Ritornano i nostri: con Maignan, Pogba e Wijnaldum la Serie A è più ricca
Paolo Condò , Paolo CondòUna delle partite-feticcio del nuovo secolo si è giocata ad Anfield il 7 maggio 2019, semifinale di ritorno di Champions, Liverpool-Barcellona 4-0. Alla fine di una serata di puro delirio calcistico, il Liverpool rimontò lo 0-3 del Camp Nou proponendosi come nuovo boss del calcio europeo: di lì a poco Klopp avrebbe vinto il torneo, e la stagione successiva la Premier. Il Barcellona viceversa, habitué delle semifinali (9 volte in 14 anni), non le avrebbe più raggiunte. Nel tabellino di quella storica partita ci sono due doppiette: primo e quarto gol sono firmati da Divock Origi, secondo e terzo da Georginio Wijnaldum. Tre anni dopo, entrambi sono arrivati in Italia.
Da Ronaldo a Wijnaldum, campioni in Serie A
Da tempo il destino della Serie A consiste da una parte nell'arruolamento di campioni antichi o in cerca di rilancio, e dall'altra dei talenti verdi chiamati a irrobustirsi prima di filarsela in Premier, o comunque in un altrove pi&ugra…
Una delle partite-feticcio del nuovo secolo si è giocata ad Anfield il 7 maggio 2019, semifinale di ritorno di Champions, Liverpool-Barcellona 4-0. Alla fine di una serata di puro delirio calcistico, il Liverpool rimontò lo 0-3 del Camp Nou proponendosi come nuovo boss del calcio europeo: di lì a poco Klopp avrebbe vinto il torneo, e la stagione successiva la Premier. Il Barcellona viceversa, habitué delle semifinali (9 volte in 14 anni), non le avrebbe più raggiunte. Nel tabellino di quella storica partita ci sono due doppiette: primo e quarto gol sono firmati da Divock Origi, secondo e terzo da Georginio Wijnaldum. Tre anni dopo, entrambi sono arrivati in Italia.
Da Ronaldo a Wijnaldum, campioni in Serie A
Da tempo il destino della Serie A consiste da una parte nell'arruolamento di campioni antichi o in cerca di rilancio, e dall'altra dei talenti verdi chiamati a irrobustirsi prima di filarsela in Premier, o comunque in un altrove più ricco. Il primo gruppo ha avuto in Cristiano Ronaldo un simbolo irripetibile e nel Milan prima, da Beckham a Ronaldinho, e nella Juve poi, da Tevez a Di Maria, le destinazioni privilegiate. Una tendenza che di recente ha portato o riportato in Italia gente come Ibrahimovic, Ribery e Giroud, e che obbedisce alla logica del nome pesante a costo contenuto: loro sono spesso felici di venire perché qui il ritmo è più lento, e se non si deve correre il magistero tecnico continua a fare la differenza. Wijnaldum oggi ha 32 anni: di quel Liverpool era un protagonista, l'ha lasciato perché ingaggio e premesse del Paris St.Germain erano faraoniche, il flop francese gli ha consigliato una ripartenza dalla Roma (che è sempre Roma, e in più ha in Mourinho un richiamo internazionale). La frattura della tibia può capitare a ogni età, i tempi di recupero sono stati corretti, nel disastro di Cremona l'olandese ha almeno messo assieme i primi 90 minuti filati della sua stagione: la capacità di liberarsi è sembrata intatta, mentre al primo passaggio per consolidare la superiorità numerica va tolta un po' di ruggine. La Roma, comunque, può contare su un bell'acquisto per la lunga volata finale.
Origi al Milan, un rilancio per ora mancato
Non avendo ancora 28 anni, Origi appartiene anche di più alla categoria dei giocatori da rilanciare. Il suo caso, però, è differente: nelle ultime due stagioni al Liverpool non aveva giocato quasi mai: 323' fra Premier e Champions l'anno scorso (con 4 gol, dei quali uno al Milan: pubblicità progresso), 445' senza reti quello prima. Minutaggi minimi, che spiegano ampiamente i continui malanni muscolari lamentati quest'anno, oltre alla desuetudine agonistica una volta in campo. Non va sempre così: Giroud era reduce da stagioni al Chelsea da riserva - certo più impiegata di Origi - eppure al Milan si è rivelato subito così utile da diventare un uomo-scudetto. La verità è che i "dimenticati" sulle panchine più ricche sono giocate d'azzardo: alcuni erano finiti in fondo alle rotazioni senza colpe, mentre per altri un motivo c'era.
Pogba, ritorno in campo con la Juventus
Perché Paul Pogba negli ultimi tre anni al Manchester United è partito dall'inizio 62 volte delle 149 possibili (Premier più coppe europee)? Perché la quantità di infortuni e ricadute che lo tartassavano era impressionante, e le perplessità (eufemismo) sorte quest'anno alla Continassa sulla gestione dei suoi malanni non sono diverse da quelle che hanno portato lo United a mollarlo, seguendo la medesima strada percorsa dalla Juve con Dybala. Pogba ha giocato martedì il primo (nuovo) spezzone in bianconero. Il 28 febbraio. Trattandosi di un giocatore di classe mondiale, tecnicamente l'addizione è senza pari. Ma in quante partite si recuperano 315 giorni di inattività? Una valutazione prudente porta a considerare Pogba il primo acquisto della stagione 2023-24, ma quello che riuscirà a fare prima, in questa stagione, inciderà molto sulla rimonta della Juve in campionato e sul suo destino nelle coppe. Occhio quindi alla "fame di Polpo" che inevitabilmente si avverte: i continui stop&go di Chiesa sono un monito, e Paul sta per compiere 30 anni.
Maignan, il rientro gradito al Milan
Il Milan domenica si è regalato il ritorno fra i pali di Mike Maignan dopo cinque mesi di assenza. Da quando Pioli l'ha protetto aggiungendo un difensore centrale, Tatarusanu ha nettamente alzato il proprio rendimento: prima, però, la sua insicurezza aveva contagiato il reparto, e la febbre si era propagata all'intera squadra. Pochi rientri sono stati sospirati come quello del 27enne Maignan. Il 41enne Ibra è tutta un'altra faccenda: al di là delle dichiarazioni roboanti che ne fanno il Capitan Fracassa della Serie A contemporanea, è un bene che il Milan sia uscito dalla crisi prima del suo rientro, perché altrimenti avrebbe rivelato una dipendenza psicologica che dopo uno scudetto non ha più ragione di essere. Il calendario biologico di Zlatan obbedisce a regole tutte sue, come accade ai fenomeni, e dunque massimo rispetto per la sua convinzione di valere ancora i 90 minuti: ma la sua presenza va considerata un plus. Non deve rimandare ulteriormente l'ingaggio di un attaccante forte e giovane, due se Leao dovesse partire.
Serie A, i campioni emigrano
Ecco, la questione Leao ci porta nell'altra metà del reclutamento: i talenti verdi che la Serie A, in quanto "campionato di formazione", raffina per le piazze europee più remunerative: Alisson, Cavani, Salah, Thiago Silva, De Ligt, Koulibaly, Cancelo, Kovacic, ma anche Donnarumma, Hakimi, Jorginho, Perisic, Kulusevski, Bentancur e Morata sono giocatori che - di partenza o di passaggio - in Serie A hanno fatto il salto di qualità che li ha portati nel grande giro internazionale. Quasi tutti hanno fruttato vere (e ricche) plusvalenze ai club che li hanno cresciuti. Molti li abbiamo visti andare con un mix di tristezza e disincanto: siamo stati ragazzi in un ecosistema calcistico nel quale la Serie A era il principale polo d'attrazione, col miglior giocatore del mondo che sceglieva il Napoli e il secondo che atterrava all'Udinese. Non era normale, certo che no; ma sarebbe puerile negare che fosse bellissimo.