Sainz, Tuchel e quelli che si divertono al bar dell’ultima spiaggia
di Gabriele RomagnoliC’è una domanda impossibile che viene fatta spesso, per gioco: preferiresti conoscere la data esatta della tua fine per poterti così regolare o andare avanti con serena incoscienza? I più scelgono la seconda ipotesi. Per gli sportivi, invece, pare preferibile la prima. Prendete Carlos Sainz e Thomas Tuchel. Ma quanto si divertono al bar dell’ultima spiaggia. Il primo, da quando ha saputo che l’anno prossimo cederà il volante a Lewis Hamilton, ha staccato il piede dal freno, come già aveva fatto in precedenza, nell’ultima stagione annunciata alla McLaren. Sembra divertirsi un mondo a solleticare Charles Leclerc, insinuando il dubbio di aver sbagliato cavallino. Quanto all’allenatore tedesco, rimandato l’esonero a fine stagione, ha rimesso insieme i pezzi del Bayern Monaco, fatto pace con chi era in guerra (Kimmich gli ha segnato il gol partita con l’Arsenal), ridotto gli obiettivi a uno (la Champions), andando a giocarsela a Madrid.
Perché l’ultima spiaggia sia una piacevole vacanza e …
C’è una domanda impossibile che viene fatta spesso, per gioco: preferiresti conoscere la data esatta della tua fine per poterti così regolare o andare avanti con serena incoscienza? I più scelgono la seconda ipotesi. Per gli sportivi, invece, pare preferibile la prima. Prendete Carlos Sainz e Thomas Tuchel. Ma quanto si divertono al bar dell’ultima spiaggia. Il primo, da quando ha saputo che l’anno prossimo cederà il volante a Lewis Hamilton, ha staccato il piede dal freno, come già aveva fatto in precedenza, nell’ultima stagione annunciata alla McLaren. Sembra divertirsi un mondo a solleticare Charles Leclerc, insinuando il dubbio di aver sbagliato cavallino. Quanto all’allenatore tedesco, rimandato l’esonero a fine stagione, ha rimesso insieme i pezzi del Bayern Monaco, fatto pace con chi era in guerra (Kimmich gli ha segnato il gol partita con l’Arsenal), ridotto gli obiettivi a uno (la Champions), andando a giocarsela a Madrid.
Perché l’ultima spiaggia sia una piacevole vacanza e non un confino bisogna esserci mandati dagli altri e non da sé stessi. Altrimenti, come accade a Klopp e Xavi, si rischia di voler strafare, sognando di lasciare il porto di Liverpool o Barcellona con i fuochi d’artificio e rischiando un finale di ceneri. O di macerarsi nei tormenti di aver fatto la scelta sbagliata. Ancora peggio è camminarci non sapendo se sarà davvero l’ultima (ma sì che lo sai), illudendosi che se trovi una perla nella sabbia ti concederanno di arrivare alla prossima (no che non lo faranno). Pioli, per dire, ma anche un po’ Allegri procedono (e non da questa settimana) con l’andatura da dead man walking. C’è sempre la possibilità di una telefonata del governatore che concede la grazia (se vinci il derby 3 a 0, se alzi la coppa Italia), ma l’eredità migliore che si possa lasciare a chi ti ha fatto fuori è un rimpianto, con una punta di rimorso, quanto basta. Patti chiari, amicizia corta: arriviamo alla scogliera e ciao. C’è la questione dei soldi, ma con lo stress poi non te li godi. Vuoi mettere lo splendore di un tempo sospeso, la pressione che scompare come un’emicrania dopo l’analgesico, la leggerezza derivante dal sapere che comunque vada non sarà un successo? Non è detto che morire prima di morire sia poi un male. Ti giochi ogni partita o corsa non come se fosse l’ultima, ma come fosse stata già giocata. E come disse un’attrice, impegnata in una serie televisiva di successo, ma il cui personaggio era volato dalla finestra alla fine della seconda stagione: “Mai stata tanto popolare come da quando sono morta!”.