Hitlerson e il razzismo: perché serve un giudice sportivo dentro di noi
di Gabriele Romagnoli , di Gabriele RomagnoliGira pagina, prendi la colla: ci sono altre due fotografie da incollare nell'album della vergogna. La prima: il tifoso laziale con la maglia che ha il nome Hitlerson e l'allusivo numero 88 (per chi non lo sapesse, evocante l'ottava lettera dell'alfabeto ripetuta, HH, Heil Hitler, il saluto al Führer). La seconda il tifoso inglese a Napoli con la bandiera su cui ha scritto "Diego's in a box", Diego è in una scatola, intesa come bara. L'omaggio ai mostri, lo sfregio ai morti, per ferire i vivi. Bambini cresciuti male che si avvicinano all'orfano e cantilenano: "Tua mamma è morta, tua mamma è morta...". La voce del radiocronista, lontana, che ripete una formula: "Cari amici sportivi benvenuti all'ascolto...". Bisognerebbe ridefinire le parole. Dal dizionario: "sportivo", in senso lato, figurato, "conforme o ispirato alle regole di lealtà e correttezza proprie dello sport&quo…
Gira pagina, prendi la colla: ci sono altre due fotografie da incollare nell'album della vergogna. La prima: il tifoso laziale con la maglia che ha il nome Hitlerson e l'allusivo numero 88 (per chi non lo sapesse, evocante l'ottava lettera dell'alfabeto ripetuta, HH, Heil Hitler, il saluto al Führer). La seconda il tifoso inglese a Napoli con la bandiera su cui ha scritto "Diego's in a box", Diego è in una scatola, intesa come bara. L'omaggio ai mostri, lo sfregio ai morti, per ferire i vivi. Bambini cresciuti male che si avvicinano all'orfano e cantilenano: "Tua mamma è morta, tua mamma è morta...". La voce del radiocronista, lontana, che ripete una formula: "Cari amici sportivi benvenuti all'ascolto...". Bisognerebbe ridefinire le parole. Dal dizionario: "sportivo", in senso lato, figurato, "conforme o ispirato alle regole di lealtà e correttezza proprie dello sport". E quelli? Eccezioni, mele marce, dicono. Ma il cesto, ma quelle accanto? Non illudiamoci che la responsabilità sia personale e si fermi lì, allarghiamo il cerchio, il concetto di responsabilità oggettiva è stato creato proprio per questo. Non esiste l'innocenza degli inerti.
Il giudice sportivo siamo noi
Per avere quella maglia bisogna farsela stampare. Chi lo fa non obietta, mette una H, una I, una finale N, due 8, comunica il prezzo, incassa, dà lo scontrino, oppure no. Chi l'ha comprata la indossa per andare allo stadio. A casa nessuno gli dice niente. Gli amici con cui va alla partita, niente. Forse quando toglie il giubbotto svelandola qualcuno approva, convinto o compiacente, pacche sulle spalle, sulle lettere che formano quel nome. Qualcuno lo fotografa, qualcun altro re-invia quell'immagine facendola circolare. Teste che scuotono. Magari all'inglese hanno stirato la bandiera, prima che la mettesse in valigia. Quando l'ha estratta al Maradona qualcuno ha riso, lo ha incitato a tenerla più in alto, visibile, fotografabile. Commenti negativi sui forum, ecco la forza della reazione. Poi provvedimenti mirati, certo. Che altro? Di che cosa ci sarebbe bisogno? Di un'onda. Una come quelle che sollevano i cantanti quando si buttano dal palco e li trascinano per la platea. Un'onda umana che sollevasse "il figlio di Hitler" o "il becchino di Maradona" e lo trascinasse fuori dallo stadio, passandolo di mano in mano, sbattendolo sulla strada, il portone che si richiude per sempre, non per decisione sovrana, ma per scelta popolare. All'unanimità, non uno di meno. Ognuno è l'idiota che è disposto a sopportare. C'è bisogno di un giudice "sportivo" dentro ciascuno di noi, allo stadio e fuori.
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