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Francia-Marocco tra le donne di Casablanca: "Il calcio insegna, tutto è possibile"

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Nonostante la sconfitta, tanta sportività e neanche un fischio quanche viene inquadrato il presidente francese Macrom. E uno dei pochi uomini presenti fa capire l'importanza dello sport, moglie e sorella a seguire dal vivo: "La passione per il calcio sta aiutando molto la liberazione delle donne in Marocco. Le ha fatte uscire di casa e viaggiare"
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CASABLANCA -  Qualche lacrima, ma niente rabbia. "I Leoni dell'Atlante ci hanno creduto fino in fondo", dice Hanan, 46 anni. Ne è cosi orgogliosa. E lei e le altre donne dello Sqala, madri e figlie, vogliono restare in quello stato d'animo di benevolenza che ha accompagnato il Marocco dei miracoli durante i Mondiali. Fuori c'è un tempo da lupi: pioggia liberatoria per il dolore della sconfitta. Durante tutta la partita, tante grida ("Sir, sir!", "Vai, vai!"), ma senza scomporsi. Mai un fischio contro i rivali francesi, neppure quando la telecamera ha inquadrato Emmanuel Macron. Una grande lezione di civiltà.

Una tifosa del Marocco a Casablanca (afp)

Lì fuori, nei vicoli fangosi di quel labirinto antico, che è la Medina di questa metropoli, tanti bar illuminati dai neon, dove solo gli uomini guarda…

CASABLANCA -  Qualche lacrima, ma niente rabbia. "I Leoni dell'Atlante ci hanno creduto fino in fondo", dice Hanan, 46 anni. Ne è cosi orgogliosa. E lei e le altre donne dello Sqala, madri e figlie, vogliono restare in quello stato d'animo di benevolenza che ha accompagnato il Marocco dei miracoli durante i Mondiali. Fuori c'è un tempo da lupi: pioggia liberatoria per il dolore della sconfitta. Durante tutta la partita, tante grida ("Sir, sir!", "Vai, vai!"), ma senza scomporsi. Mai un fischio contro i rivali francesi, neppure quando la telecamera ha inquadrato Emmanuel Macron. Una grande lezione di civiltà.

Una tifosa del Marocco a Casablanca (afp)

Lì fuori, nei vicoli fangosi di quel labirinto antico, che è la Medina di questa metropoli, tanti bar illuminati dai neon, dove solo gli uomini guardano la partita. Ma da una decina d'anni il calcio è diventato una vera passione anche per le donne. Loro, tutte del ceto medio, ma non ricche, preferiscono ritrovarsi allo Sqala, sulle mura che guardano al mare e al vento dell'oceano. Houria, 32 anni, è consulente di marketing. Dispiaciuta, ma alla fine applaude i suoi beniamini. "Per noi sono stati un barlume di speranza - dice -: un raggio di luce. Questi giocatori ci hanno fatto capire che tutto è possibile e indipendentemente da dove vieni, pure rispetto alle origini sociali. Arrivare alle semifinali è stato già tanto". Durante tutta la partita è rimasta paralizzata dall'emozione. Malgrado i due gol incassati, "Bono, il portiere, è il mio preferito. È un tipo "easy going", così aperto, ambizioso, ma anche positivo. In Marocco abbiamo bisogno di esempi di questo tipo, con le difficoltà successive al Covid e l'inflazione galoppante". Le sue amiche, intorno, annuiscono. Houria assicura che "da parte nostra non c'era la ricerca di una rivincita contro la Francia. Ci abbiamo fatto il lutto da così tanto tempo, non c'importava nulla. Per i marocchini che vivono in Francia forse è diverso. Ma dipende dalla politica d'integrazione di quel Paese. Non è la nostra storia".

La vera esperta di calcio della sera, comunque, è Hanan, che lavora in un call center. Ha il velo, è avvolta in un grosso scialle di lana. Durante la serata va e viene: non riesce a sopportare la tensione. Da piccola era già tifosa agguerrita del Raya, una delle due squadre simbolo di Casablanca "ma mio padre e mio fratello erano per il Wydad, l'altro club della città. Ed era una battaglia continua: questione di vita o di morte...". Il Marocco ha perso, ma lei si rassicura. Pensa a quel video di Sofiane Boufal, che balla sul campo con la mamma Zoubida, alla fine della partita contro il Portogallo. Ha fatto il giro del mondo. "Per me è stata una grande soddisfazione: far vedere al mondo come siamo noi marocchini, l'importanza che diamo alla famiglia, all'amore per i genitori. Mostrarlo senza vergogne, né ritegno". Per lei quando i Leoni hanno vinto "è stato grazie alla fede. Può essere anche religiosa, ma non mi fraintendere, più in generale è la fiducia in quello che fai".

Aziz è uno dei rari uomini, seduti in fondo alla sala. La moglie è a Doha, a vedere la partita, con la sorella. Lui è qui con la figlia di otto anni. Ricorda che "la passione per il calcio sta aiutando molto la liberazione delle donne in Marocco. Le ha fatte uscire di casa e viaggiare per le trasferte. È iniziato tutto qui a Casablanca, con il Raya e il Wydad, che hanno incoraggiato la nuova tendenza e adesso hanno perfino le loro squadre femminili. Con questi Mondiali le donne hanno seguito ancora di più il calcio. È una bella cosa per il nostro Paese".