Massimo Brambati: "Micoren e tante flebo, ora voglio la verità sul doping"
di Giuseppe Antonio Perrelli , di Giuseppe Antonio Perrelli"17 marzo 1991, Napoli-Bari. A fine partita sorteggiano per l’antidoping me, Carrera, Maradona e Zola. Ci ritroviamo tutti e quattro a fare la pipì. Diego positivo alla cocaina. Noi tre negativi. Ecco, io quella mattina avevo fatto una flebo".
Massimo Brambati, al Bari dal 1989 al 1993, ex difensore anche di Torino, Empoli e Palermo, quel giorno giocava con lei, da centravanti, il romeno Florin Raducioiu, che ha detto: "In Italia facevo le flebo con del liquido rosa".
"Il colore non lo ricordo, le flebo sì. Che, voglio chiarire, non erano vietate, tanto che ai controlli antidoping risultavo negativo. Però ora vorrei sapere cosa c’era dentro, cosa mi iniettavano in corpo. I dottori e i massaggiatori ci dicevano: 'Sono zuccheri, vai tranquillo'. Ecco, io chiedo soltanto la tranquillità. Che ho perso dopo aver visto cosa è successo a tanti miei colleghi".
Dino Baggio: "La morte di Vialli…
"17 marzo 1991, Napoli-Bari. A fine partita sorteggiano per l’antidoping me, Carrera, Maradona e Zola. Ci ritroviamo tutti e quattro a fare la pipì. Diego positivo alla cocaina. Noi tre negativi. Ecco, io quella mattina avevo fatto una flebo".
Massimo Brambati, al Bari dal 1989 al 1993, ex difensore anche di Torino, Empoli e Palermo, quel giorno giocava con lei, da centravanti, il romeno Florin Raducioiu, che ha detto: "In Italia facevo le flebo con del liquido rosa".
"Il colore non lo ricordo, le flebo sì. Che, voglio chiarire, non erano vietate, tanto che ai controlli antidoping risultavo negativo. Però ora vorrei sapere cosa c’era dentro, cosa mi iniettavano in corpo. I dottori e i massaggiatori ci dicevano: 'Sono zuccheri, vai tranquillo'. Ecco, io chiedo soltanto la tranquillità. Che ho perso dopo aver visto cosa è successo a tanti miei colleghi".
Dino Baggio: "La morte di Vialli? Si indaghi sulle sostanze che ci davano all'epoca. Io ho paura"
"E io lo ringrazio, perché ha avuto le palle di dire quello che in tanti pensiamo. Io parlai a inizio anni 2000 e la Federcalcio mi diffidò, vennero anche Le Iene a cercarmi".
"Che ai Giochi di Seul del 1988, quelli in cui fu scoperta la vergogna di Ben Johnson, nella Nazionale olimpica ci facevano le flebo. Spostamenti di trecento chilometri tra una città e l’altra, in pullman senza aria condizionata, umidità spaventosa. Arrivavamo distrutti a destinazione e così ci reidratavano. Lo dissi, senza pensare alla reazione che poi ci fu".
"Io non ho accusato nessuno. Erano pratiche legali, non andavamo in bagno di nascosto, i compagni di squadra erano lì. Anche nei club: il sabato sera, più spesso la domenica mattina, passava il medico o il massaggiatore nelle stanze dell’hotel in cui eravamo in ritiro e noi porgevamo il braccio. Se oggi un calciatore di quei tempi si alza e dice 'a me non è mai successo', sappiate tutti che sta mentendo".
Non potevate rifiutarvi? Lei non poteva dire no?
"Ma io neanche ci pensavo. Ero un ragazzo di vent’anni, non credevo di mettere a rischio la mia salute. Non c’era nulla di improvvisato, i medici controllavano tutto, io mi fidavo di loro e delle loro coscienze. Come per il Micoren".
Un analettico respiratorio, che veniva prescritto in caso di asma e pressione bassa.
"E invece io da ragazzo l’ho preso in quantità, come fossero caramelle. Mi dicevano: 'Ti aiuta a rompere il fiato, allarga la tua capacità polmonare' . Ed effettivamente i benefici li sentivo, in partita: ricordo che andavo sotto sforzo non dopo uno ma magari dopo tre scatti da 70-80 metri. Ovvio, mica me lo davano per l’alito cattivo".
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"Preferisco non dirlo. Perché dovrei parlare di presidenti, allenatori e medici di quarant’anni fa, che adesso non ci sono più. Non voglio infangarne in qualche modo la memoria. E poi perché non posso accusare nessuno per avermi fatto assumere prodotti all’epoca leciti, non avrebbe senso. Però quello era Micoren disciolto nell’acqua e io lo bevevo come fosse Gatorade. Come faccio a non pensarci, con tutto quello che si sa adesso?".
"Completamente. I giovani di oggi sono molto più evoluti di noi: conoscono, si informano. Non parliamo poi dei campioni, quelli sono aziende, non solo giocatori. Chi accetterebbe mai di farsi una flebo con la nostra leggerezza?".
Pensa che ora altri suoi colleghi uniranno la loro voce alla vostra?
"Me lo auguro. E mi auguro che chi tace lo faccia perché non ha timori. Io ero un difensore degli Allievi del Bovisio Masciago, in Brianza, a cui una volta dissero di marcare il centravanti del Seregno. Lo avevano segnalato al Torino, in tribuna c’era un osservatore, che disse: 'prendete lo stopper, non l’attaccante'. Non vorrei dover rimpiangere la fortuna di quel giorno. Ora parlo perché non ho nulla da perdere. E ho tante risposte da guadagnare".