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Marocco, appuntamento con la storia. Un Paese intero si prepara alla semifinale del Mondiale con la Francia

Reportage da Marrakech, dove si stanno installando postazioni tv per permettere a tutti di vedere la partita. "Per l'Africa e il mondo arabo è una festa, speriamo che il nostro sogno prosegua fino alla fine"
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MARRAKECH — La piazza di Jamaa El Fna, la più famosa del Marocco, è un palcoscenico che palpita in attesa di animarsi per un evento unico: un sogno che si è realizzato un passo dopo l'altro e che ha portato alla semifinale di domani, Francia-Marocco. Se i "leoni dell'Atlas" riusciranno a farcela, porteranno la nazionale del ct Regragui alla finale di questo straordinario Mondiale, segnato proprio dalla sorpresa Marocco. Prima nazionale africana ed araba ad arrivare così in alto nella storia del calcio. 

Tra le botteghe della vecchia Medina, sia nei caffè lussuosi che in quelli più popolari, ormai non si parla d'altro. La felicità, l'eccitazione e ora l'ansia si toccano con mano. I marocchini sono sbalorditi, frastornati e increduli per un Mondiale che per la prima volta nella storia li ha messi al centro del mondo. E con loro si sono portati dietro un continente, l'Africa, e una comunit&agra…

MARRAKECH — La piazza di Jamaa El Fna, la più famosa del Marocco, è un palcoscenico che palpita in attesa di animarsi per un evento unico: un sogno che si è realizzato un passo dopo l'altro e che ha portato alla semifinale di domani, Francia-Marocco. Se i "leoni dell'Atlas" riusciranno a farcela, porteranno la nazionale del ct Regragui alla finale di questo straordinario Mondiale, segnato proprio dalla sorpresa Marocco. Prima nazionale africana ed araba ad arrivare così in alto nella storia del calcio. 

Tra le botteghe della vecchia Medina, sia nei caffè lussuosi che in quelli più popolari, ormai non si parla d'altro. La felicità, l'eccitazione e ora l'ansia si toccano con mano. I marocchini sono sbalorditi, frastornati e increduli per un Mondiale che per la prima volta nella storia li ha messi al centro del mondo. E con loro si sono portati dietro un continente, l'Africa, e una comunità, quella araba, che avevano tanto bisogno di un'emozione così grande. Da condividere con il mondo. "Finalmente si parla di noi e non in negativo. Probabilmente avevamo bisogno di alzare la testa e sentirci orgogliosi davanti al mondo. I Paesi arabi - spiega Ghizlane - penso al Medio Oriente e non solo, sono reduci da lunghi anni di conflitti regionali, tragedie, guerre e terrore. Basta andare a spulciare i siti di informazione per rendersene conto. Troppo sangue e odio. Adesso invece si apre una finestra nuova: certo siamo consapevoli che il calcio non risolverà tutti i problemi, ma questa distrazione è una boccata di ossigeno che fa bene. Porta speranza e un'energia nuova che dal Marocco, e da questi ragazzi, si espande oltre i confini.

Forse ha ragione Ghizlane, anche se c'è la consapevolezza che ogni singola persona che gioisce e che si fa portare avanti da questa favola, la stia metabolizzando a modo suo. I marocchini che vivono in questo Paese in un modo, quelli immigrati in giro per l'Europa in un altro, in modo diverso gli arabi e gli africani: tutti, per magia, si stanno emozionando insieme perché sono testimoni di una rivalsa, seppur calcistica, di chi parte per ultimo ma riesce ad arrivare tra i primi con sacrificio, coraggio e perseveranza. Accendendo una strana miccia, perché vorremmo tutti credere che nulla è impossibile.

Ora il Marocco, travolto dagli eventi, prova ad organizzarsi perché non tutti possono seguire il Mondiale. Non tutti possono permettersi un abbonamento a casa che trasmette in diretta le partite. C'è chi va dai parenti o dai vicini perché la tradizionale generosità dei marocchini obbliga alle porte aperte. Già in questi giorni le caffetterie sono piene e mai come quest'anno anche di presenze femminili intente a seguire il calcio. Poi, ovviamente, c'è chi ne ha fatto un business con prenotazioni che partono da 50 dirham a persona (4,50 euro). Chi non se lo può permettere, o chi non trova posto, rimane fuori dalla porta ad ascoltare la cronaca o sbirciare qualche immagine rubata. Sono straordinarie le foto delle file fuori dai bar, di donne e uomini. Immagini di chi non può entrare ma non ci sta a non seguire il sogno. Occhi sbarrati, bocche aperte, Dima Maghrib ("Sempre Marocco") ripetono. E poi, Siir Sii Siir, ("Vai vai vai") quando la palla ce l'hanno i giocatori marocchini. La stessa parola che abbiamo imparato a conoscere in questi giorni seguendo le partite in Qatar, con gli spalti pieni di tifosi marocchini. 

È un'onda gigante quella del Marocco. Domani è il grande giorno. Ci si sta organizzando per permettere a un pubblico più vasto di poterla seguire nelle strade e nelle piazze sui maxischermi. È una richiesta di molti. Intanto domani, andrà come andrà, sarà comunque una festa che ha mosso molte persone. Rabab e suo marito Mounir sono venuti a Marrakech da Asilah (cittadina costiera distante circa 500 chilometri, ndr) proprio per la semifinale. "Qui c'è la mia famiglia e i miei amici - spiega Rabab - è un'occasione per stare insieme, ma è anche un appuntamento con la storia che non vogliamo perderci. Lo condivideremo con le persone più care".