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Il calcio durante la guerra, illusione di una bella storia

La rubrica “È sempre domenica”
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Per la serie “Rovinateci anche questa bella storia con la verità”: non è mai esistita la partita di pallone tra soldati nemici durante le feste natalizie del 1914, nel corso della prima guerra mondiale. La tregua, quella sì. Una sfera su un campo fangoso, forse. Ma una partita tra inglesi e tedeschi, impossibile. The Athletic ha ripercorso le tracce del mito fino ad arrivare a quella che, ci piaccia o no (e non ci piace), dovrebbe essere la realtà storica. Più che il gioco del calcio, quello del telefono senza fili dove il passaparola distorce il messaggio iniziale. All’inizio c’era una serie spontanea di interruzioni dei combattimenti, a macchia di leopardo: qua sparavano, là si fermavano e (come dimostrano alcune fotografie) gli ufficiali si incontravano e scambiavano sigarette mentre nelle trincee ci si concedeva un riposo di qualche ora.

Poi venne la palla, sbucata misteriosamente tra l’equipaggiamento bellico. Un sacchetto di sabbia annodato stretto. Una lattina contenente cibo i…

Per la serie “Rovinateci anche questa bella storia con la verità”: non è mai esistita la partita di pallone tra soldati nemici durante le feste natalizie del 1914, nel corso della prima guerra mondiale. La tregua, quella sì. Una sfera su un campo fangoso, forse. Ma una partita tra inglesi e tedeschi, impossibile. The Athletic ha ripercorso le tracce del mito fino ad arrivare a quella che, ci piaccia o no (e non ci piace), dovrebbe essere la realtà storica. Più che il gioco del calcio, quello del telefono senza fili dove il passaparola distorce il messaggio iniziale. All’inizio c’era una serie spontanea di interruzioni dei combattimenti, a macchia di leopardo: qua sparavano, là si fermavano e (come dimostrano alcune fotografie) gli ufficiali si incontravano e scambiavano sigarette mentre nelle trincee ci si concedeva un riposo di qualche ora.

Poi venne la palla, sbucata misteriosamente tra l’equipaggiamento bellico. Un sacchetto di sabbia annodato stretto. Una lattina contenente cibo in scatola. Macché, vero cuoio. La portarono i tedeschi. No, gli inglesi. Si fecero le porte con cappelli (o cappotti) distanziati. Scesero in campo a decine. Il confronto “ufficiale” ebbe luogo nell’attuale Mesen, in Belgio. Fritzes contro Tommies e i primi ebbero la meglio 3 a 2, dopo di che il nonno tenente di Lineker ebbe a dire la famosa frase: “Il calcio è quella pausa della vita in cui 22 uomini rincorrono un pallone e vince la Germania”. La guerra, fortunatamente per il secolo scorso, era destinata a un risultato diverso e ricorrente.

La verità sta spesso sotto una pila di rivestimenti prodotti dal tempo, dalla fantasia e dalla volontà di sopravvivenza del bene. Restaurando un dipinto datato 1919 del pittore americano John Singer Sargent dal titolo “Gassati” hanno fatto una curiosa scoperta. Sullo sfondo, oltre i soldati morti e quelli feriti, se ne vedono alcuni (in pantaloncini) che giocano a pallone. Ogni forma d’arte è soggetta a interpretazione. Che cosa trasmette quel particolare del quadro: speranza? O indifferenza? Che senso vogliamo dare alla frase “si gioca, nonostante tutto”? In Ucraina si disputano partite che durano 4 ore: gli intervalli sono dettati dalle sirene che annunciano bombardamenti. Un’amichevole con i russi è nel calendario dell’impossibile. Quando tornerà in campo la squadra mista di bambini israeliani e palestinesi? Ci sarà la tregua olimpica durante i Giochi di Parigi la prossima estate? O se la racconteranno per decenni, prima che l’illusione di una bella storia sia sconfitta dalla verità?

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