Gianluca Vialli, il capitano coraggioso circondato d'amore
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiUn uomo nel cuore e negli occhi di tanti, un eterno ragazzo fragile e tenace. Una persona sensibile e gentile, amata ben oltre i grandi successi sportivi. Gli ultimi cinque anni di Gianluca Vialli si sono spinti assai più in là di uno stadio, per raccontare una storia di vita e non di morte, nel segno di una malattia accettata senza retorica. Anche per questo, adesso che è volato via a 58 anni, a Londra dov’era ricoverato, lo piange l’Italia intera. Anche per questo è stato amato dal calcio tutto, non solo dai tifosi delle sue squadre, la Cremonese, la Sampdoria, la Juventus, il Chelsea, la Nazionale di cui è stato capo delegazione fino a pochi giorni fa.
Vialli, l'ultima apparizione in tv: "Con Mancini a Wembley un abbraccio tra sport, paura e vita"
Vialli: "Spero che il cancro si stanchi prima di me"
"Il cancro non è un combattimento ma un ospite inatteso", di…
Un uomo nel cuore e negli occhi di tanti, un eterno ragazzo fragile e tenace. Una persona sensibile e gentile, amata ben oltre i grandi successi sportivi. Gli ultimi cinque anni di Gianluca Vialli si sono spinti assai più in là di uno stadio, per raccontare una storia di vita e non di morte, nel segno di una malattia accettata senza retorica. Anche per questo, adesso che è volato via a 58 anni, a Londra dov’era ricoverato, lo piange l’Italia intera. Anche per questo è stato amato dal calcio tutto, non solo dai tifosi delle sue squadre, la Cremonese, la Sampdoria, la Juventus, il Chelsea, la Nazionale di cui è stato capo delegazione fino a pochi giorni fa.
Vialli, l'ultima apparizione in tv: "Con Mancini a Wembley un abbraccio tra sport, paura e vita"
Vialli: "Spero che il cancro si stanchi prima di me"
"Il cancro non è un combattimento ma un ospite inatteso", diceva Luca: gli amici lo chiamavano cosi, senza Gian. "Un viaggiatore imprevisto è salito sul treno e si è seduto nel mio scompartimento, spero si stanchi e scenda prima di me. Ma io so che lui è molto più forte". Luca, ormai oltre Vialli, sapeva che non si salva dal cancro chi lotta di più e meglio: detestava questa metafora. Si salva chi si salva, e non sono pochi. Il suo pensiero era rivolto all’amore e alla cura che bisogna portargli, altrimenti la vita è piccola cosa. Disse che sperava di non morire prima dei suoi genitori, e di riuscire a condurre le figlie all’altare. Desideri quasi fuori dal tempo, antichi come il senso delle cose concrete. Entrambi i sogni sono andati perduti, però valeva la pena sognarli.
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Vialli, un uomo affettuoso e burlone
Luca era un uomo affettuoso e burlone, amava giocare e scherzare. Ultimamente non si vergognava di dire "ti voglio bene", mandava messaggi su WhatsApp con i cuori che vibrano, come fanno gli innamorati. Chiedeva un consiglio su un libro, da quand’era malato ripeteva: "Il cancro ha ridisegnato le mie priorità, ho capito che non bisogna perdere tempo con le cose che non ci piacciono". Un centravanti che s’interroga sul senso del tempo e dell’amicizia. "Sto diventando come Seneca", ci disse una volta. E all’ennesimo cuoricino rispondeva "ora basta però, non vorrei che la gente spettegolasse". E si finiva col ridere a crepapelle, come ragazzini delle medie.
Durante il Covid più feroce, negli infiniti giorni della causura raccontò quello che aveva imparato. "Non ne usciremo migliori, ne usciremo come siamo": ancora una volta la retorica perdeva, con lui, ogni partita.
"Un campione nello sport e nella vita": il commovente tributo del Chelsea a Vialli
Vialli e la notizia della malattia nascosta a Mancini
Ora che la sua chioma piena di vento si era trasformata in una nuca ingrigita sotto la visiera del berretto, e il suo corpo statuario in un Giacometti un po’ curvo, sembrava quasi che la proverbiale forza fisica fosse addirittura accresciuta nella fragilità. Un risultato, forse, del chiamare ogni cosa per nome. Cancro era, e cancro doveva essere nominato. Luca ci ha invitato in quello scompartimento e ci ha presentato l’ospite inatteso, come se costui fosse un vecchio conoscente. E non ha abbassato lo sguardo, se non per asciugarsi ogni tanto la commozione dagli occhi. Ebbe la sincerità di dire "il cancro mi ha reso una persona migliore, anche se ne avrei fatto volentieri a meno". Questi anni dolenti ma favolosi li ha vissuti come un’esperienza umana estrema, non come una guerra. "Mi piacerebbe che qualcuno affrontasse il tumore ispirandosi a me, così mi sentirei un poco utile". La delicatezza umana, espressa dagli occhi ridenti, gli fece ritardare l’annuncio della malattia al suo fraterno amico Roberto Mancini: "Volevo proteggerlo".
Vialli e la fondazione per sostenere la ricerca su cancro e Sla
Se in queste ore in tanti stanno amando moltissimo Luca Vialli, la ragione va forse cercata in quello che lui ha saputo trasmettere dal momento del verdetto. Atleta di tanti, certamente, oltre i colori del tifo, con la sublimazione di quel famoso abbraccio azzurro dove tutti stavamo abbracciando lui, singhiozzando con lui. Perché i segni sono importanti. Quando lo cercavamo a Londra, dove viveva, per un’intervista o solo per un saluto, Luca c’era sempre. Al massimo poteva rispondere "sentiamoci tra un’ora, adesso devo portare la bambina a danza". Tutti gli angoli del divo, e comunque non ne aveva mai avuti molti, si erano smussati alla luce dell’ultima esperienza. Ma il sentimento dell’aiuto verso chi soffre lo aveva animato già molti anni prima, quando insieme a Massimo Mauro, altro fratello di una vita, aveva aperto una fondazione per sostenere la ricerca su cancro e Sla, organizzando eventi benefici e in particolare un celebre torneo di golf sul green torinese della Mandria. Ora sembra quasi una premonizione, invece era soltanto consapevolezza di un privilegio da rendere più fruttuoso, facendolo germogliare. Anche le lacrime irrefrenabili di Vialli al funerale di Andrea Fortunato, il compagno juventino morto di leucemia, adesso sembrano il disegno beffardo del medesimo destino. Ma proprio in questo abbraccio oltre il tempo e le personali vicende va cercato il cuore pulsante e sfavillante di un uomo, di un amico.