. Ci sono 15 mila marocchini residenti in Qatar, pronti a marciare in maglia rossoverde verso lo stadio Al Thumama. Ci sono altri arabi di tutti i Paesi che faranno il tifo insieme a loro. E diecimila biglietti in cerca di proprietario, pensavano di prenderseli gli spagnoli: "Invece sono venuti in tanti al nostro hotel a chiederli".
Poi c'è la politica. Il vicepresidente degli Emirati Arabi, lo sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, "fiero dei calciatori marocchini davanti al mondo". Le telefonate di congratulazioni ricevute da sua maestà Mohammed VI, re del Marocco: lo hanno chiamato Mohammed Be Zayed Al Nahyane, presidente degli Emirati, il presidente della Palestina Abbas, quello del Gabon Ondimba, quello del Senegal Sall e il principe di Giordania Hassan Ibn Talal. E le tivù che a Rabat e Casablanca, a Marrakesh, a Tangeri e a Agadir, trasmettono i festeggiamenti a Dakhla, la perla del Sahara: non è un caso, è l'area già contesa dalla Spagna.
Ma una parola araba fende l'aria improvvisamente fredda di Doha: Al Nassr. Significa vittoria, necessaria a Marocco e Portogallo per il visto della semifinale di mercoledì 14 contro Francia o Inghilterra, ed è pure il nome della squadra saudita di Riad, allenata dall'ex romanista Rudi Garcia, che offre a Cristiano Ronaldo 200 milioni di euro l'anno, per indorargli il crepuscolo e per rendere meno agro il sapore di questo Mondiale da riserva che entra dopo, alla Altafini o alla Ibra. Alla lesa ronaldità, che Santos ha confermato di volere perpetrare ancora, si oppone la famiglia del fuoriclasse, nello specifico le due sorelle, attivissime sui social. Il ct prova a smorzare il caso: "Non è vero che Cristiano voleva lasciare il ritiro, è stato il primo a fare il tifo per i compagni. Lasciatelo in pace". A occhio non succederà.