Il punto d’incontro tra Umtiti e Baschirotto
di Gabriele RomagnoliDue rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai. Tuttavia, se la mano del destino le traccia partendo in un caso dall’alto e nell’altro del basso, ci sarà un momento in cui s’affiancano, come ascensori nello stesso palazzo, senza scontrarsi, senza diventare incidenti. È un attimo virtuoso, il tabellone luminoso ai piani segna una specie di jackpot. Così è stato per Baschirotto e Umtiti (brevemente: Baschitì). Nell’estate del 2018 il primo, un difensore già oltre la soglia dei vent’anni che divide le promesse dalle illusioni, era tornato in Serie D, alla Vigor Carpineto. Guardava in televisione i Mondiali di calcio in Russia. Vide la Francia alzare la coppa, passandola tra le mani di tutti i suoi giocatori, tra cui un suo collega di ruolo, Umtiti. La distanza tra i due era quella tra il sole e un detrito spaziale che sta uscendo dall’orbita.
Cinque anni dopo Baschirotto si avvia a vestire la…
Due rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai. Tuttavia, se la mano del destino le traccia partendo in un caso dall’alto e nell’altro del basso, ci sarà un momento in cui s’affiancano, come ascensori nello stesso palazzo, senza scontrarsi, senza diventare incidenti. È un attimo virtuoso, il tabellone luminoso ai piani segna una specie di jackpot. Così è stato per Baschirotto e Umtiti (brevemente: Baschitì). Nell’estate del 2018 il primo, un difensore già oltre la soglia dei vent’anni che divide le promesse dalle illusioni, era tornato in Serie D, alla Vigor Carpineto. Guardava in televisione i Mondiali di calcio in Russia. Vide la Francia alzare la coppa, passandola tra le mani di tutti i suoi giocatori, tra cui un suo collega di ruolo, Umtiti. La distanza tra i due era quella tra il sole e un detrito spaziale che sta uscendo dall’orbita.
Cinque anni dopo Baschirotto si avvia a vestire la maglia della nazionale italiana, raggiungendo l’attico della sua carriera. Umtiti, dopo aver toccato il fondo, ha pigiato il pulsante della risalita. In mezzo ci sono stati partite nelle serie minori, polvere di stelle nel cielo catalano, promozioni e apprezzamenti, infortuni e deprezzamenti. Fino a quell’imprevedibile punto d’incontro: Lecce. Baschirotto partiva da Ascoli, a 548 chilometri. Umtiti da Barcellona, 1948. Appena tre anni di differenza, un abisso di esperienza. Commozione per entrambi all’arrivo: quella provocata dalla prima occasione e dall’ultima. Una strana coppia di centrali: uno sospettato di immaturità, l’altro di deterioramento. C’è voluto un po’ per assemblarli, poi hanno agito come vasi comunicanti, passandosi l’energia dell’uno e la conoscenza dell’altro. Spesso i naufraghi del Barça (Fabregas, Dest, Vermaelen) continuano la loro deriva sulla terraferma italiana. Umtiti si è rialzato, mentre Baschirotto si elevava. Li ha uniti una dote, rara in Serie A, che meriterebbe un premio a parte: l’umiltà. Nella salvezza del Lecce, l’ingrediente decisivo. Nelle parole dei tifosi la riconoscenza prevale sul rimpianto, ora che le rette tornano a separarsi, gli ascensori a procedere, entrambi verso l’alto. Baschirotto tenta le squadre di prima fascia, che farebbero bene a fidarsi dei difensori italiani (guarda Bastoni-Acerbi-Darmian, guarda Romagnoli-Casale, guarda Gatti e Buongiorno, tieni d’occhio Turicchia). Umtiti sogna di riprendersi l’Europa, e magari la nazionale francese (se nel suo ruolo gioca Upamecano…). Salento nel retrovisore. La vita non è mai una vacanza, ma una vacanza può valere la vita.