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Stefano Ceci: "Maradona amava lo scatto di Mbappé. Messi si è liberato della sua ombra"

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Parla l'amico e socio di affari di Diego durante il Mondiale 2018: "Gli piaceva il francese, vedeva in lui un uomo d'area scattante e rapidissimo. Con Leo non si misurava, lo apprezzava e lo rispettava"
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DOHA — L'inquadratura era solo per lui. Quattro anni fa, in Russia le tv allo stadio lo cercavano subito. E lui, Diego Armando Maradona, si metteva in piedi, sporgeva pericolosamente dalla balaustra, apriva le braccia come Leonardo Di Caprio sul Titanic per festeggiare un gol dell'Argentina, per poi sentirsi male e finire in ospedale. Mai mancato alle partite della sua nazionale. E accanto a lui c'era l'amico italiano (e socio) Stefano Ceci, 49 anni, che oggi è in Qatar e lavora per l'emittente TeleSur. 

In Russia stava nascendo la stella di Mbappé, cosa ne pensava Diego? 
"Gli piaceva. Vedeva nel francese un goleador, un uomo d'area, scattante e rapidissimo. Nel 2016 chiamò Florentino Perez, il presidente del Real Madrid, e gli disse di non lasciarsi sfuggire Kylian, di prenderlo subito. L'altro gli rispose che aveva già Cristiano Ronaldo. Diego insistette: Cosa importa? Fai firmare Mbappé, che sar&a…

DOHA — L'inquadratura era solo per lui. Quattro anni fa, in Russia le tv allo stadio lo cercavano subito. E lui, Diego Armando Maradona, si metteva in piedi, sporgeva pericolosamente dalla balaustra, apriva le braccia come Leonardo Di Caprio sul Titanic per festeggiare un gol dell'Argentina, per poi sentirsi male e finire in ospedale. Mai mancato alle partite della sua nazionale. E accanto a lui c'era l'amico italiano (e socio) Stefano Ceci, 49 anni, che oggi è in Qatar e lavora per l'emittente TeleSur. 

In Russia stava nascendo la stella di Mbappé, cosa ne pensava Diego? 
"Gli piaceva. Vedeva nel francese un goleador, un uomo d'area, scattante e rapidissimo. Nel 2016 chiamò Florentino Perez, il presidente del Real Madrid, e gli disse di non lasciarsi sfuggire Kylian, di prenderlo subito. L'altro gli rispose che aveva già Cristiano Ronaldo. Diego insistette: Cosa importa? Fai firmare Mbappé, che sarà la grande rivelazione, supererà tutti gli altri. E non è come Ronaldo che dopo aver segnato si volta verso la telecamera in cerca di pubblicità. In Russia di quella Francia gli piacque anche Griezmann, perché era un folletto, molto veloce. Litigò invece con Dani Alves che dichiarò che quel gol di mano all'Inghilterra nel 1986 era stato un furto e un cattivo esempio. Già, rispose Diego, invece gli inglesi che hanno convalidato il gol fantasma di Hurst nel '66, sono veri signori".

E poi agli ottavi ci fu Francia-Argentina 4-3 con un super Mbappé (2 gol). 
"Non ci fu storia, la Francia dominò. Diego fu sincero e commentò: nos pasò por arriba. Ci ha travolti. Ce l'aveva soprattutto con il ct Sampaoli che non lo convinceva. Diceva che era stato sbagliato fargli un contratto di cinque anni a 5 milioni di dollari a stagione. Rimase anche deluso dalla sconfitta della Germania oltre che dall'assenza dell'Italia".

Si capiva con Messi? 
"Lo apprezzava e lo rispettava. Ma non si misurava con lui, Diego non ne aveva bisogno. Era un condottiero. Né soffriva di gelosie. Tra un secolo ricorderemo Einstein, Beethoven, Presley, e due solo calciatori, Pelé e Maradona. Gli altri sono grandi, ma fuori dal campo non sono nessuno. Finita la partita non esistono più. Diego invece è servito a tutti".

Questo sembra il Mondiale più bello di Messi. 
"Si è messo addosso tutta la squadra e la trascina avanti, senza disagio. La sente sua, da capitano. Ma c'è stato bisogno che Maradona morisse, che si creasse vuoto e lontananza. In un certo senso senza Diego è finalmente libero di essere Messi. Non si può sperare in eterno, per questo dico che dopo 36 anni per l'Argentina potrebbe essere la volta buona. E anche per il Napoli capolista potrebbe funzionare".

Cosa ne pensava del Mondiale in Qatar? 
"Ad assegnarlo era stata la Fifa di Blatter e si sa che Diego non ne aveva un grande parere".

Avrebbe cambiato idea oggi sui portieri, posizione che non amava? 
"Non credo proprio. Anche se il ruolo si è evoluto, anche se giocano molto di più con i piedi, Diego pensava che scegliere di stare in porta fosse un'idea poco intelligente, riservata a chi non tratta bene il pallone. Ai portieri si segna, agli attaccanti no".

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