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D'Onofrio, la ludopatia e il giallo delle riunioni fantasma del Procuratore arbitrale narcotrafficante

Rosario D'Onofrio 
Risulta che abbia partecipato a tre riunioni dell'Aia a Roma, in date in cui non era autorizzato a lasciare la residenza dal Tribunale di Milano: c'era oppure no? Solo due volte ha avuto il via libera per motivi medici: era in cura per una patologia legata al gioco d'azzardo
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ROMA — Il saluto commosso di Alfredo Trentalange al Consiglio federale non chiude il caso D’Onofrio. Le dimissioni del presidente degli arbitri sono la conseguenza politica dello scandalo che ha travolto il Procuratore arbitrale, arrestato per traffico di stupefacenti. Una figura che continua a stupire, visto che su di lui continuano a emergere novità.

D'Onofrio, tre riunioni a Roma senza autorizzazione del Tribunale: c'era o no?

Ciò che ha costretto Trentalange alle dimissioni è, soprattutto, il mancato controllo. Perché nessuno a Rosario D’Onofrio, quando è stato nominato Procuratore, ha chiesto una autocertificazione in cui dichiarasse di non avere precedenti con la giustizia. Una dichiarazione che lui non avrebbe potuto firmare a cuor leggero, visto che dal 2020 è stato ininterrottamente sottoposto agli arresti, anche se domiciliari, fino al 6 settembre 2022. E questo è uno dei punti più singo…

ROMA — Il saluto commosso di Alfredo Trentalange al Consiglio federale non chiude il caso D’Onofrio. Le dimissioni del presidente degli arbitri sono la conseguenza politica dello scandalo che ha travolto il Procuratore arbitrale, arrestato per traffico di stupefacenti. Una figura che continua a stupire, visto che su di lui continuano a emergere novità.

D'Onofrio, tre riunioni a Roma senza autorizzazione del Tribunale: c'era o no?

Ciò che ha costretto Trentalange alle dimissioni è, soprattutto, il mancato controllo. Perché nessuno a Rosario D’Onofrio, quando è stato nominato Procuratore, ha chiesto una autocertificazione in cui dichiarasse di non avere precedenti con la giustizia. Una dichiarazione che lui non avrebbe potuto firmare a cuor leggero, visto che dal 2020 è stato ininterrottamente sottoposto agli arresti, anche se domiciliari, fino al 6 settembre 2022. E questo è uno dei punti più singolari della sua vicenda, visto che, in quel lasso di tempo, documenti federali lo segnalano per tre volte a Roma. Date per cui, però, non risultano – lo ha verificato la Procura federale della Figc – autorizzazioni dell’autorità giudiziaria a lasciare i domiciliari per svolgere l’attività di Procuratore arbitrale. Si tratta di tre riunioni in presenza presso la sede dell’Aia a Roma: il 17 giugno 2021, il 1° aprile 2022 e il 5 settembre 2022. Quindi, delle due l’una: o era presente senza una autorizzazione a lasciare la propria abitazione. Oppure chi ha certificato la sua presenza, ha dichiarato il falso.

D'Onofrio il gioco d'azzardo

Sì, perché l’autorità giudiziaria ha autorizzato soltanto due volte D’Onofrio a lasciare l’appartamento in cui stava scontando la misura cautelare. Si trattava in entrambi i casi di motivi medici. In particolare, D’Onofrio stava curando una patologia legata al gioco d’azzardo. In pratica, il Procuratore degli arbitri, soffriva di dipendenza da puntate: difficile dire se giocasse a carte con gli amici o amasse scommettere – vale la pena ricordare che è profondamente vietato per ogni tesserato della Figc, e gli arbitri lo sono, scommettere su partite di calcio, non è vietato invece scommettere su altri sport o discipline – ma certo è almeno sorprendente che una figura di spicco della giustizia arbitrale avesse problemi legati al gioco. Qualcuno ne era a conoscenza? Lo aveva raccontato a qualcuno all’interno dell’Aia? E ancora: quando non era in sede, era lui ad accedere alle mail con cui svolgeva l’attività di procuratore? O qualcuno lo faceva per lui? Domande a cui, prima di convocare nuove elezioni e scegliere un nuovo presidente, l’Associazione Arbitri dovrà provare a trovare delle risposte. Per non umiliare ulteriormente la propria credibilità.