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Inter, da Istanbul un sorriso per Mancini e la Nazionale

Nella formazione schierata da Inzaghi contro il Manchester City nella finale di Champions c'erano cinque italiani. E c'è tanto nerazzurro anche nell'Under 20
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ISTANBUL - Tra la formazione del Triplete 2010 e questa del 2023 non ci sono solo 13 anni di distanza. Quella di Mourinho, allenatore cosmopolita ma anche profondamente e orgoglioSamente portoghese, era tutta straniera, Internazionale appunto. Quattro argentini: Samuel, Zanetti, Cambiasso e Milito. Tre brasiliani: Julio Cesar, Maicon e Lucio. Un romeno: Chivu. Un olandese: Sneijder. Un camerunese: Eto'o. E un macedone: Pandev. A metà ripresa entrò il serbo Stankovic per Chivu e nel quarto d'ora finale il ghanese Muntari per Pandev. L'unico italiano, Materazzi, si iscrisse nello storico tabellino al primo minuto del recupero, offrendo la passerella all'hombre del partido Milito e guadagnandosi la passerella lui stesso.

La formazione schierata da Inzaghi per la finale di Champions contro il City (afp)

Inzaghi fa sorridere Mancini

Stavolta no, stavolta la …

ISTANBUL - Tra la formazione del Triplete 2010 e questa del 2023 non ci sono solo 13 anni di distanza. Quella di Mourinho, allenatore cosmopolita ma anche profondamente e orgoglioSamente portoghese, era tutta straniera, Internazionale appunto. Quattro argentini: Samuel, Zanetti, Cambiasso e Milito. Tre brasiliani: Julio Cesar, Maicon e Lucio. Un romeno: Chivu. Un olandese: Sneijder. Un camerunese: Eto'o. E un macedone: Pandev. A metà ripresa entrò il serbo Stankovic per Chivu e nel quarto d'ora finale il ghanese Muntari per Pandev. L'unico italiano, Materazzi, si iscrisse nello storico tabellino al primo minuto del recupero, offrendo la passerella all'hombre del partido Milito e guadagnandosi la passerella lui stesso.

La formazione schierata da Inzaghi per la finale di Champions contro il City (afp)

Inzaghi fa sorridere Mancini

Stavolta no, stavolta la maggioranza era italiana, e la svolta è stata abbastanza epocale, perché quel Triplete interista segnò l'inizio di un lungo periodo di astinenza delle squadre italiane nelle coppe, interrotto l'anno scorso dalla Conference della Roma (di Mourinho, tutto si tiene), e invece questa stagione ha segnato la rinascita della serie A in Europa, con tre finaliste, una per coppa, e cinque semifinaliste. La formazione di partenza schierata contro il Manchester City dall'italianissimo Simone Inzaghi da Piacenza ha fatto sorridere Mancini, già apripista del ciclo vincente del City di proprietà emiratina ma anche e soprattutto ct della Nazionale campione d'Europa nel 2021. Cinque italiani, appunto, cioè quasi tutta la difesa. Il trio dei centrali: Darmian, Acerbi, Bastoni e l'esterno sinistro Dimarco. Più il centrocampista ubiquo: Barella. Gli stranieri sono la minoranza, anche se certamente qualificata. Il portiere camerunese Onana. L'esterno olandese Dumfries. Il regista croato Brozovic. L'eclettico turco, Çalhanoglu profeta in patria. Il veterano bosniaco Dzeko. E ovviamente Lautaro Martinez, l'erede della tradizione argentina.

Tanta Inter nell'Under 20

Perfino in panchina la rappresentanza italiane era nutrita: D'Ambrosio, Gagliardini e Bellanova, più il terzo portiere Cordaz. L'Inter, peraltro, sta contribuendo anche all'impresa dell'Under 20 azzurra al Mondiale Argentina, avendo fornito a Nunziata i difensori Fontanarosa e Zanotti e l'attaccante Esposito, fratello d'arte. Viene dal vivaio interista anche il mattatore Casadei, ceduto poi al Chelsea per superiori esigenze di bilancio e dal Chelsea prestato al Reading. Ma se una nuova era è iniziata, un po' è certamente per merito dell'Internazionale, forse più autoctona anche per ragioni economiche. E la partita simbolo è questa finale di Champions, in cui per anni - praticamente dal 2007 ad Atene, quando il milanista Pippo Inzaghi, fratello di Simone, firmò la rivincita della beffa di Istanbul col Liverpoo - i calciatori italiani erano stati sporadiche comparse.