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Il Mondiale dell'Italia che tifa contro

La rubrica "È sempre domenica"
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Alla vigilia dei Mondiali senza Italia la più scontata delle domande era: “E allora per chi tiferai?”. Nessuna delle risposte ha retto alla prova del tempo. Ora vale: “Contro chi tiferai?”. Contro tutti e per tutti i possibili motivi. Contro la gioia degli altri, che dà sempre un fastidio neppure sottile, specie se esibita. Basta vedere come è stata accolta l’eliminazione dei “ballerini” brasiliani. Colpevoli di sufficienza, allegria, prestidigitazione. Si credono sempre fenomeni e poi. Poi maltrattano i gatti. E i capelli. Invocano Pelé manco fosse già con Maradona. Fuori, a casa. Per il sottile piacere di vederli scacciati da un branco di croati. Basta che adesso non esagerino con un’altra finale. Chi si credono di essere? Nessuno. Un Pallone d’oro, certo, ma che serve un ex centravanti dell’Entella.

E se gli si tifa contro, chi passa? L’Argentina. Per carità. Pensa se Messi …

Alla vigilia dei Mondiali senza Italia la più scontata delle domande era: “E allora per chi tiferai?”. Nessuna delle risposte ha retto alla prova del tempo. Ora vale: “Contro chi tiferai?”. Contro tutti e per tutti i possibili motivi. Contro la gioia degli altri, che dà sempre un fastidio neppure sottile, specie se esibita. Basta vedere come è stata accolta l’eliminazione dei “ballerini” brasiliani. Colpevoli di sufficienza, allegria, prestidigitazione. Si credono sempre fenomeni e poi. Poi maltrattano i gatti. E i capelli. Invocano Pelé manco fosse già con Maradona. Fuori, a casa. Per il sottile piacere di vederli scacciati da un branco di croati. Basta che adesso non esagerino con un’altra finale. Chi si credono di essere? Nessuno. Un Pallone d’oro, certo, ma che serve un ex centravanti dell’Entella.

E se gli si tifa contro, chi passa? L’Argentina. Per carità. Pensa se Messi alza la coppa. Chi lo tiene più il quinto evangelista in telecronaca? Tifare contro. Ma dall’altra parte chi è rimasto? Hanno tifato contro il Marocco tutti quelli che detestano le favole perché il lieto fine non tocca a loro. E quelli che “basta con le piazze invase da arabi felici”. Chi invece ha “tifato per” lo ha fatto contro Salvini e contro Casa Pound, “per vedere quanto rosicano”.  E contro il Portogallo perché lascia fuori Cristiano Ronaldo, che va rispettato anche se non rispetta nessun altro e infine neppure sé stesso. O perché comunque è la squadra di Cristiano Ronaldo, che ne rappresenta, come dire, la carta segreta. S’è tifato contro la Francia, perché quell’arrogante di Macron non si ripresenti sotto la pioggia di coriandoli, ma anche contro l’Inghilterra perché basta con Harry e Megan e pure con il fantasma della regina.  Senza contare le annose questioni del colonialismo e dell’assenza del bidet. 

Va così, ma non da ora. L’antipatia è il sentimento italiano più diffuso, altroché post-populismo e malinconia. Mandate gli “agenti del Censis” a infiltrarsi nelle case, davanti ai televisori, senza fare domande, solo ascoltando, durante partite e talk show. Non c’è paura che perda questo, ma solo che vinca quello. Si vota contro. Si sceglie per esclusione, per ripicca, per far male più che per farsi del bene. Odio social, character assassination seriali sui media, da una parte e dall’altra. Qual è la più grande delle sconfitte? La felicità degli altri, appunto. Così insopportabile che, poiché alla fine 1 su 32 deve pur provarla, la archiviamo subito. Rimossa. Vediamo la prossima volta, ma a forza di esorcizzarla, quando busserà alla nostra porta non la riconosceremo più.