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Le due sfide di Lotito contro arbitri e Figc: esposto in Procura e ricorso in Europa

L'arbitro Di Bello mostra il rosso a Pellegrini

 (ansa)
Di Bello paga gli errori durante Lazio-Milan. Il presidente biancoceleste ne fa un affare politico
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Roma. Non parlava della direzione di gara, né degli errori subiti dalla sua Lazio. Claudio Lotito, venerdì sera, parlava di politica sportiva. E l’obiettivo non era lo sciagurato arbitro Di Bello, capace di espellere tre laziali contro il Milan e farsi fermare per almeno un mese dal designatore Rocchi: l’obiettivo era la Federcalcio e il suo presidente, Gabriele Gravina. Anzi, lo è. E lo sarà almeno fino alle elezioni del presidente della Figc in calendario tra un anno. Lotito ha trascorso la mattinata con i propri legali come a voler dar seguito a quel messaggio: “La credibilità del sistema calcio sta venendo meno e la Lazio potrà la questione nelle sedi opportune”. Quali sarebbero, dunque? Esclusa l’interrogazione parlamentare (Lotito è senatore di Forza Italia) il presidente laziale pensa ad altro: da un esposto in procura nacque Calciopoli, Lotito pensa probabilmente a qualcosa del genere, anche se bisogna studiare chi possa presentarlo. Non un tesserato: violerebbe la clausola co…

Roma. Non parlava della direzione di gara, né degli errori subiti dalla sua Lazio. Claudio Lotito, venerdì sera, parlava di politica sportiva. E l’obiettivo non era lo sciagurato arbitro Di Bello, capace di espellere tre laziali contro il Milan e farsi fermare per almeno un mese dal designatore Rocchi: l’obiettivo era la Federcalcio e il suo presidente, Gabriele Gravina. Anzi, lo è. E lo sarà almeno fino alle elezioni del presidente della Figc in calendario tra un anno. Lotito ha trascorso la mattinata con i propri legali come a voler dar seguito a quel messaggio: “La credibilità del sistema calcio sta venendo meno e la Lazio potrà la questione nelle sedi opportune”. Quali sarebbero, dunque? Esclusa l’interrogazione parlamentare (Lotito è senatore di Forza Italia) il presidente laziale pensa ad altro: da un esposto in procura nacque Calciopoli, Lotito pensa probabilmente a qualcosa del genere, anche se bisogna studiare chi possa presentarlo. Non un tesserato: violerebbe la clausola compromissoria.

Il progetto della A come la Premier

Certo nella Lazio si sono convinti che l’arbitraggio sia la conseguenza della battaglia politica contro la Federcalcio. Lotito infatti è l’ispiratore del progetto di separazione in “stile Premier League”, come ha detto a Repubblica. E in fondo la Serie A ha votato una delibera per seguire questa strada. L’obiettivo è di chiedere alla Corte di giustizia europea un pronunciamento sulla possibile “scissione” in stile Superlega. Pur sapendo quanto sia impraticabile oggi per club indebitatissimi, divisi tra loro, incapaci di fare sistema né di darsi regole. Ma sarebbe uno strumento di pressione politica contro il suo nemico giurato Gravina. Lotito ha l’appoggio della Serie A. Il delegato di una delle 20 squadre, lasciando via Rosellini a Milano un mese fa dopo l’incontro con il presidente federale, sussurrò: "L’unica cosa su cui sono tutti d’accordo è di far fuori Gravina”. In effetti, con significative eccezioni all’interno dell’assemblea, tantissime sono le squadre pronte a far la guerra contro il numero uno del calcio italiano.

L’asse di Lotito con Trentalange

In questo quadro, gli arbitri possono diventare una delle teste d’ariete per indebolire dall’interno la Federcalcio e il suo presidente. Anche qui la questione è politica. Nell’Associazione italiana arbitri l’elemento più importante sono le varie sezioni locali: politicamente influentissime, votano il presidente e spingono ognuna i propri arbitri. Le carriere diventano strumento di pressione ed esercizio del potere. Lotito ha da tempo fatto asse con l’ex presidente dell’Associazione arbitri Trentalange e il suo ispiratore Duccio Baglioni, disarcionati dal “caso D’Onofrio”, l’arbitro-narcos ex procuratore nazionale degli arbitri. I due puntano, nelle elezioni del 2025, a tornare alla presidenza, magari candidando la delfina Katia Senesi. Lotito si è impegnato a sostenere la loro battaglia perché l’Aia abbia una maggiore indipendenza e più soldi. Chi non è con loro, invece, invoca la candidatura del designatore Rocchi, sostenuto dal rappresentante degli arbitri di Serie A Orsato. E da Gravina. Rocchi non ha affatto sciolto le riserve (anzi) ma è forse l’unico vero avversario del duo Trentalange-Baglioni. Mentre le rivelazioni “esplosive” che coinvolgono il movimento arbitrale centrano regolarmente i nemici politici dei due oppositori.

Tutto questo, tra cavalieri mascherati e confessioni shock, da mesi incendia l’Associazione arbitri dall’interno e spacca il mondo dei direttori di gara. Di certo non sta favorendo il loro rendimento, il permaloso Marchetti di ieri sera in Torino-Fiorentina è solo l’ultima immagine nella galleria degli orrori stagionali. Che fa arrabbiare tutti, ma a qualcuno potrebbe essere utile.

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