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Cuadrado, Portanova e la doppia morale dei tifosi

Manolo Portanova

 (ansa)
La rubrica “È sempre domenica”
1 minuti di lettura

Chi o che cosa decide se un calciatore sia degno di una maglia? La società che lo ingaggia? I tifosi che supportano la squadra? Il buonsenso, la morale, la legge? A Milano non vogliono Cuadrado perché, da juventino, ha tenuto comportamenti scorretti verso giocatori dell’Inter. A Reggio Emilia si contesta l’arrivo di Portanova, condannato per stupro in primo grado (ma gli ultrà fanno i garantisti e invitano ad aspettare il terzo, definitivo, giudizio).

Mentre riflettevo su queste due vicende contemporanee ho trovato nel catalogo di una piattaforma televisiva un film di quattro anni fa: The keeper. Racconta la storia di Bert Trautmann. Tedesco, nato nel 1923, si arruola volontario durante la seconda guerra mondiale. Paracadutista coraggioso, riceve la famigerata croce di ferro. Nel 1945 viene catturato e condotto in un campo di prigionia inglese. Il film ne edulcora la figura. Ovviamente ha “eseguito gli ordini”. Gli si attribuisce un rimorso. Il cattivo pare l’ufficiale britannico che …

Chi o che cosa decide se un calciatore sia degno di una maglia? La società che lo ingaggia? I tifosi che supportano la squadra? Il buonsenso, la morale, la legge? A Milano non vogliono Cuadrado perché, da juventino, ha tenuto comportamenti scorretti verso giocatori dell’Inter. A Reggio Emilia si contesta l’arrivo di Portanova, condannato per stupro in primo grado (ma gli ultrà fanno i garantisti e invitano ad aspettare il terzo, definitivo, giudizio).

Mentre riflettevo su queste due vicende contemporanee ho trovato nel catalogo di una piattaforma televisiva un film di quattro anni fa: The keeper. Racconta la storia di Bert Trautmann. Tedesco, nato nel 1923, si arruola volontario durante la seconda guerra mondiale. Paracadutista coraggioso, riceve la famigerata croce di ferro. Nel 1945 viene catturato e condotto in un campo di prigionia inglese. Il film ne edulcora la figura. Ovviamente ha “eseguito gli ordini”. Gli si attribuisce un rimorso. Il cattivo pare l’ufficiale britannico che disprezza gli aggressori della propria gente. Trautmann, giocando con gli altri detenuti, si rivela un ottimo portiere di calcio. L’allenatore locale lo preleva per risollevare le sorti della squadra del paese.

La guerra finisce, ma lui resta. Un osservatore del City lo porta a Manchester, annunciato come nuovo titolare. In ventimila manifestano contro la dirigenza. Niente da fare: Trautmann debutta, tra fischi e insulti. Si dimostra però un talento. Il rumore delle proteste si affievolisce e scema. Nel 1956, a guerra più lontana, è l’eroe della vittoria in FA Cup. Gioca la finale con il collo spezzato. Si ritira otto anni più tardi, davanti a 60mila spettatori che lo applaudono. Muore a 89 anni. Sul comodino non ha la croce di ferro, ma la medaglia dell’Ordine dell’impero britannico, conferita per aver migliorato le relazioni con la Germania.

È stata una redenzione sua o una resa altrui? È stato giusto o soltanto opportuno? Che cosa lo ha graziato: il perdono popolare, il tempo o l’abilità tra i pali? E adesso, ove mai si trattasse di responsabilità paragonabili: se Cuadrado a ottobre avrà fatto due assist e un gol sarà diventato un beniamino? Se Portanova diventerà una colonna gli uomini allo stadio dimenticheranno le donne in piazza contro la sua presenza? Se è evidente che non si possa avere reazione uguale per casi così diversi, per capire che tipo di tifoso e di persona sei fatti una domanda. Chi tra questi saresti disposto ad avere nella tua squadra: Cuadrado? Portanova? Trautmann? Davanti a chi e cosa schieri la tua barriera morale?

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