✕

Raphael Dwamena, morto dopo un malore in campo in Albania. Aveva segnato all’Inter in amichevole

Raphael Dwamena. Foto: Werner100359 via Wikimedia Commons

 
Il giocatore, 28 anni, era già stato salvato in due occasioni da un defibrillatore sottocutaneo. “Se morirò sarà per volere di Dio”, diceva
1 minuti di lettura

Raphael Dwamena aveva 28 anni, era il capocannoniere del campionato albanese e sabato è collassato in campo. Era il 24’ della partita del suo Egnatia contro il Partizani e non si sarebbe più ripreso. Nemmeno in ospedale, dove è stata accertata la sua morte «nonostante tutti gli sforzi per riportarlo in vita», come ha spiegato la federcalcio albanese.

"Se morirò sarà la volontà di Dio”

In Italia abbiamo assistito in tv alla morte di Piermario Morosini del Livorno; in Spagna, a Siviglia, quella di Antonio Puerta resta una ferita dolorosa. L’immagine vista sabato è stata tragicamente simile, con la differenza che il calciatore sapeva a cosa stesse andando incontro. I dottori, infatti, avevano già chiesto a più riprese a Dwamena di smettere col calcio: troppo rischioso con i problemi cardiaci di cui soffriva da anni e che l’avevano obbligato a farsi impiantare un defibrillatore. Lui non li ascoltò: «Se morirò, sarà la volontà di Dio», diceva un anno fa, quando era già crollato in campo al…

Raphael Dwamena aveva 28 anni, era il capocannoniere del campionato albanese e sabato è collassato in campo. Era il 24’ della partita del suo Egnatia contro il Partizani e non si sarebbe più ripreso. Nemmeno in ospedale, dove è stata accertata la sua morte «nonostante tutti gli sforzi per riportarlo in vita», come ha spiegato la federcalcio albanese.

"Se morirò sarà la volontà di Dio”

In Italia abbiamo assistito in tv alla morte di Piermario Morosini del Livorno; in Spagna, a Siviglia, quella di Antonio Puerta resta una ferita dolorosa. L’immagine vista sabato è stata tragicamente simile, con la differenza che il calciatore sapeva a cosa stesse andando incontro. I dottori, infatti, avevano già chiesto a più riprese a Dwamena di smettere col calcio: troppo rischioso con i problemi cardiaci di cui soffriva da anni e che l’avevano obbligato a farsi impiantare un defibrillatore. Lui non li ascoltò: «Se morirò, sarà la volontà di Dio», diceva un anno fa, quando era già crollato in campo altre due volte.

I problemi al cuore scovati nel 2017

Ghanese, era arrivato in Europa nel 2014 e i suoi problemi al cuore li aveva scoperti il Brighton nel 2017, durante delle visite mediche che non superò, facendo fallire il trasferimento dallo Zurigo. Dwamena continuò comunque a giocare. Nel 2018 andò al Levante, che per averlo spese più di quanto aveva mai fatto per un singolo giocatore, 6,2 milioni di euro. Finì un anno dopo al Saragozza, dove i dottori lo obbligarono a scegliere: farsi impiantare il defibrillatore o smettere. Optò per la prima e, poco dopo, con quella stessa maglia collassò in campo, venendo salvato proprio dal dispositivo. Sarebbe successo almeno un’altra volta prima di ieri, sempre in campo, con gli austriaci del Blau-Weiss Linz.

In Italia non sarebbe accaduto, dato che qui non si può giocare con un defibrillatore sottocutaneo. Non è così ovunque: per questo Christian Eriksen si è trasferito in Inghilterra dopo il malore che l’ha colpito all’ultimo Europeo, mentre era tesserato dall’Inter.

Oltre ai dottori, anche le persone a lui più care avevano provato a farlo venire a patti con la realtà, senza successo. «Tutti gli diciamo: “Ti prego, smettila, è troppo pericoloso”. Intanto il suo cuore diventa ogni giorno più debole. È una bomba a orologeria», aveva avvertito un suo amico.

Il gol all’Inter

Dwamena aveva giocato anche nella nazionale ghanese, segnando due reti. Quest’anno era già a quota 12. Uno degli ultimi gol della sua vita li ha segnati all’Inter con il suo Egnatia, durante un’amichevole dello scorso agosto. I nerazzurri, che quel giorno vinsero 4-2, hanno espresso il loro cordoglio per la sua scomparsa.

Leggi i commenti