✕

I Ricchi e Poveri e l’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia

La rubrica “È sempre domenica”
1 minuti di lettura

Che sarà? Sarà la tradizione, quella di far cantare l’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia. Non vorrete smettere proprio ora, con quell’incipit sui fratelli d’Italia e dopo la fiction dedicata dal servizio pubblico a Goffredo Mameli. Eppur qualcosa stona. Il dj della circostanza è ondivago. L’anno scorso scelse Gaia Gozzi, giovane vincitrice del programma Amici, mentre quest’anno pare avesse intenzione di fare un salto indietro di mezzo secolo ingaggiando i Ricchi e Poveri, che da tempo “tirano” la minima, una pensione da mille euro al mese, cui aggiungono i cachet di 100 concerti l’anno. Non sarebbe stata una brutta idea.

I Ricchi e Poveri sono più nazionalpopolari della Coppa stessa. Quando si misero insieme il presidente del consiglio era Aldo Moro e a Sanremo (era l’anno del suicidio di Luigi Tenco) vinse Claudio Villa. Poi hanno avuto più scissioni e riduzioni della sinistra. Hanno una denominazione interclassista che allude vagamente alle finaliste di quest’anno, Ju…

Che sarà? Sarà la tradizione, quella di far cantare l’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia. Non vorrete smettere proprio ora, con quell’incipit sui fratelli d’Italia e dopo la fiction dedicata dal servizio pubblico a Goffredo Mameli. Eppur qualcosa stona. Il dj della circostanza è ondivago. L’anno scorso scelse Gaia Gozzi, giovane vincitrice del programma Amici, mentre quest’anno pare avesse intenzione di fare un salto indietro di mezzo secolo ingaggiando i Ricchi e Poveri, che da tempo “tirano” la minima, una pensione da mille euro al mese, cui aggiungono i cachet di 100 concerti l’anno. Non sarebbe stata una brutta idea.

I Ricchi e Poveri sono più nazionalpopolari della Coppa stessa. Quando si misero insieme il presidente del consiglio era Aldo Moro e a Sanremo (era l’anno del suicidio di Luigi Tenco) vinse Claudio Villa. Poi hanno avuto più scissioni e riduzioni della sinistra. Hanno una denominazione interclassista che allude vagamente alle finaliste di quest’anno, Juventus e Atalanta. Anche se i ricchi sono meno ricchi e durante la settimana sono rimasti a casa davanti al televisore, mentre i poveri sono meno poveri e da tempo viaggiano in Europa. Ora, per la gioia di chi voleva togliere loro il passaporto, sono a un gol dal biglietto per Dublino, finale di Europa League.

E internazionali sono anche i due rimasti nel complesso genovese, amatissimi in Russia, benché facciano sapere di non aver mai cantato per Putin, “soltanto per Medvedev, allora presidente”, non il tennista. È quello che ogni tanto minaccia un attacco nucleare all’Europa. Tuttavia pare che l’idea sarà abbandonata. Forse si teme la reazione del pubblico. L’Olimpico è dissacrante. Nel 2013 il coreano PSY spopolava in tutto il mondo con il tormentone Gangnam Style, ma esibendosi prima di Lazio-Roma riuscì a mettere d’accordo le opposte tifoserie che lo fischiarono all’unisono.

Poi c’è un’altra remora. I Ricchi e Poveri sono negli stadi di tutta Italia e del mondo con versioni adattate della loro Sarà perché ti amo (Sarà perché tifiamo). Il testo è del sostenitore viola Pupo e infatti è una specie di inno della Fiorentina. La curva interista la dedicava ad Adriano (un giocatore/che tira bombe a mano), quella del Bayern evoca una droga appena presa (la rima funziona in tedesco) ma quella del Milan (e altre) concludono che chi non canta o non salta appartiene a una delle tifoserie che si giocano la Coppa e l’offende. L’Italia s’è desta, poi s’è divisa e neppure per una cantata prima di un gioco riesce a mettere insieme ricchi e poveri.

Leggi i commenti