Tonali e le puntate sul suo Milan: rischia uno stop più lungo di Fagioli
di Franco VanniSandro Tonali
Ha ammesso di avere puntato soldi sul calcio, e in particolare sul suo Milan. E per questo la sua posizione è molto più delicata per la giustizia sportiva. Sandro Tonali, indagato nell’inchiesta torinese sulle scommesse illegali, ha deciso di collaborare, come ha già fatto il suo amico Nicolò Fagioli: prima in procura Figc e poi ai magistrati che lo hanno ascoltato martedì a Torino ha confessato quello che sapeva di non poter più nascondere. Anche l’ex milanista oggi al Newcastle mira ad avere una riduzione di pena, ma la sua situazione è più compromessa rispetto a quella di Fagioli, che sulle gare della Juventus e della Cremonese, dove giocava nel 2021/22, non avrebbe mai messo un euro. Fagioli se l’è cavata patteggiando uno stop di sette mesi, più cinque di attività di formazione nelle scuole sul tema della ludopatia: l’analisi del suo cellulare ha confermato la sua versione.
Per Tonali è diverso: scommettere sulle proprie partite può contemplare l’illecito sportivo, punito con 4 a…
Ha ammesso di avere puntato soldi sul calcio, e in particolare sul suo Milan. E per questo la sua posizione è molto più delicata per la giustizia sportiva. Sandro Tonali, indagato nell’inchiesta torinese sulle scommesse illegali, ha deciso di collaborare, come ha già fatto il suo amico Nicolò Fagioli: prima in procura Figc e poi ai magistrati che lo hanno ascoltato martedì a Torino ha confessato quello che sapeva di non poter più nascondere. Anche l’ex milanista oggi al Newcastle mira ad avere una riduzione di pena, ma la sua situazione è più compromessa rispetto a quella di Fagioli, che sulle gare della Juventus e della Cremonese, dove giocava nel 2021/22, non avrebbe mai messo un euro. Fagioli se l’è cavata patteggiando uno stop di sette mesi, più cinque di attività di formazione nelle scuole sul tema della ludopatia: l’analisi del suo cellulare ha confermato la sua versione.
Per Tonali è diverso: scommettere sulle proprie partite può contemplare l’illecito sportivo, punito con 4 anni di pena minima contro i 3 delle scommesse, al netto dei benefici premiali (pena dimezzata se si patteggia prima del deferimento). Ma lui ha garantito di aver puntato quando non era in campo e questo elemento, se confermato, ne alleggerisce la posizione. Secondo i suoi avvocati Marco Feno e Maurizio Scaccabarozzi, Tonali «ha fornito piena collaborazione alle autorità inquirenti chiarendo in modo esauriente la sua posizione». Una circostanza accolta con favore dalla dirigenza del Newcastle, che ha espresso «pieno sostegno». Dal Milan, che ufficialmente non commenta, trapela che la società non fosse a conoscenza della dipendenza da gioco di Tonali nel momento in cui fu ceduto al club inglese per 80 milioni.
Mentre l’inchiesta prosegue, la Federcalcio affronta anche un’altra questione: se (anzi: quando) Tonali fosse (sarà) squalificato, lo stop sarebbe esteso automaticamente anche all’estero? Perché lo fosse andrebbe avviato un procedimento con comunicazione a Uefa e Fifa. Per questo da giorni, la Figc è in contatto continuo con la Uefa: deve trovare un sistema di reciprocità che permetta di non lasciare spazi scoperti. L’idea è farlo il più in fretta possibile, per evitare che possa mai verificarsi una condizione per cui una squalifica di Tonali in Italia non sia subito riconosciuta in Premier.
Nell’indagine penale la procura torinese vuole capire se i giocatori cercassero in qualche modo di indirizzare le partite, circostanza che al momento non è emersa. Fagioli, che ha accumulato debiti per oltre tre milioni di euro, ha raccontato di aver chiesto 40 mila euro in prestito ai compagni Radu Dragusin e Federico Gatti. E proprio Gatti è uno dei nuovi nomi fatti ieri da Fabrizio Corona a Striscia la notizia come potenzialmente coinvolti nel giro delle scommesse, insieme al laziale Nicolò Casale e al romanista Stephan El Shaarawy, ma non c’è alcun riscontro nell’indagine per nessuno dei tre: si muovono gli avvocati. Quelli di El Shaarawy, Matteo Uslenghi e Federico Venturi Ferriolo: «Stephan e le scommesse, di qualunque tipo, non hanno niente da spartire. Non ha mai scommesso né gli è mai interessato farlo». Quello di Casale, Guido Furgiuele: «Non hai scommesso su una competizione sportiva e ha consacrato la sua vita sempre e solo all’impegno sportivo». E quelli di Zalewski, pure lui tirato in ballo senza conferme.