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Barella-Tonali, rivali ma anche amici: quell'abbraccio al fischio finale immagine del vero calcio

Il gesto al termine di Inter-Milan. Due giocatori di cui andare fieri. Due persone che ogni tifoso anche avversario vorrebbe con sé. Da ammirare, e un poco da invidiare
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La cosa più bella del derby? Senza dubbio l'abbraccio tra Barella e Tonali al fischio finale. Il nerazzurro, vincitore, in lacrime, tra le braccia del rossonero, sconfitto ed eliminato da un sogno. Due ragazzi che sono compagni in Nazionale e si avviano a diventare le colonne del centrocampo azzurro per molti anni ancora. Rivali, nel solco profondo che sempre divide le due parti di una città che vive anche di calcio, ma pure amici, compagni d'avventura e sentimento. Simili, infine, per lo stile sempre pulito non solo col pallone tra i piedi ma con le parole, i gesti, i comportamenti. Due giocatori di cui andare fieri. Due persone che ogni tifoso anche avversario vorrebbe con sé. Da ammirare, e un poco da invidiare.

Nicolò Barella e Sandro Tonali si sono incrociati a lungo, in campo, nella strada verso la finale di Istanbul, specialmente nel primo tempo: un bellissimo duello dinamico, un confronto di posizioni e interpretazioni, una galleria di imma…

La cosa più bella del derby? Senza dubbio l'abbraccio tra Barella e Tonali al fischio finale. Il nerazzurro, vincitore, in lacrime, tra le braccia del rossonero, sconfitto ed eliminato da un sogno. Due ragazzi che sono compagni in Nazionale e si avviano a diventare le colonne del centrocampo azzurro per molti anni ancora. Rivali, nel solco profondo che sempre divide le due parti di una città che vive anche di calcio, ma pure amici, compagni d'avventura e sentimento. Simili, infine, per lo stile sempre pulito non solo col pallone tra i piedi ma con le parole, i gesti, i comportamenti. Due giocatori di cui andare fieri. Due persone che ogni tifoso anche avversario vorrebbe con sé. Da ammirare, e un poco da invidiare.

Nicolò Barella e Sandro Tonali si sono incrociati a lungo, in campo, nella strada verso la finale di Istanbul, specialmente nel primo tempo: un bellissimo duello dinamico, un confronto di posizioni e interpretazioni, una galleria di immagini che resteranno, pur nelle differenze: il nerazzurro è più portato all'attacco, il rossonero alla costruzione della manovra. Il primo, un formidabile incursore. Il secondo, un intelligente architetto. Tardelli e Pirlo, per capirci? Un poco sì.

I grandi giocatori sono sempre un po' gemelli, un po' parenti. E c'è stato un tempo in cui a Milano si battevano due fratelli veri, i Baresi. La fascia da capitano è spesso il corredo perfetto di questo duello non privo di valenze simboliche e ataviche, qualcosa che circola nel sangue degli antenati per depositarsi su tutti noi, comunque eredi di qualcuno che ci ha preceduto. Padri di padri, figli di figli. Franco il milanista e Beppe l'interista, quel sangue quasi identico lo portavano dentro veramente. E fu, anche quella, una meravigliosa storia di bellezza e nitore.

I grandi rivali possono non abbracciarsi mai, come accadde - sempre a San Siro - tra Rivera e Mazzola, simboli della stagione del dualismo e della celebre staffetta ai mondiali messicani del 1970. Erano, quei due, grandissimi campioni ma diversi quasi in tutto. Incompatibili? Forse no. Più attaccante Mazzola, più rifinitore Rivera. Il primo faticava anche per la squadra, il secondo la voleva invece tutta per sé, ma sapeva ripagarla come nessuno.

Del Piero e Totti 

Oppure: meglio Totti o Del Piero? Due grandissimi capitani e due veri amici che si sentivano spesso, si stimavano, si prendevano in giro, anche se poi sul campo non si doveva vedere. Ma nei giorni indimenticabili dei loro addii, la prima telefonata per Del Piero fu di Totti e viceversa. Ai tifosi, però, piace il bagliore delle scintille, come accadeva negli antichi derby della Mole tra i capitani Claudio Sala e Furino, mentre fu impossibile trovare quello spirito infuocato negli altri due capitani bianconeri che seguirono, cioè Zoff e Scirea, e andando ancora più indietro nel tempo c'era il granata Giorgio Ferrini a incarnare ogni spirito di combattimento. Il Toro era lui.

Il calcio moderno ci ha regalato epici duelli, ad esempio Messi contro Cristiano Ronaldo, scenari epocali, magari a distanza, sul terreno dei trionfi, dei denari, dei follower. A volte, anche dentro epoche lontane e imparagonabili: meglio Pelè o Maradona? La risposta, impossibile, è una suggestione. Ma è nel derby che quello spirito, o tu o io, si concretizza di più. Ed è per questo che vedere Barella e Tonali uniti dall'abbraccio ha commosso, e insieme incoraggiato, la passione per il calcio, che è fatta di istinti. I due ragazzi di Inter e Milan si sono venuti incontro per una spinta naturale, interiore e profonda, riconoscendosi tra i molti, sentendosi simili, forse addirittura uguali. Così accade a volte in amore, ma qui c'è persino di più: ci si abbraccia per non sentirsi soli, sapendo che là fuori c'è qualcuno come noi. Vale per i vincitori, e ancora di più per gli sconfitti. Barella e Tonali avrebbero pianto così e si sarebbero abbracciati così, anche se in finale fosse andato il Milan.