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Il pentimento di Sandro Tonali: “Scommettere ti strappa via amicizie e rapporti. Resti solo fino a che qualcuno ti ferma”

Sandro Tonali 
Il centrocampista del Newcastle, ex del Milan, sta scontando i dieci mesi di squalifica inflitti dalla Figc. A Bari ha incontrato i bambini della scuola calcio Levante Azzurro
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BARI — La sintesi è di un ragazzino che avrà avuto 12 anni, non di più, la maglia ancora sudata incollata sulle spalle, ha la postura di un’ala veloce, ed è mancino perché con la sinistra tiene la penna per farsi firmare un autografo: “Hai una dote, hai fatto tanti sacrifici, ci riesci. E poi fai una cosa così da imbecille?”.

Sandro Tonali era, forse è, magari sarà (ogni tempo verbale in questa storia ci sta bene) uno dei migliori centrocampisti italiani degli ultimi venti anni. Probabilmente il migliore oggi, con il plus di abbinare alle doti calcistiche quelle che piacciono ai tifosi – la grinta, il cuore – tanto che quando è andato via dal suo Milan sembrava un lutto impossibile da superare. Lo sarebbe stato. E forse lo è ancora.

Forse, perché poi è successa quella cosa che ha portato Sandro Tonali in un pomeriggio di maggio, qui a Bari, nel campo di una scuola calcio di élite, la Levante Azzurro, accanto al suo presidente (Raffaele Cesario) e con un centinaio di ragazzini ordinati…

BARI — La sintesi è di un ragazzino che avrà avuto 12 anni, non di più, la maglia ancora sudata incollata sulle spalle, ha la postura di un’ala veloce, ed è mancino perché con la sinistra tiene la penna per farsi firmare un autografo: “Hai una dote, hai fatto tanti sacrifici, ci riesci. E poi fai una cosa così da imbecille?”.

Sandro Tonali era, forse è, magari sarà (ogni tempo verbale in questa storia ci sta bene) uno dei migliori centrocampisti italiani degli ultimi venti anni. Probabilmente il migliore oggi, con il plus di abbinare alle doti calcistiche quelle che piacciono ai tifosi – la grinta, il cuore – tanto che quando è andato via dal suo Milan sembrava un lutto impossibile da superare. Lo sarebbe stato. E forse lo è ancora.

Forse, perché poi è successa quella cosa che ha portato Sandro Tonali in un pomeriggio di maggio, qui a Bari, nel campo di una scuola calcio di élite, la Levante Azzurro, accanto al suo presidente (Raffaele Cesario) e con un centinaio di ragazzini ordinati davanti. Non è una festa. Ma un’espiazione. Sandro Tonali è stato beccato con le mani nella marmellata: scommetteva compulsivamente sugli sport e sul calcio anche, motivo per cui è stato squalificato. Non alterava risultati, niente scommesse clandestine, nessun toto nero che oggi si chiama match fixing. Non era un delinquente. Ma una persona che aveva bisogno di aiuto. Non era un reato. Ma una patologia: Sandro Tonali era un malato di gioco.

In questi mesi si è curato (se con risultati, lo si capirà soltanto in futuro) e oggi, per espiare la sua colpa con la Figc che lo ha squalificato (è stato fermo un anno, perderà gli Europei, perderà un pezzo della prossima stagione al Newcastle dove si era appena trasferito) gira tra i ragazzini delle scuole calcio d’Italia a spiegare che no, non sempre è tutto facile come sembra. Anche in un campo di calcio ci si può perdere. “Magari tra voi c'è qualcuno che scommette e non lo dice, perché spesso ci si chiude in se stessi. Quando però giochi e hai uno stipendio alto, avere a che fare con il gioco d'azzardo è un rischio dietro l'angolo. Io mi sono nascosto e ho sbagliato. Non ti fermi tu da solo, ti fermano gli altri. E puoi anche compromettere amicizie, rapporti e lavoro. Questi sono alcuni dei rischi più grandi".

Amicizia è una parola che il campione della nazionale ripete con buona frequenza. “In questi anni in cui tutto è sembrato perfetto, quello che mi è mancato di più è stato non poter passare il tempo che avrei voluto con i miei amici di sempre. Quelli del campetto, della scuola, quelli con cui alla fine, anche ci gioca a calcio come me e ha potuto toccare il cielo con un dito, è legato dai ricordi più belli. Perché quello che di bello succederà, vi capiterà qui” dice Tonali, guardando il rettangolo verde e quei ragazzini addossati uno sopra l’altro, che sì sicuramente nella vita si perderanno, ma in fondo non lo faranno mai. Fuori alle reti ci sono i genitori, con i telefonini in mano. Non lo dicono: ma almeno uno su due spera di avere un Tonali in casa.

Lo sa una giovane psicologa della Federcalcio, che sta accompagnando il calciatore in questo tour. Annuisce quando l’ex numero 8 del Milan parla: “Non caricate questi ragazzi di aspettative” dice, e sembra non parlare soltanto a quelle mamme e quei papà. “Non chiedetegli troppo. Sembra una banalità dire, “fateli divertire” ma davvero è così. Perché poi questo tempo e soprattutto questo insegnamento non torna indietro. Alzare troppo l’asticella è sempre un problema. Il successo lo costruisci giorno dopo giorno, con il talento e soprattutto i sacrifici. Per me è stato così. Ma nel momento in cui arrivi ad altissimi livelli, devi sapere che non basta, devi essere pronto. E questo si impara ora: io mi sono ritrovato da avere niente ad avere tutto in poco tempo. Forse non ero pronto. E allora ho capito che anche in una vita perfetta bisogna avere la forza e il coraggio di affrontare i problemi. Anche per questo, oggi sono qui”.Non un campo della Premiere League. Non in un allenamento prima dei campionati europei. Ma in una scuola calcio di Bari, sullo sfondo un vecchio Acquapark, davanti a centinaia di bambini che forse non ce la faranno. Ma sono stati felici.

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