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Una vita in viaggio con O Rei sospeso sul francobollo

La rubrica "È sempre domenica"
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Che cos'è un mito? Qualcosa che supera lo spazio, il tempo e la ragione diventando un simbolo. Nel 1969 le poste brasiliane emisero un francobollo per celebrare il millesimo gol di Pelé. Mia madre, che non aveva mai seguito una partita di calcio in vita sua, ascoltò la notizia da un radiogiornale all'alba, mentre si preparava per andare al lavoro in ospedale. Ne fu colpita e decise che sarebbe stato un regalo perfetto per me. Probabilmente al tempo avrei preferito un laccio dello scarpino di Savoldi, ma lei colse l'epica: i mille gol, Pelé, le poste brasiliane. La sera andò in un negozio di filatelia, scovato per l'occasione e lo ordinò. L'arrivo fu atteso come un'epifania, la consegna una cerimonia.

L'oggetto era custodito in una bustina opaca e il venditore aveva consigliato di non estrarlo, per preservarne il futuro valore: chissà che cosa avrei potuto comprarci anni dopo rivendendolo. In realtà av…

Che cos'è un mito? Qualcosa che supera lo spazio, il tempo e la ragione diventando un simbolo. Nel 1969 le poste brasiliane emisero un francobollo per celebrare il millesimo gol di Pelé. Mia madre, che non aveva mai seguito una partita di calcio in vita sua, ascoltò la notizia da un radiogiornale all'alba, mentre si preparava per andare al lavoro in ospedale. Ne fu colpita e decise che sarebbe stato un regalo perfetto per me. Probabilmente al tempo avrei preferito un laccio dello scarpino di Savoldi, ma lei colse l'epica: i mille gol, Pelé, le poste brasiliane. La sera andò in un negozio di filatelia, scovato per l'occasione e lo ordinò. L'arrivo fu atteso come un'epifania, la consegna una cerimonia.

L'oggetto era custodito in una bustina opaca e il venditore aveva consigliato di non estrarlo, per preservarne il futuro valore: chissà che cosa avrei potuto comprarci anni dopo rivendendolo. In realtà avrei potuto guadagnarci subito. I compagni che collezionavano francobolli mi offrirono, in cambio del Pelé, le emissioni disneyane di San Marino più conguaglio, un pallone, una bicicletta, soldi. Rifiutai. Quanto agli adulti, immaginando fosse un inizio, presero a regalarmi francobolli e album in cui conservarli. Nella prima pagina misi quello di Pelé. Non è raffigurato in acrobazia, come tutti lo ricordano, ma è comunque sospeso in aria, il suo destino. È di spalle, esulta, ha appena segnato. Nel momento dell'impatto con il pallone la felicità è un'ipotesi, dopo il gol è un risultato condivisibile. Non andai molto avanti, le collezioni mi spaventano: sono l'estremismo del partito del possesso, implicano il tormento per ciò che manca. 

Nell'anno successivo il Brasile con Pelé, fin lì una leggenda datata 1958 e 1962, divenne una visibile realtà e vinse i mondiali in Messico battendo in finale proprio l'Italia. Tenevo l'omaggio a un nemico. Tutte le cose che mi sono passate per le mani negli anni a venire, cambiando 8 città e 30 case, sono state perdute, vendute o regalate. Così gli album di francobolli. Non quello di Pelé. A ogni trasloco so dove sta e dove andrà. Il suo valore è passato da 10 centesimi brasiliani del '69 a 80 europei di oggi. È sempre qualcosa che vale niente a significare tutto. Il mito ha l'effetto farfalla, un battito d'ali che produce conseguenze a distanza. Due ore dopo che Messi ha alzato la coppa a Doha, al Cairo un egiziano di 26 anni è morto di sindrome del cuore felice, scoppiato di gioia. Pelé, per sempre di spalle, continua a esultare, a collegare mondi e persone, anche quando non ci sono più.