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Finalmente Messi, l’Argentina campione del mondo nel segno di Maradona

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Lionel da Rosario ha guidato l'Albiceleste. Mbappé è il futuro, ma con Leo dentro
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LUSAIL — Don't cry for him, Argentina. E se sono lacrime, sono di felicità. 10+10 non sempre fa venti, a volte fa la Storia. Leo d'Arabia ce l'ha fatta. Messi a 35 anni è in cima al mondo. Un altro numero dieci, dopo e con Diego. Per farci capire che da qualsiasi punto la guardi la vita è una partita che non puoi perdere. Nonostante tutto, ancora una volta il grande calcio ha scelto un uomo normale e non un supereroe. Con la barba del vecchio nostromo ha affrontato le maree e navigato nella tempesta. Da capitano non ha mai calato le scialuppe, né si è arreso all'idea di essere una zattera. Ha cavalcato ogni onda e nel maremoto ha salvato il suo equipaggio. Lui che viene da Rosario, 300 km da Baires, terra di chi sa come avanzare: Che Guevara, Menotti, Kempes, Bielsa, Sensini, Mascherano, Lavezzi, Valdano, Batistuta, Di Maria.

LUSAIL — Don't cry for him, Argentina. E se sono lacrime, sono di felicità. 10+10 non sempre fa venti, a volte fa la Storia. Leo d'Arabia ce l'ha fatta. Messi a 35 anni è in cima al mondo. Un altro numero dieci, dopo e con Diego. Per farci capire che da qualsiasi punto la guardi la vita è una partita che non puoi perdere. Nonostante tutto, ancora una volta il grande calcio ha scelto un uomo normale e non un supereroe. Con la barba del vecchio nostromo ha affrontato le maree e navigato nella tempesta. Da capitano non ha mai calato le scialuppe, né si è arreso all'idea di essere una zattera. Ha cavalcato ogni onda e nel maremoto ha salvato il suo equipaggio. Lui che viene da Rosario, 300 km da Baires, terra di chi sa come avanzare: Che Guevara, Menotti, Kempes, Bielsa, Sensini, Mascherano, Lavezzi, Valdano, Batistuta, Di Maria.

Messi e i record di gol e presenze al Mondiale

Messi si è messo al comando, era ovunque: in attacco a segnare con il destro, piede debole, in difesa a respingere di testa, sul dischetto a tirare con freddezza anche il primo rigore dopo i supplementari. Mbappé è il futuro, ma con Messi dentro. Leo si è rifiutato di consegnarglielo, lo ha trattenuto, l'ha strattonato, e alla fine gli è rimasto in mano. Perché l'elefante si lascia accarezzare, la pulce no. È stata una last dance piena di tutto: di rabbia, di testardaggine, di voglia di esserci, di bellezza imprevedibile, di meraviglie e di spaventi. Un ballo pazzesco, da togliere il respiro, pieno di giravolte, tanto che anche il presidente Macron è rimasto in camicia con le maniche arrotolate e chissà Papa Francesco. Chisseneimporta se qui Messi ha segnato 7 gol (quattro su rigore), se con 26 partite mondiali supera le presenze di Matthäus (25), se al 23' della finale è diventato il giocatore con più minuti giocati nella storia dei Mondiali (2.314 alla fine) davanti a Paolo Maldini (2.216), se è risultato miglior giocatore di questo torneo, se è il terzo marcatore più prolifico della storia del calcio, il miglior realizzatore sudamericano, il miglior uomo-assist di sempre (392). Sono solo cifre, importanti, ma non danno l'idea di quanto sia profondo il mare.

Messi e l'Argentina, l'ossessione del Mondiale

Quello che conta è liberarti della tua magnifica ossessione dopo cinque Mondiali, è vincere non solo per te, ma per tutti quelli che aspettano di tagliare il traguardo da una vita, dopo delusioni, inciampi, pozzanghere, tentazione di lasciar perdere. Basta così, non è la mia partita. "Mexit", aveva titolato qualcuno. Invece no, lo può sempre essere, lo sport spesso è a lungo rilascio, se smetti di farti male e soprattutto se dimentichi come te lo sei fatto. È cofirmare un gol a tre meraviglioso, tutto di prima. In nome dei vecchi, 35 anni Leo, 34 Di Maria, in nome di un calcio normale, dove puoi anche essere piccolo, magro, tondo o secco, non un atleta perfetto. "Le sue gambe sembrano palette di un ventilatore" scrisse Sconcerti.

Messi nella storia del calcio

Perché questo non è il Deserto dei Tartari di Buzzati e Messi non è il tenente Drogo in attesa dei nemici che non arrivano. Qui c'erano quelli veri, gli enfants de la patrie, non i fantasmi, e lui li ha affrontati, combattuti e vinti. E allora cambiate musica, alzate il volume, mettete Todo Pasa e fatevi scassare il cuore da La Negra, dalla grande voce argentina di Mercedes Sosa. Perché sì, tutto cambia, dopo 36 anni e due finali perse l'Argentina è campione del mondo e guadagna la terza stella (1978, 1986, 2022). E Messi è finalmente re, anche se per alzare la Coppa ha indossato il mantello da sceicco. Lo sarebbe stato comunque: Chaplin ha fatto ridere il mondo senza mai aver vinto un Oscar, Ray Bradbury ci ha portato nella fantascienza senza avere la patente di guida (e viveva a Los Angeles), Tolstoj e Borges non hanno mai ricevuto il Premio Nobel, però hanno contato e contano nelle nostre vite. Messi lo ha fatto per vent'anni con i suoi dribbling, con il suo calcio delicato, di tocchi quasi timidi, ma precisi, diventati quasi cattivi nell'ultimo suo Mondiale.

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Messi e Maradona, grandi insieme

Ora non è più un piccolo Diego, nell'ombra di Maradona, anche se le orme sono quelle, ma un grande Leo. Per arrivare in cima al mondo però ha dovuto tradire, emanciparsi, lasciare appigli e sicurezze, dire addio alla sua cuccia, al Barcellona, rinunciare al mare, evolversi, restando però sé stesso. Un padre di famiglia con tre figli e los Messi erano con lui sul campo a festeggiare. "È impressionante che il Mondiale si sia concluso così. È la cosa più bella che c'è, ora voglio godermi la nazionale e giocare qualche partita in più da campione del mondo". Quando a tredici anni arrivò a Barcellona quelli più grandi dissero: "È un cucciolo, si romperà". El Piqui, il piccoletto, gli fece gol. Cambiarono idea: "Questo ci fa sembrare tutti birilli". E ora è venuto giù il mondo.