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Allegri? Mica tanto. La mala educación della panchina

La rubrica "È sempre domenica"
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Ahi, la mala educación. Per usare un eufemismo. “Gli taglio la testa”. “Ti mangio il cuore”. Una frase è stata detta da un criminale, con riferimento a un capo ultrà. L’altra da un allenatore in seconda, rivolta all’allenatore avversario. Scova le differenze. “Ti mangio il cuore” è anche il titolo di un libro scritto da due firme di questo giornale, ma è improbabile che Marco Landucci, vice di Allegri, si stesse concedendo una citazione letteraria. Sarà stato lo stress: la panchina logora chi ce l’ha e chi vice l’ha. Pochi giorni dopo ha sbroccato il titolare, definendo alla Cambronne i dirigenti interisti e aggiungendo, come un bambino dispettoso: “Tanto arrivate sesti” (mica quinti, perché se la Juventus fosse penalizzata potrebbero finire comunque in Champions). Alla Roma, quando è squalificato per intemperanze Mourinho, lo sostituisce degnamente Salvatore…

Ahi, la mala educación. Per usare un eufemismo. “Gli taglio la testa”. “Ti mangio il cuore”. Una frase è stata detta da un criminale, con riferimento a un capo ultrà. L’altra da un allenatore in seconda, rivolta all’allenatore avversario. Scova le differenze. “Ti mangio il cuore” è anche il titolo di un libro scritto da due firme di questo giornale, ma è improbabile che Marco Landucci, vice di Allegri, si stesse concedendo una citazione letteraria. Sarà stato lo stress: la panchina logora chi ce l’ha e chi vice l’ha. Pochi giorni dopo ha sbroccato il titolare, definendo alla Cambronne i dirigenti interisti e aggiungendo, come un bambino dispettoso: “Tanto arrivate sesti” (mica quinti, perché se la Juventus fosse penalizzata potrebbero finire comunque in Champions). Alla Roma, quando è squalificato per intemperanze Mourinho, lo sostituisce degnamente Salvatore Foti, che ha stabilito un record facendosi espellere in tre competizioni (campionato, coppa Italia, Europa League) e nella stessa partita offendendo e minacciando un dirigente avversario, l’arbitro dell’incontro e quello del giudizio universale. Per farci riconoscere anche all’estero, evaporate le ire di Conte, ci ha pensato Cristian Stellini, nel suo breve interregno, a proporre il Mad in Italy, bisticciando con De Zerbi.  

Massimiliano Allegri (agf)

Dura la vita di chi allena o gli sta accanto. La moltiplicazione degli obiettivi ha moltiplicato quella dei possibili fallimenti, tutti con il cartellino del prezzo. Si viene cacciati per non essere arrivati nelle prime quattro; per non aver centrato la Conference; per non aver rivalutato il parco giocatori. Al termine di un campionato, in passato, c’erano un vincitore, tre sconfitti e gli altri più o meno sereni. Ora la maggioranza finisce sotto processo e rischia il posto. Prima bastava un’intervista ogni tanto, ora conferenze stampa prima di ogni partita, quattro microfoni dopo, tweet e retweet. È sufficiente come causa di giustificazione? Non reggerebbe in alcun tribunale, salvo quello del tifo, che anzi apprezza la veemenza e condivide il maltrattamento dell’avversario. Il ricorso alle “parole grosse” è diventato abituale e tollerabile: dalla tv al parlamento, figurarsi sui campi di calcio. L’obiezione difensiva: si è sempre fatto. Toc, toc. Chi è? Sono venuto a minacciarla a casa sua. Come si permette? Si è sempre fatto, non lo sapeva? Eppure c’è chi non insulta e non provoca, nonostante gli scotti la panchina o lo deluda l’esistenza. Sarà perché non è stato informato delle usanze. O ha imparato la buena educación alla vita.