Per chi squilla il telefono? Quando Charles De Ketelaere ha segnato di testa portando in vantaggio l’Atalanta contro il Rakow, per festeggiare ha mimato il gesto di una telefonata, portando pollice e mignolo all’orecchio come fossero una cornetta. Un gesto che universalmente indica il telefono. Ma che da qualche settimana sta dilagando in ambito sportivo.
De Ketelaere e il telefono: l’esultanza ispirata a Djokovic
Il gesto di De Ketelaere, non sarà sfuggito ai più attenti, è lo stesso con cui Novak Djokovic aveva festeggiato la vittoria agli Us Open contro Ben Shelton. Imitato, poi, anche da Lorenzo Musetti, che ha ripetuto quella conversazione virtuale con una cornetta immaginaria. Ma dove nasce? Be’, per quanto curioso possa sembrare, l’inventore di quel gesto è proprio Ben Shelton. Per questo, vederlo fare a Djokovic – che poi, ha anche fatto segno di mettere giù il telefono, come a dire: telefonata finita – è parso a tutti uno sfottò del rivale che lo aveva messo in difficoltà nel terzo set sul centrale di Flushing Meadows. Quindi per capire davvero la genesi di quell’esultanza a mimare il telefono, è necessario chiedere proprio al giovane tennista statunitense.
Shelton: “Ecco cosa vuol dire il telefono”
E Shelton lo ha spiegato in conferenza stampa ai suoi connazionali che gli hanno chiesto lumi: “Il telefono? Per me è un po' come dire che sono connesso. Per me è così. Sono molto amico di molti atleti di atletica leggera che si allenano all'Università della Florida. Uno in particolare, Grant Holloway, che ha vinto i campionati del mondo per tre anni di fila ormai... è una specie di sua caratteristica. Ha appena vinto i campionati del mondo, quindi congratulazioni a lui”. Insomma, un omaggio.
I precedenti: da Caron Butler a Gabriel Jesus
Ma non è certo la prima volta che compare. Se in questo settembre è diventata virale, l’esultanza col gesto del telefono ha origini antiche. In Nba ricordiamo farlo, già dieci anni fa, da Caron Butler. Era diventata decisamente simbolica, al punto da essere ripresa, in Champions, dal difensore del Real Madrid Sergio Ramos dopo un gol. Non l’unico: prima al City e ora all’Arsenal ne ha fatto un marchio Gabriel Jesus. Ma erano sempre rimasti casi piuttosto isolati. Prima che Djokovic, sfottendo Shelton, la rendesse un’icona globale.