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Altezza non è mezza bellezza: ma dopo la Bundesliga la serie A è il torneo dei giganti

Gianluca Scamacca, attaccante dell'Atalanta alto 1,95

Gianluca Scamacca, attaccante dell'Atalanta alto 1,95

 

L’Osservatorio del calcio pubblica la classifica mondiale dei club in base all’altezza dei titolari: tedeschi leader, Italia seconda con 184 cm di media. Verona e Atalanta svettano, Napoli e Inter tra le più basse

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Avere la squadra più alta del mondo non basta per superare il preliminare di Conference League con un club lettone. Nemmeno avere l’agilità che può derivare dall’avere l’undici meno alto (più basso) del mondo aiuta a superare due turni nella Coppa dell’Imperatore in Giappone. Ma chissà se c’è una relazione tra il fatto che la squadra meno alta in Italia (comunque un rispettabile 181,35 centimetri di media) in tempi migliori di adesso abbia vinto lo scudetto: il Napoli ovviamente, dove la qualità di Mario Rui (168 cm), Lobotka (170), Politano (171), Raspadori (172) non si sintetizza certo coi centimetri. Di sicuro una delle statistiche più affascinanti ma meno utili a capire il valore di una squadra è stata realizzata dal CIES Football Observatory, che ha elaborato la classifica mondiale delle altezze medie dei titolari schierati tra l’attuale e la passata stagione.

L’inutile primato degli ungheresi del Kecskemeti

Sotto esame non è finito un numero esiguo di squadre, ma tutte quelle che appartengono a 53 leghe: sia la prima che la seconda serie sono state studiate in Italia (A e B), Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, e ai Big Five sono stati aggiunti, tra gli altri, Thailandia, Qatar, Cina, Bielorussia. Una montagna di dati, che ha prodotto come leader mondiali gli europei, 182,6 contro i 181,4 della media mondiale, e a livello di club gli ungheresi di Kecskemeti, con un’altezza media di 187,13 cm: in attacco schierano Barna Toth, una punta da quasi due metri (198), peccato che in estate siano usciti con il Riga nel tentativo di accedere alla Conference. Girando il mondo al contrario, le tre squadre meno alte del pianeta arrivano tutte dallo stesso campionato: quello giapponese. Ma se Sagan Tosu e Albirex Niigata, prima e seconda in questa speciale classifica, navigano tra centro e bassa classifica, lo Yokohama ha concluso il torneo al secondo posto.

Cinque squadre tedesche nella Top 10

Se nel Sol Levante si può intuire una leggera tendenza che si abbina al calcio giapponese (con la velocità e agilità hanno battuto la Germania ai Mondiali), proprio la Bundesliga cala i suoi marcantoni nella classifica dei Big 5: tra i primi dieci delle leghe più quotate d’Europa ben cinque squadre sono tedesche. Sono Hoffenheim (186,92, poco al di sotto degli ungheresi), Heidenheim (186,59), Colonia (186,35), Borussia Dortmund (185,77), Stoccarda (185,77). Come se le teorie di Gianni Brera sulla supremazia fisica delle squadre del nord fossero attualissime ancora adesso. Per capire, l’Heidenheim ha schierato il 65 % dei giocatori nella fascia oltre 1,86 metri, nell’ultima partita giocarci contro significava trovare una muraglia di difensori guidata da Patrick Mainka, un metro e 94.

Milan Djuric del Verona (1,99)

Milan Djuric del Verona (1,99)

 (fotogramma)

Verona e Atalanta da iscrizione alla Bundesliga

Ma la sorpresa arriva al secondo posto: accanto ai danesi, performance prevedibile, si installa la serie A dove si viaggia abbondantemente sopra il metro e 84. Anche in questo caso, altezza non è mezza bellezza, perché se uno gira la classifica al contrario trova il Napoli con lo scudetto sul petto, la Fiorentina e l’Inter, dove uomini-chiave con Lautaro, Barella e Di Marco vantano tra il metro e 74 e 75. Ma l’altezza di Verona e Atalanta è da iscrizione immediata alla Bundesliga. In attacco l’Hellas cala i quasi due metri di Milan Djuric, e in difesa i centrali Magnani-Hien ti attendono con fisici dal metro e 90 in su. Nell’Atalanta c’è ben poco spazio per chi è sotto il metro e 80, d’altronde il centravanti Scamacca raggiunge 1,95 metri.


Nella mole di dati che ha reso possibile la buffa classifica, sembra emergere comunque una tendenza: il calcio non è più lo sport a cui possono giocare tutti, ma proprio tutti. Per affrontare gli stangoni schierati in campo ed emergere serve sempre più un fisico bestiale.

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