Napoli-Milan accende il fuoco della Champions, ma l'Europa è una zavorra in campionato
di Paolo Condò , di Paolo CondòLa settimana più lunga della Juventus, quella che chiuderà almeno la prima fase della sua stagione giudiziaria, inizia con una brutta sconfitta che accentua l'attesa per il verdetto di mercoledì. Fino a due settimane fa il ritmo tenuto dai bianconeri, unito al surplace di molte rivali, faceva pensare che il quarto posto fosse raggiungibile anche col fardello dei 15 punti di penalizzazione. Il doppio ko contro Lazio e Sassuolo - dopo il Napoli sono le squadre che hanno raccolto di più nel girone di ritorno - ridimensiona l'impeto della rimonta juventina: se avrà indietro quei punti sarà terza, in caso contrario è ormai difficile che vada oltre l'Europa League. Allegri fa benissimo a contare i punti fatti sul campo perché la sua responsabilità quella è, il resto compete alla dirigenza. Detto questo, 59 punti dopo 30 partite sono l'esatto replay dell'anno scorso, e non li spacceremmo come un success…
La settimana più lunga della Juventus, quella che chiuderà almeno la prima fase della sua stagione giudiziaria, inizia con una brutta sconfitta che accentua l'attesa per il verdetto di mercoledì. Fino a due settimane fa il ritmo tenuto dai bianconeri, unito al surplace di molte rivali, faceva pensare che il quarto posto fosse raggiungibile anche col fardello dei 15 punti di penalizzazione. Il doppio ko contro Lazio e Sassuolo - dopo il Napoli sono le squadre che hanno raccolto di più nel girone di ritorno - ridimensiona l'impeto della rimonta juventina: se avrà indietro quei punti sarà terza, in caso contrario è ormai difficile che vada oltre l'Europa League. Allegri fa benissimo a contare i punti fatti sul campo perché la sua responsabilità quella è, il resto compete alla dirigenza. Detto questo, 59 punti dopo 30 partite sono l'esatto replay dell'anno scorso, e non li spacceremmo come un successo: le attenuanti esistono, dalle questioni giudiziarie alla sequela di infortuni, ma non bastano a giustificare la mediocrità di rendimento di una rosa universalmente considerata la migliore la scorsa estate, e che soltanto il super Napoli ha sopravanzato in corso d'opera.
Juventus, l'Europa League è il vero obiettivo
Il calcio prediletto di Max Allegri non è quello generoso di Guardiola, Sarri o De Zerbi, questo ci è chiaro e non perdiamo tempo a chiederglielo, a ciascuno il suo. Del resto se hai in rosa De Ligt e lo lasci partire sostituendolo con Bremer, la dichiarazione d'intenti è trasparente: nessuna linea alta, ho costruito le mie fortune su Chiellini e Bonucci, cerco i loro eredi per difendere in area e lanciare le mie frecce. In modo più lavorato e spettacolare, ma è quello che faceva Klopp quando aveva Salah e Mané ai massimi; aggiungendoci però i terzini arrembanti di una difesa a quattro e il magistero di Van Dijk. Di Maria e Chiesa - categoria top, per usare il gergo amato del tecnico - dovevano accompagnare l'amletico Vlahovic in un 4-3-3 agile e verticale. Il loro continuo dentro/fuori è frutto di acciacchi e problemi vari, ma così la Juve è una tela di Penelope, ricomincia da zero ogni gara senza fruire di soluzioni di gioco rodate. E così, col Sassuolo come altre volte, a un primo tempo noioso e inconcludente ha fatto seguito una ripresa appena più vivace, e questo malgrado il vantaggio di Defrel avesse reso il risultato molto scivoloso. Nella testa di Allegri ci dev'essere preoccupazione per Lisbona, visti gli spaventi portati dallo Sporting già a Torino. Stringi stringi, l'Europa League è diventata il vero obiettivo stagionale.
La Roma fa la corsa sull'Inter
La trentesima giornata è stata una tappa di trasferimento tra andata e ritorno dei quarti di coppe: costosa, se è vero che soltanto 8 delle 23 "europee" in campo (la Fiorentina gioca oggi) hanno vinto. La Roma è l'unica italiana ad aver raccolto i tre punti, presi all'Udinese con pazienza e un paio di giocate di qualità. Il suo terzo posto è arricchito dalla prospettiva di ospitare sia il Milan che l'Inter, dirette concorrenti per la Champions e allo stesso tempo protagoniste della Champions in corso. L'Inter in particolare, staccata di 5 punti, è il riferimento su cui corre Mourinho, e già questo è un romanzo. L'Inter che vive questo finale di stagione come una compagnia di ronin, disposti a cacciare con determinazione la gloria europea ma non il traguardo amministrativo necessario al club, come se questo fosse per molti un ultimo hurrà.
Napoli, Osimhen è la carta in più
Il ballo in maschera di sabato, indispensabile per Napoli e Milan vista la distanza minima - sei giorni - del loro andata e ritorno, non è stato un azzardo parallelo. Per il Napoli era più facile, vista la classifica: ne è uscito il rotondo okay alla disponibilità di Osimhen - nei 21' di collaudo è parso ripartire dall'ottima condizione del mese scorso - che silenzia ogni dubbio su un pomeriggio privo di adrenalina. Il margine che il Napoli si è guadagnato gli permette di assorbire senza rimpianti lo 0-0 col Verona: la Lazio, che nell'ultimo mese ha operato un allungo probabilmente decisivo per la qualificazione Champions, è risalita a meno 14. Ancora lontana.
Il Milan in salute verso il confronto decisivo
Pioli ha rischiato molto di più con il turnover totale sul campo di una squadra in salute come il Bologna, perché le esigenze di classifica sono più impellenti e perché alcune figure del suo sottobosco, da De Ketelaere a Origi, non riscuotono più alcuna fiducia: difatti sono stati i peggiori. Malgrado queste lacune e il gol a freddo subito da Sansone, ideale prologo al disastro, il Milan ha poi cancellato dal campo il Bologna in modo netto, ritrovando in Pobega l'aggiunta più degna del suo mercato e meritando un successo che non è venuto per le solite problematiche offensive. Comunque sia, prologo a un martedì di ghiaccio e di fuoco.