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Yamal o Zaire-Emery i nuovi fenomeni, l’Italia del futuro è già in ritardo

Simone Pafundi 
Da Casadei a Baldanzi e Pafundi il nostro calcio fatica a scovare nuovi campioni
2 minuti di lettura

È uno strano futuro, sembra nato già vecchio. Lo attraversano tanti calciatori italiani a cui si impedisce la gioventù, quella cosa fatta di molte occasioni sbagliate in attesa di diventare, possibilmente, adulti. Lo hanno ribadito questi giorni di calcio internazionale in cui abbiamo ammirato, al solito, i diademi degli altri.

Tommaso Baldanzi (agf)

All’età in cui i nostri figli vanno al liceo, quegli altri vanno al Real Madrid. Mentre i ragazzi italiani di belle speranze svernano in panchina, in tribuna o all’estero, il 16enne Lamine Yamal, spagnolo del Barcellona, è già una star da 200 milioni di euro (li ha offerti, invano, il Psg). E quando quel matusalemme di Mbappé andrà davvero al Real, il pubblico parigino lo avrà già dimenticato grazie agli estri di Warren Zaire-Emery, 18enne sfavillante che abita a centrocampo ma occupa l’intero condominio della squadra.

Se poi andiamo all’u…

È uno strano futuro, sembra nato già vecchio. Lo attraversano tanti calciatori italiani a cui si impedisce la gioventù, quella cosa fatta di molte occasioni sbagliate in attesa di diventare, possibilmente, adulti. Lo hanno ribadito questi giorni di calcio internazionale in cui abbiamo ammirato, al solito, i diademi degli altri.

Tommaso Baldanzi (agf)

All’età in cui i nostri figli vanno al liceo, quegli altri vanno al Real Madrid. Mentre i ragazzi italiani di belle speranze svernano in panchina, in tribuna o all’estero, il 16enne Lamine Yamal, spagnolo del Barcellona, è già una star da 200 milioni di euro (li ha offerti, invano, il Psg). E quando quel matusalemme di Mbappé andrà davvero al Real, il pubblico parigino lo avrà già dimenticato grazie agli estri di Warren Zaire-Emery, 18enne sfavillante che abita a centrocampo ma occupa l’intero condominio della squadra.

Se poi andiamo all’ufficio anagrafe Uefa e ci mettiamo in coda allo sportello dei certificati di nascita, scopriremo che autentici campioni come Jude Bellingham, Jamal Musiala e Florian Wirtz oscillano ormai tra i 20 e 21 anni, età che ai calciatori italiani sembra proibita, come se un maleficio l’avesse cancellata. Non si riescono più a trovare ragazzi di quell’età convocabili nella nazionale di categoria. Come disse Paolo Nicolato quando guidava, appunto, l’Under 21 azzurra, «tra poco si dovranno cercare in Serie C».

Sul futuro siamo in ritardo, lo abbiamo preso in giro. Basti l’esempio di Simone Pafundi, del quale l’ex ct Mancini disse: «È un talento incredibile, per me c’è Pafundi e poi tutti gli altri». Ebbene, il ragazzo nato a Monfalcone e cresciuto a Udine, per giocare è andato al Losanna. Senza offesa, non proprio il cuore del calcio.

Oppure Francesco Camarda, che quando aveva 15 anni, 8 mesi e 15 giorni (era il 25 novembre scorso), con la maglia del Milan diventò il più giovane esordiente in serie A della storia. Nemmeno Rivera e Paolo Maldini c’erano riusciti. Ma dopo? Panchina, aspettare e poi si vedrà.

Francesco Camarda 

Per non invecchiare senza mai essere stato giovane, Cesare Casadei è passato dall’Inter al Chelsea, dove però non ha avuto spazio: per lui, sei mesi al Leicester e ritorno a Londra, dov’è riserva. Anche Tommaso Baldanzi, alla Roma, resta a guardare: riserva in giallorosso e nella Under 21. Girare al largo non sempre giova: Wilfried Gnonto è al Leeds, ha 20 anni e fa parte delle foche monache del nostro calcio, cioè gli attaccanti quasi estinti: una grana che andrà ben oltre i prossimi Europei.

«Un giocatore è davvero maturo tra i 25 e i 26 anni, serve un percorso, non si scappa» dice Massimiliano Allegri, che pure in questi anni ha lanciato nella Juve non pochi giovani. Intanto, la media presenze in A dei nostri Under 21 è la più bassa tra i cinque principali campionati: ma i ragazzi giocano poco perché hanno poco talento, o hanno poco talento perché giocano poco?

«Il talento s’impara per strada, dove nessun italiano calcia più un pallone», ripete Roberto Mancini, ma forse non è solo questo. Dopo il primo spareggio mondiale perso, e anche dopo il secondo, la Figc promise una riforma che non è mai avvenuta. Non è stato creato il gruppo di lavoro permanente promesso, anche se l’introduzione delle formazioni Under 23 ha ampliato qualche prospettiva, almeno per Juventus e Atalanta, le uniche ad aver aderito al progetto, la Youth League sposta poco. Per cercare vivai d’avanguardia bisogna andare in Belgio, Austria e Portogallo. L’Italia? È diventata provincia del futuro.

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