Ha messo tre dita sulla Coppa. Gli è scivolata via perché nessuno si salva o vince da solo. Eppure se l’ultima occasione, quella buttata dal suo compagno Kolo Muani, fosse toccata a lui nell’imprevedibile universo alternativo c’era da mettere tutto sul piatto e una cambiale firmata ai biscazzieri per scommettere che ci sarebbe riuscito. Quattro dita sulla Coppa e se la sarebbe portata via Kylian Mbappé. Contro il destino segnato, contro le stelle allineate in fila dietro l’altro 10, contro il volere dello stadio e della maggioranza del pubblico davanti alla televisione. Contro l’ologramma di sé mandato in campo per 70 minuti. Un’azione e un tiro per segnalare che era arrivato. Poi, in 97 secondi: gol su rigore, gol al volo. I pugili migliori la chiudono con un pugno fantasma, sbucato dal vuoto che l’ha preparato, un colpo da ko perché non vedi, nemmeno dopo, neppure al rallentatore, da dove è partito. …
Ha messo tre dita sulla Coppa. Gli è scivolata via perché nessuno si salva o vince da solo. Eppure se l’ultima occasione, quella buttata dal suo compagno Kolo Muani, fosse toccata a lui nell’imprevedibile universo alternativo c’era da mettere tutto sul piatto e una cambiale firmata ai biscazzieri per scommettere che ci sarebbe riuscito. Quattro dita sulla Coppa e se la sarebbe portata via Kylian Mbappé. Contro il destino segnato, contro le stelle allineate in fila dietro l’altro 10, contro il volere dello stadio e della maggioranza del pubblico davanti alla televisione. Contro l’ologramma di sé mandato in campo per 70 minuti. Un’azione e un tiro per segnalare che era arrivato. Poi, in 97 secondi: gol su rigore, gol al volo. I pugili migliori la chiudono con un pugno fantasma, sbucato dal vuoto che l’ha preparato, un colpo da ko perché non vedi, nemmeno dopo, neppure al rallentatore, da dove è partito. Mbappé l’ha riaperta con un uno-due fantasma. Un effetto la cui unica causa era la sua presenza in campo. E l’ha fatto ancora, quando di nuovo sembrava finita, procurando un rigore e poi ancora trasformandolo, contro lo stesso portiere che ne para uno su tre eppure non gli avrebbe parato neppure il terzo, dopo i supplementari. Tutti dalla stessa parte, tutti con la sicurezza che ha il più forte, o il suo secondo. La classifica dipende da un fotofinish astrale; dalle vite degli altri che ti scorrono alle spalle, nel cerchio di centrocampo; dal piede di un portiere avversario che si estende oltre l’ombra della scarpa. Dettagli. Coltellate. Impediscono al migliore a pari merito di esserlo, perché uno soltanto si prende tutto. Volete chiamarlo sconfitto?