Risate, abbracci, champagne. E saluti nazisti. Accolti come eroi, a Zagabria, i giocatori della Croazia – terza nel Mondiale in Qatar – hanno festeggiato sfilando su un pullman scoperto dall'aeroporto fino a piazza bano Jelacic, il cuore della città, dove hanno ballato e cantato su un palco davanti a 50mila tifosi. Tanti flash, tantissimi video a immortalare il secondo podio mondiale consecutivo per una nazionale espressione di un Paese con meno di quattro milioni di abitanti.
I giocatori croati cantano la più famosa canzone di guerra del loro Paese
Il video di troppo, però, è stato girato in un ambiente appartato, durante la festa tra i giocatori: bandiera croata sullo sfondo, musica ad alto volume, gridano Za dom spremni (Pronti per la patria) e alzano al cielo il braccio destro, teso. È il saluto usato durante la Seconda guerra mondiale dal movimento ultranazionalista degli Ustacia croati, alleati con i fascisti italiani e i nazisti tedeschi: un gesto assimilabile al Sieg Heil, la formula utilizzata durante i raduni di massa dal regime di Hitler. Quella frase è l'inizio del brano "Bojna Cavoglave" (Battaglione Cavoglave), la più famosa canzone di guerra croata, scritta nel 1991, in piena guerra dei Balcani, da Marko Perkovic, in arte Thompson (nome del mitra che portava appresso durante la guerra), nato appunto nel villaggio di Cavoglave.
Brozovic e Lovren salutano con il braccio teso
Tutto fin troppo chiaro, insomma, come è chiaro chi abbia fatto il gesto del braccio teso: Dejan Lovren, difensore dello Zenit San Pietroburgo con un passato importante nel Liverpool, e Marcelo Brozovic, centrocampista dell'Inter.
Il precedente dei croati dopo la vittoria sul Brasile
I croati sono recidivi: dopo aver sconfitto il Brasile nei quartio di finale, in Qatar, giocatori e membri dello staff festeggiarono cantando a tavola un altro brano di Perkovic, "Herceg-Bosna", dedicato al regime croato creato in Bosnia durante la guerra nei Balcani, tra il 1991 e il 1994, e riconosciuto come progetto criminale dal Tribunale penale internazionale dell'Aia. Anche allora, quei versi furono catturati da un video che scatenò tante polemiche. Non grandi abbastanza, però, per evitare che l'episodio si ripetesse.