Francia e Marocco, l’incrocio più delicato: dalle banlieue a Macron
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - È nato e cresciuto nella banlieue parigina Walid Regragui. L’allenatore franco-marocchino che ha fatto il miracolo, portando la prima squadra africana in semifinale del Mondiale viene da Corbeil-Essonnes, sudest della capitale, e ha trascorso quasi tutta la sua carriera professionale in Francia, fra Tolosa, Ajaccio o Grenoble. Sfiderà i Bleus con i suoi “leoni dell’Atlas” in cui ci sono tanti campioni che i francesi conoscono bene: Achraf Hakimi gioca con il suo amico Kylian Mbappé al Psg dal 2021, per non parlare di Sofiane Boufal, Azzedine Ounahi, Achraf Dari e Zakaria Aboukhlal, tutti protagonisti in Ligue 1.
La Francia tiene il fiato sospeso, le città sono in …
PARIGI - È nato e cresciuto nella banlieue parigina Walid Regragui. L’allenatore franco-marocchino che ha fatto il miracolo, portando la prima squadra africana in semifinale del Mondiale viene da Corbeil-Essonnes, sudest della capitale, e ha trascorso quasi tutta la sua carriera professionale in Francia, fra Tolosa, Ajaccio o Grenoble. Sfiderà i Bleus con i suoi “leoni dell’Atlas” in cui ci sono tanti campioni che i francesi conoscono bene: Achraf Hakimi gioca con il suo amico Kylian Mbappé al Psg dal 2021, per non parlare di Sofiane Boufal, Azzedine Ounahi, Achraf Dari e Zakaria Aboukhlal, tutti protagonisti in Ligue 1.
La Francia tiene il fiato sospeso, le città sono in allerta per un appuntamento sportivo che, comunque vada, porta con sé rischi di scontri e violenze. Solo nella capitale saranno schierati duemila poliziotti, soprattutto intorno agli Champs-Elysées dove sabato sera c’è stato qualche tafferuglio e un motorino bruciato, anche se non la guerra civile che ha voluto dipingere l’estrema destra. «Alcuni tifosi marocchini sono più motivati da un sentimento di vendetta contro la Francia che da uno spirito sportivo» sostiene Jordan Bardella, figlio di immigrati piemontesi e ora a capo del partito di Marine Le Pen. E anche lo scrittore Alain Finkielkraut tuona contro la “francofobia” di tanti giovani che non nutrono riconoscenza per il Paese che ha accolto i loro padri.
La storia pesa nel destino di un protettorato francese che ha conquistato l’indipendenza nel 1956 con meno violenze e traumi dell’Algeria ma che mantiene un relazione agrodolce con l’ex potenza coloniale. Eppure la squadra di Regragui è anche ciò che di meglio può esprimere il Marocco, come osserva la romanziera Leïla Slimani, il cui padre è stato presidente della federazione calcio del regno. «Calore, solidarietà, resistenza. Sono orgogliosa del mio Paese» racconta Slimani. «Ho ricevuto messaggi dai miei amici ruandesi, senegalesi e maliani... Il Marocco non gioca solo per il Marocco, ma per un intero continente». L’investimento che Mohammed VI ha fatto nel calcio ora si vede. «C’è stata la volontà di andare a cercare talenti ovunque, nei più remoti angoli rurali o nella diaspora» prosegue Slimani. «Il Marocco si è globalizzato. Più della metà dei giocatori della nazionale ha la doppia nazionalità. Partono, vanno a farsi una vita altrove, ma mantengono un legame molto forte con il loro Paese d’origine».
Inutile ricordare i solidi legami economici, commerciali e turistici, con una parte dell’élite francese che passa le vacanze nei suoi riad fra Tangeri, Marrakech ed Essaouira. Nell’ultimo anno la relazione bilaterale è andata in crisi con la “guerra dei visti” legata alla decisione di Parigi di dimezzare i permessi di ingresso concessi ai marocchini, ripicca perché in cambio non venivano dati sufficienti autorizzazioni di rimpatrio per i migranti irregolari che sono Oltralpe. E prima c’era già stato lo scandalo Pegasus, quando le autorità marocchine erano state accusate di aver intercettato il cellulare di Emmanuel Macron con lo spyware israeliano.
Macron vola domani a Doha. «Ancora solo due tappe» ha twittato il capo di Stato dopo la vittoria contro l’Inghilterra. Il leader non ha nessuna intenzione di boicottare i Mondiali del Qatar. La realpolitik, con un groviglio di interessi geopolitici che vanno dalla difesa all’energia, non glielo permetterebbe. E l’occasione di agganciarsi alla popolarità di una vittoria dei Bleus appare troppo ghiotta per il capo di Stato. Macron deve però sperare che la festa non sia rovinata da troppi scontri. Significherebbe dare ragione alle cassandre dell’estrema destra. In una città che ospiterà nel 2024 le Olimpiadi, e dopo la débâcle sicurezza per la finale di Champions League, le forze dell’ordine non devono più sbagliare.