Klopp e lo straordinario addio a Liverpool: “Non camminerò mai più da solo”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Le grandi storie d’amore devono finire, se no che storie d’amore sarebbero? Jürgen Klopp aveva pianto in pubblico nel lasciare Magonza per il Dortmund, poi registrato un video per i gialloneri una volta deciso di essere adottato da Liverpool. Ieri, invece, il 56enne tecnico tedesco ha detto addio ad Anfield col sorriso, al termine di una giornata indimenticabile. Per tutti.
Klopp nella leggenda
Perché, dopo nove anni, Klopp è entrato nella leggenda di Liverpool, al pari di divinità operaie come Bill Shankly e Bob Paisley, e poi di Kenny Dalglish, pure lui ieri presente con la dirigenza. Perché Jürgen è stato anche un operaio di questa città unica e irriducibile, sebbene sia cres…
LONDRA - Le grandi storie d’amore devono finire, se no che storie d’amore sarebbero? Jürgen Klopp aveva pianto in pubblico nel lasciare Magonza per il Dortmund, poi registrato un video per i gialloneri una volta deciso di essere adottato da Liverpool. Ieri, invece, il 56enne tecnico tedesco ha detto addio ad Anfield col sorriso, al termine di una giornata indimenticabile. Per tutti.
Klopp nella leggenda
Perché, dopo nove anni, Klopp è entrato nella leggenda di Liverpool, al pari di divinità operaie come Bill Shankly e Bob Paisley, e poi di Kenny Dalglish, pure lui ieri presente con la dirigenza. Perché Jürgen è stato anche un operaio di questa città unica e irriducibile, sebbene sia cresciuto nella middle class tedesca.
Ha vinto meno di Pep Guardiola al Manchester City. Ma ha conquistato i cuori dei suoi tifosi molto di più del catalano. Perché Pep è un inarrivabile intellettuale del calcio. Klopp è invece anche un uomo del popolo, che sino a ieri andava a bere pinte di birra nei pub più lerci di Liverpool con i tifosi. Che difatti lo hanno adorato e venerato - vedi i murales per lui nella zona dei docks. Qualcosa che Guardiola non avrà mai, nonostante tutti i suoi successi.
Guardiola si commuove
Tanto che persino Pep, dal tedesco definito “il migliore di tutti”, si è commosso per Jürgen l’altro giorno: “Mi mancherà. Molto. È stato cruciale per la mia carriera e per la mia vita. Mi ha portato a un altro livello. Abbiamo un enorme rispetto reciproco. A Liverpool è stato incredibile, perché ha fatto la Storia”. Sarà un caso, ma per la prima volta Guardiola ieri ha accennato anche alla sua possibile uscita dal Manchester City. Il contratto gli scade l’anno prossimo e non è certo di rinnovarlo: “La verità è che è più probabile che cambi e non che rimanga. Ora voglio restare, ma vedremo tra un anno. Dopo otto o nove anni… vedremo”.
Nove anni di successi
Di certo, quello di Klopp a Liverpool è un addio per troppo amore. Lo ha spiegato più volte, anche nella sua ultima conferenza stampa ieri sera all'Anfield: “Devo essere sempre a mille per godermi le cose”. In questo momento il tedesco non lo è, esausto e “svuotato" dopo 9 anni di successi e impegno totale, che comunque hanno portato la sesta Champions a Liverpool, un campionato atteso da 30 anni nel 2020 e da unico a poter sconfiggere Guardiola da sette anni a questa parte in Premier. Oltre alla seconda Carabao Cup (coppa di lega) vinta quest’anno e una Fa Cup.
L’ultimo bagno di folla
Ma come ha detto lo stesso Klopp: “Non è importante cosa pensa di te la gente quando arrivi, ma quando te ne vai”. Jürgen lascia da imperatore di Liverpool: non ha vinto come Guardiola, ma ha riportato i reds nell’olimpo del calcio mondiale. E se quest’anno non è riuscito a vincere la sua seconda Premier all’ultimo tentativo, è stato anche per sfortuna. Il terzo posto finale, così come l’inutile partita di ieri vinta 2-0 contro i Wolves, è un contentino.
Ma tutto questo a Liverpool non conta. Certo, vincere è meglio. Ma avere un allenatore “uno di noi” è ancora più importante. Perciò ieri pomeriggio, alle 18.46 locali, Klopp si è concesso il suo ultimo bagno di folla nella sua amata città inglese, sotto un raro e splendente sole. La maglia con l'inno “You’ll never walk alone” scritto sulla schiena e “Thank You Luv” sul petto, con Luv che sta per Liverpool ma anche per amore. Lacrime, commozione, gioia. Uno tsunami di emozioni.
I numeri di Klopp
Poi Klopp va alla Kop, la leggendaria curva dei tifosi ad Anfield. "Doubters. Believers. Conquerors”, si leggeva sugli spalti. È la parabola perfetta del regno di re Klopp: siamo partiti tra i dubbi, ci abbiamo creduto e abbiamo conquistato il mondo. È la versione di Veni, vidi, vici a Liverpool. Come ricorda la Bbc, King Jürgen ha totalizzato 299 vittorie su 491 partite. E su 167 match tra queste storiche mura di Anfield, ne ha persi soltanto 12.
E così si è viaggiato, tanto, anche ieri. Tra lacrime, riconoscenza e striscioni “Danke”, sulle note di "All Things Must Pass" di George Harrison, "I'm A Believer” dei Monkees, “I feel fine” dei Beatles, con il verso “I am so glad she’s my little girl” sostituita da "I'm so glad Jürgen is a Red”. Alla fine Klopp, ai limiti della commozione celata dal suo celebre cappellino da baseball, ha dichiarato che non pensa di ritirarsi come temeva qualcuno. E che “non camminerò mai più da solo. Vi amo da impazzire. Sono così felice e non riesco a crederlo”, ha ammesso. Prima di presentare, sulle note di "Live is Life" degli Opus, il suo successore, l’olandese Arne Slot dal Feyenoord. Che, come dicono gli inglesi, avrà scarpe enormi da riempire.