Sanabria e lo sputo a Messi: da Totti a Rijkaard, quanti precedenti
di Furio ZaraSalivazione azzerata (alla Fantozzi) anche no. Qua si sputa senza pietà, come lama in preda a una crisi di nervi. Gesto vile assai, tra i più deplorevoli del pianeta-calcio. Infatti tutti (quasi) dopo si scusano. E’ successo di nuovo: Sanabria a Messi, nella notte sudamericana, Argentina-Paraguay, valida per le qualificazioni mondiali. L’attaccante del Torino era appena entrato. Frustrazione, dicono. La Pulce se l’è cavata con eleganza. “Non me ne sono manco accorto, me l’hanno detto nello spogliatoio”. Poi la stilettata, con una goccia di veleno: “Non so neanche chi sia il ragazzo”. La replica del ragazzo Sanabria: “Sembra proprio che io sputi, ma non è così”. Si voleva liberare di qualche succo gastrico in eccesso, mettiamola così.
Totti e Poulsen
Lo sputo più celebre del calcio italiano è stato quello di Totti a Poulsen. Italia-Danimarca, Euro 2004. Esausto dalla marcatura abrasiva del mediano danese, Totti ad un certo punto si girò e lo centrò in piena faccia. Tre turni di squalif…
Salivazione azzerata (alla Fantozzi) anche no. Qua si sputa senza pietà, come lama in preda a una crisi di nervi. Gesto vile assai, tra i più deplorevoli del pianeta-calcio. Infatti tutti (quasi) dopo si scusano. E’ successo di nuovo: Sanabria a Messi, nella notte sudamericana, Argentina-Paraguay, valida per le qualificazioni mondiali. L’attaccante del Torino era appena entrato. Frustrazione, dicono. La Pulce se l’è cavata con eleganza. “Non me ne sono manco accorto, me l’hanno detto nello spogliatoio”. Poi la stilettata, con una goccia di veleno: “Non so neanche chi sia il ragazzo”. La replica del ragazzo Sanabria: “Sembra proprio che io sputi, ma non è così”. Si voleva liberare di qualche succo gastrico in eccesso, mettiamola così.
Totti e Poulsen
Lo sputo più celebre del calcio italiano è stato quello di Totti a Poulsen. Italia-Danimarca, Euro 2004. Esausto dalla marcatura abrasiva del mediano danese, Totti ad un certo punto si girò e lo centrò in piena faccia. Tre turni di squalifica, con sollevazione popolare degli italiani a difesa di Totti. E’ stato provocato, non è colpa sua. Fratelli d’Italia, l’Italia sputò. Ma Totti nella sua autobiografia ha recitato il mea culpa. "Fu una vigliaccata, la cosa più brutta che ho fatto in campo". Va detto che nel calcio - come in tante discipline sportive - l’apparato respiratorio è sottoposto a un intenso lavoro, per cui l’aria che viene inspirata ha una temperatura diversa da quella interna del corpo; sicché viene a crearsi uno scompenso termico tra l’aria che entra e l’aria che esce e insomma, bisogna liberarsene in qualche modo. Gli specialisti parlano di sovraccumulo di muco a livello faringeo. Vabbè, non raccontiamocela. Lo sputo - anche dagli stessi protagonisti - viene considerato il gesto più meschino, il più disgustoso, letteralmente.
Rijkaard a Voeller durante Italia 90
L’olandese Rijkaard sputò sui capelli del tedesco Voeller in una agguerritissima Germania Ovest-Olanda ai Mondiali del 1990. Poi si accapigliarono, espulsi entrambi. In un derby di Roma il brasiliano Antonio Carlos Zago mirò al viso di Simeone e da distanza ravvicinata lo umiliò. Non pago, Zago si scusò per il brutto gesto ma - con un cervellotico senso dell’onore - ammise che sì, “per la maglia della Roma” l’avrebbe rifatto anche subito. Mihajlovic per uno sputo a Mutu si beccò otto giornate di squalifica dall’UEFA. I due anni dopo si ritrovarono alla Fiorentina, uno in campo e l’altro in panchina. Sinisa risolse la questione con l’onestà che lo distingueva. Lo prese da parte e disse: “Quella volta ho sbagliato io e ti chiedo scusa”.
Rosi e Lavezzi, una battaglia da cortile
In un Roma-Napoli del 2011 Rosi e Lavezzi fecero i bulli, come in una battaglia da cortile: il terzino giallorosso sputò addosso all’argentino, che si girò e replicò da par suo, come una fontana che si accende all’improvviso. Pim-pum, pari e patta. Il problema è che nei tempi moderni nulla sfugge all’occhio del Grande Fratello televisivo. Lo juventino Douglas Costa, dopo aver sputato a Di Francesco del Sassuolo, disse che era “fuori di sé” e non si ricordava nemmeno quello che aveva fatto. Tre giornate di squalifica e la difesa del compagno di squadra Evra che in un post scrisse: “Sai che il simbolo della Juve è una zebra, non un lama. Ti sei scusato per il tuo gesto... però la gente non saprà mai cosa ti avrà detto…”. E che dire allora dell’argentino Samuel, che espulse saliva - diciamo così - verso Nedved in un Derby d’Italia del 2005. La prova televisiva inchiodò l’interista: tre turni di stop pure a lui. Samuel per giustificarsi si arrampicò sugli specchi”: “Ho sputato per terra”. Aveva calcolato male la potenza del tiro.