Napoli, Milano e Roma: tre città nell'incantesimo del pallone
di Gabrele RomagnoliUna catena alberghiera mi manda una mail invitandomi a visitare "la città più cliccata sul web, campione d'Italia del calcio": Napule è, la destinazione del momento, sotto l'immancabile murale di San Diego. Intanto vengono da tutto il mondo per vedere Milano, sempre la più vicina all'Europa, che si gioca l'ultimo biglietto in due puntate. E che dire di Roma, delle notti ancora maggiche all'Olimpico? Vallo a raccontare a Mourinho e ai suoi fedeli che è un'Europa minore: tutto è più grande se capita lì, a lui, a loro. È un incantesimo feroce, che avvolge tre città (Torino non s'incanta per definizione, prima che per penalizzazione). Provoca un fremito popolare: nelle carovane di scooter al seguito del pullman azzurro; nei tram diversamente imbandierati di rossonero o nerazzurro; nella processione laica e giallorossa sul Lungotevere. A Napoli non sale mai oltre quel livello, che &e…
Una catena alberghiera mi manda una mail invitandomi a visitare "la città più cliccata sul web, campione d'Italia del calcio": Napule è, la destinazione del momento, sotto l'immancabile murale di San Diego. Intanto vengono da tutto il mondo per vedere Milano, sempre la più vicina all'Europa, che si gioca l'ultimo biglietto in due puntate. E che dire di Roma, delle notti ancora maggiche all'Olimpico? Vallo a raccontare a Mourinho e ai suoi fedeli che è un'Europa minore: tutto è più grande se capita lì, a lui, a loro. È un incantesimo feroce, che avvolge tre città (Torino non s'incanta per definizione, prima che per penalizzazione). Provoca un fremito popolare: nelle carovane di scooter al seguito del pullman azzurro; nei tram diversamente imbandierati di rossonero o nerazzurro; nella processione laica e giallorossa sul Lungotevere. A Napoli non sale mai oltre quel livello, che è il suo piano nobile: la gente è l'aristocrazia dello spirito. A Milano si specchia, in cerca di testimonial, in perpetua frenesia pubblicitaria: ex calciatori, tennisti, modelle, cantanti. Se non l'aveste capito: è uno spettacolo. A Roma s'inerpica in tribuna. Si misura con la quantità e la qualità dei convocati che hanno risposto all'appello: gli immarcescibili, i decaduti, ma più di tutti i freschi di nomina. Questi ultimi trascurano Spinazzola per un whatsapp in favor di paparazzi, che ne certifica la costante gestione del potere, in attesa che la stagione ventura li consegni ai decaduti, riflessi in uno schermo vuoto.
È una primavera meravigliosa, quasi come lo fu l'estate del '21. L'etnia italica domina nel continente. Passa un brivido quando l'altoparlante scandisce marziale la difesa nazionale: Darmian-Acerbi-Bastoni. E l'ultimo chiuda la porta. Dicono che la vera finale di Champions si giochi tra Real e City, che il Siviglia abbia l'abbonamento all'Europa League, ma sono illazioni da disfattisti. Questo è l'anno del sottocane, dell'underdog, e se Napoli si è presa l'Italia, Milano e Roma possono ben prendersi l'Europa. Non ci vengano a raccontare che il successo sportivo non si trasmette all'economia e al sociale: quella è la regola, ma qui si fa l'eccezione. E poi due anni fa, d'estate, governava il cavaliere bianco, adesso c'è quello nero e Gigi Proietti ci ha ben spiegato la differenza. Facciamo finta di non aver capito niente, di non aver visto niente: non i bambini con la pistola, non il pensionato con la scacciacani, non il sindaco con una pezza gialla in mano, che faceva coreografia, ma anche un po' pre-autunnale malinconia.