È appena scattato il minuto 116 dell’incertissimo Croazia-Brasile, i verdeoro sono in vantaggio e veleggiano verso la semifinale, quando Orsic si invola sulla sinistra e crossa in mezzo. Lo sguardo va al centro dell’area. Bruno Petkovic si coordina, proprio sul dischetto del rigore, e di sinistro trova un angolo impossibile per Alisson. È il pareggio della Croazia. È il momento che psicologicamente decide la sfida. La nazionale a scacchi vincerà ai rigori, ancora grazie al suo portiere Livakovic, proprio come accaduto negli ottavi contro il Giappone. Ma il momento che resterà è proprio quello. Il gol di Petkovic.
Petkovic, un eroe per caso
Un eroe per caso, davvero. Era entrato a venti dal termine al posto di Kramaric. Pochi palloni toccati, molti lottati, gomiti e centimetri, nel finale in coppia con l'ex Crotone Ante Budimir. Dieci anni fa Bruno Petkovic giocava nel Catania. Nato a Metkovic, l’antica Porto Narenta, all’estremo sud della Croazia, al confine con la Bosnia, Petkovic si è fatto le ossa nel calcio minore italiano. Il salto nel calcio professionistico proprio in Sicilia: scovato dal ds Christian Argurio e transitato per la Primavera allenata da Giovanni Pulvirenti, Petkovic mette insieme 5 presenze in maglia rossoazzurra, prima del trasferimento al Varese. In Lombardia 8 presenze e un solo, magnifico gol, contro il Carpi. Un passo indietro: Reggiana in LegaPro (in una memorabile intervista dirà «il gol mi ha sbloccato»), poi ancora in B, Entella e due anni a Trapani, con la A sfiorata nel 2016 e un altro mezzo campionato in Sicilia, fino al gennaio 2017, quando, dopo un giro d’Italia di cinque anni, torna in Serie A, a Bologna, per 1,2 milioni. Una costante della sua carriera resta l’incapacità di raggiungere la doppia cifra di reti segnate: tra Bologna e successivamente Verona non trova mai la vita della porta. La sua avventura italiana si ferma all’ennesimo fallimento, in maglia gialloblu: metà stagione, 16 presenze, 0 reti.
Il ritorno in Croazia
Torna in Croazia, alla Dinamo Zagabria, e molte cose cambiano: scende il livello del campionato e salgono le sue quotazioni. In questa stagione ha affrontato due volte il Milan in Champions League. La prima presenza in nazionale nel 2019, sono 27 finora, e appena 7 i gol. Quello che vale una carriera, l’ha però appena segnato, a 28 anni. Contro il Brasile.