Messi più Alvarez, l'Argentina vola in finale: 3-0 alla Croazia
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròDOHA - Al Hilm, il sogno. Così la Fifa ha battezzato il pallone delle semifinali e della finale del Mondiale e mai nome fu più azzeccato. Messi, che ormai ha 35 anni e sa bene che questo è il suo ultimo tango, ha sognato tutta la vita di prendersi la coppa che l'Argentina non vince da 36, quando Maradona era la mano de Dios e slalomeggiava nella difesa dell'Inghilterra. Domenica la Pulce, diventata appena in tempo vorace fiera, potrà provare di nuovo ad afferrarla, questa benedetta coppa che gli sfuggì nel 2014 al Maracanà contro la Germania. Potrà provarci a Lusail, nello stesso stadio in cui l'Albiceleste ha scucito molto più rapidamente di quanto sperasse le trame troppo consunte della Croazia, invano tenuta attaccata alla partita dal suo unico sarto Modric, che a 10' dalla fine è uscito per la dovuta passerella: commosso senza lacrime, non è il tipo. Il 3-0 fotografa un divario insospettabilmente…
DOHA - Al Hilm, il sogno. Così la Fifa ha battezzato il pallone delle semifinali e della finale del Mondiale e mai nome fu più azzeccato. Messi, che ormai ha 35 anni e sa bene che questo è il suo ultimo tango, ha sognato tutta la vita di prendersi la coppa che l'Argentina non vince da 36, quando Maradona era la mano de Dios e slalomeggiava nella difesa dell'Inghilterra. Domenica la Pulce, diventata appena in tempo vorace fiera, potrà provare di nuovo ad afferrarla, questa benedetta coppa che gli sfuggì nel 2014 al Maracanà contro la Germania. Potrà provarci a Lusail, nello stesso stadio in cui l'Albiceleste ha scucito molto più rapidamente di quanto sperasse le trame troppo consunte della Croazia, invano tenuta attaccata alla partita dal suo unico sarto Modric, che a 10' dalla fine è uscito per la dovuta passerella: commosso senza lacrime, non è il tipo. Il 3-0 fotografa un divario insospettabilmente netto - i croati sono arrivati qui da vicecampioni del mondo - e infatti gli stessi tifosi argentini in schiacciante sovrannumero (erano almeno 60 mila) hanno cantato quasi in modalità provino, si sono allenati: conservano le ugole per l'avversaria definitiva, Francia o Marocco.
Messi stesso ha attraversato la serata come se fosse un prologo, dentro la squadra che il pragmatico Scaloni ha votato a un 4-4-2 di sostanza, sacrificando i virtuosismi di Di Maria a favore del traccheggio di Paredes. Il neoprimatista (25 presenze al Mondiale, come Matthaeus, per 11 reti complessive di cui 5 in Qatar) è stato a tutti gli effetti devastante, avendo segnato il gol iniziale su rigore, avviato il contropiede del 2-0 e cavato dal nulla l'assolo e l'assist che hanno ucciso la Croazia.
Però ha generosamente condiviso la scena con la vera novità di un gruppo di eccellenti suoi comprimari, completato appunto da un aspirante campione: Julian Alvarez, 22 anni, attaccante che nel Manchester City di Guardiola ha resistito al monopolio dell'onnivoro Haaland e qui ha cambiato le carte tattiche di Scaloni, da quando dopo la scivolata con l'Arabia ha preso il posto di Lautaro Martinez. Nella sua ancora fresca carriera ha sempre fiutato l'attimo fuggente e l'ha saputo catturare: nato a Calchìn, paesino di 2500 abitanti nella provincia di Cordoba, a 16 anni era in città all'Atletico Club Ayalaya e a 18 a Buenos Aires, titolare nel River Plate.
Stavolta ha bruciato presto una difesa compiacente, in particolare il lentissimo Lovren, e sul lancio di Enzo Fernandez, un altro che non era titolare, ha costretto il portiere Livakovic all'atterramento. Orsato - almeno con l'arbitro l'Italia ha fatto bella figura - ha punito il reprobo, con annesso sparo offerto al Diez. Messi ha in seguito carpito palla a centrocampo e Alvarez ha galoppato verso il gol: favorito sì da un doppio rimpallo e dal torpore di Juranovic e Sosa, ma audace e come tale premiato. L'invenzione ulteriore del genio di Rosario, con la erre maiuscola, ha vanificato la conversione all'offensivismo totale di Dalic, che in tasca tiene di solito un rosario con la minuscola: Gvardiol il difensore mascherato portato a spasso e due veroniche per il tocco a porta vuota del giovane Julian. Si è rivisto pure Dybala, meglio tardi che mai, e ora l'Argentina conta di imitare la Spagna, che nel 2010 vinse il Mondiale avendo perso la prima, proprio come l'Albiceleste coi sauditi. L'Al Hilm del fuoriclasse è chiarissimo. Questo pallone tutto pieno di sensori in fondo è lo stesso che lui si teneva stretto al petto mentre tornava a casa dalle partite col Grandoli e i ragazzi più grandi provavano a spaventarlo e a toglierglielo, ma non c'era verso, perché il sogno del piccolo Lionel era troppo grande.
Il tabellino di Argentina-Croazia
Argentina-Croazia 3-0 (2-0)
Argentina (4-4-2): E. Martinez; Molina (41' st Foyth), Romero, Otamendi, Tagliafico; E. Fernandez, Paredes (17'st Lisandro Martinez), Mac Allister (41' st Correa); De Paul (29' st Palacios); Messi, Alvarez (29' st Dybala). (1 Armani, 12 Rulli, 6 Pezzella, 11 Di Maria, 16 Almada, 18 Rodriguez, 22 Lautaro Martinez). Ct. Scaloni.
Croazia (4-3-3): Livakovic: Juranovic, Lovren, Gvardiol, Sosa (1'st Orsic) ; Modric (36' st, Majer), Brozovic (5' st, Petkovic) Kovacic; Pasalic (1'st Vlasic), Perisic; Kramaric (27' st Livaja). (12 Grbic, 23 Ivusic, 2 Stanisic, 3 Barisic, 5 Erlic, 17 Budimir, 21 Vida, 24 Sutalo, 25 Sucic, 26 Jakic). Ct. Dalic.
Arbitro: Daniele Orsato (Ita).
Reti: 34' pt Messi (rig), 39'pt e 25' st Alvarez Angoli: 4-2 per la Croazia.
Recupero: 4' e 5'. Ammoniti: Livakovic, Romero, Otamendi per gioco scorretto, Kovaciv per proteste. Note: al 35' del pt espulso per proteste dalla panchina il collaboratore di Dalic, Mario Mandzukic. Spettatori: 88.966.