Francia-Marocco, la notte più lunga di Parigi diventa una festa
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Le bandierine tricolori si confondono con quelle rosse ma l'applausometro segna un vantaggio netto per i Leoni dell'Atlante. Nel pub vicino al Trocadéro quattro botti di birra troneggiano all'ingresso. "E' come se mio padre giocasse contro mia madre" dice Stella Zriouin, giovane franco-marocchina. "Sarò un po' arrabbiata se il Marocco verrà eliminato, ma sarò comunque felice per la Francia" promette la studentessa prima del fischio d'inizio. Il sorriso dura poco, si spegne al primo gol di Hernandez. La sua amica Sarah, di origine tunisina, non trova pace: "I nostri cuori sono in bilico perché la Francia è il paese che ha accolto i nostri genitori". Stella e Sarah non piangono neanche alla fine, diventando l'incarnazione di quel fair play che ha chiesto l'allenatore Walid Regragui, doppio passaporto, nato nella periferia sudest di Parigi. "Se non passeremo - aveva detto…
PARIGI - Le bandierine tricolori si confondono con quelle rosse ma l'applausometro segna un vantaggio netto per i Leoni dell'Atlante. Nel pub vicino al Trocadéro quattro botti di birra troneggiano all'ingresso. "E' come se mio padre giocasse contro mia madre" dice Stella Zriouin, giovane franco-marocchina. "Sarò un po' arrabbiata se il Marocco verrà eliminato, ma sarò comunque felice per la Francia" promette la studentessa prima del fischio d'inizio. Il sorriso dura poco, si spegne al primo gol di Hernandez. La sua amica Sarah, di origine tunisina, non trova pace: "I nostri cuori sono in bilico perché la Francia è il paese che ha accolto i nostri genitori". Stella e Sarah non piangono neanche alla fine, diventando l'incarnazione di quel fair play che ha chiesto l'allenatore Walid Regragui, doppio passaporto, nato nella periferia sudest di Parigi. "Se non passeremo - aveva detto - ci congratuleremo con i francesi, saremo dietro di loro. E se passeremo, sono sicuro che saranno dietro di noi".
E' una serata un po' speciale, lo strazio di un tifo diviso a metà si era annidato anche tra gli amici e parenti del coach marocchino, nella banlieue operaia di Corbeil-Essonnes. Per "Roi Walid" ci sarà comunque un nuovo murale tra le torri di cemento, dove lui è cresciuto con il mito del Milan e di Marco van Basten. Persino il suo ex mentore, Rudy Garcia, ha confidato qualche tormento davanti alla partita di ieri. La Francia ha sfidato la "bella follia" di Regragui, con una solida esperienza, uno stato d'animo irreprensibile, un gruppo di trentenni di talento e la superstar Kylian Mbappé. "Vedere Mbappé e Messi in finale è un sogno" dice Pierre Vallin, avvocato trentenne, che si è presentato con la maglia 10, bagnata dal sudore quando ha visto il campione per lunghi minuti a terra. "Sono del Psg - continua Pierre - per me è impossibile odiare Achraf Hakimi" aggiunge a proposito del campione del Marocco.
Nel pub Frog XVI i tifosi bleus si sentono in minoranza, un po' come quelli dello stadio al-Khor, a nord di Doha, dove Emmanuel Macron è sommerso dai fischi ogni volta che i marocchini perdono la palla. "Sono neutrale" scherza Pablo Franco, venezuelano, titolare del pub che aveva già ospitato le due tifoserie mercoledì sera. Francesi e marocchini si erano ritrovati insieme a festeggiare non lontano, sugli Champs-Elysées. Ieri sera la polizia era schierata su entrambi i lati del viale, agli incroci delle strade, equipaggiata con caschi e scudi antisommossa. Diecimila agenti in tutto il paese, cinquemila solo nella capitale. E anche se Macron ha chiesto di celebrare la "fraternità e l'amicizia" tra due popoli, basta una scaramuccia per rilanciare le accuse sulla "francofobia" di tanti connazionali di seconda o terza generazione. L'epopea dei Leoni dell'Atlante non ha scalfito la febbre blu di Nathalie Bellon, coetanea di Didier Deschamps che idolatra. Con il suo fare da burbero dei Pirenei, dice, trasmette concretezza e serenità. "Si meritava questa nuova finale, non c'è due senza tre" aggiunge Nathalie a proposito dell'allenatore dei Bleus. Se lo ricorda quando era il capitano dei ragazzi che sollevarono la Coppa del Mondo del 1998. All'epoca la squadra black-blanc-beur non piaceva all'estrema destra. Ora che tutti i giocatori della nazionale cantano la Marsigliese, i Bleus sono un simulacro di unità nazionale a cui molti vogliono credere. "Gioia pura e semplice", dice Macron. E' quello che mancava.