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Maradona sulla pelle: il mito è il tatuaggio preferito dei calciatori

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Non solo in Argentina, el Pibe de Oro è la raffigurazione più gettonata dai giocatori. Ma non mancano altre passioni
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Quando Maradona se ne andò, Fabrizio Miccoli convocò il suo tatuatore di fiducia e gli disse che voleva l’effigie del Pibe de Oro. C’era un lembo di pelle libera, altezza polpaccio. Ok, facciamolo lì. A fianco, l’iconico volto di Che Guevara (che pure Maradona si era tatuato). Con il calciatore che si tatua un altro calciatore, siamo dalle parti - sicuramente - dell’omaggio, ma anche - come nel metacinema - siamo di fronte a un mondo (quello del calcio) che parla di sé stesso, si cita, si configura come un tentativo per autodefinirsi. Miccoli - per essere sicuro - si è anche tatuato il nome del suo idolo, facendo scrivere in stampatello: Diego Armando Maradona.

Alejandro Faurlin, ex calciatore argentino del Queens Park Rangers 

Quella passione per Rooney

Qualcosa di simile ha fatto il calciatore finlandese Topi Keskinen dell’Aberdeen. In verità Topi ha osato molto, raffigurando Wayne Rooney …

Quando Maradona se ne andò, Fabrizio Miccoli convocò il suo tatuatore di fiducia e gli disse che voleva l’effigie del Pibe de Oro. C’era un lembo di pelle libera, altezza polpaccio. Ok, facciamolo lì. A fianco, l’iconico volto di Che Guevara (che pure Maradona si era tatuato). Con il calciatore che si tatua un altro calciatore, siamo dalle parti - sicuramente - dell’omaggio, ma anche - come nel metacinema - siamo di fronte a un mondo (quello del calcio) che parla di sé stesso, si cita, si configura come un tentativo per autodefinirsi. Miccoli - per essere sicuro - si è anche tatuato il nome del suo idolo, facendo scrivere in stampatello: Diego Armando Maradona.

Alejandro Faurlin, ex calciatore argentino del Queens Park Rangers 

Quella passione per Rooney

Qualcosa di simile ha fatto il calciatore finlandese Topi Keskinen dell’Aberdeen. In verità Topi ha osato molto, raffigurando Wayne Rooney - con addosso la maglia numero 10 del Man Utd - con una canna da pesca in mano, mentre si sta dedicando - per l’appunto - alla pesca. Echi religiosi - e rimandi alla pesca miracolosa - risuonano tra i muscoli del ragazzo: a fianco di Rooney c’è infatti un uomo somigliante a Gesù Cristo che con le due dita giunte impartisce una sorta di benedizione, si presume non (solo) per le carpe e i branzini. La storia personale dei calciatori moderni oramai è leggibile - nemmeno tanto in filigrana - sul corpo che esibiscono. I sogni, i dolori, le ambizioni sono tutti lì, inchiostro bluastro su pelle stirata.

Il tatuaggio sulla gamba destra di Marcos Rojo del Boca Juniors 

Maradona il tatuaggio per eccellenza

Maradona in questo senso incarna, è proprio il caso di dirlo, il tatuaggio per eccellenza, l’essenza stessa del calcio e un modo di intendere la vita. Non è un caso che El Diez sia il campione più citato e marchiato tra i calciatori in assoluto, nello specifico tra gli argentini. Diego sulla pelle, per chi è nato a Buenos Aires e dintorni, è una certificazione di appartenenza. L’ex Napoli Ezequiel Lavezzi si è fatto tatuare Diego a mezzo busto mentre palleggia di testa, così come il portiere Gaspar Servio - che l’ha avuto come allenatore nei Dorados di Sinaloa - gli ha reso omaggio con un disegno del volto (sorridente) di Maradona, accompagnato dalla scritta “Creo in Dios”. Tant’è. Maradona (ri)vive anche tra i muscoli di Lucho Gonzalez e Ricardo Centurión, Marcos Rojo e la calciatrice Yamila Rodríguez (che però si è beccata gli improperi dei connazionali per essersi tatuata anche Cristiano Ronaldo).

Il tatuaggio di Maradona sulla gamba sinistra di Lorenzo Insigne 

E non solo in Argentina

Non succede solo in Argentina. Maradona appare anche sulla coscia sinistra di Lorenzo Insigne. In fondo si tratta di affetto riversato su di sé. I calciatori, è noto, sono degli Expo ambulanti. Disegni tribali, ideogrammi cinesi, date con i numeri romani, nomi di figli e mogli (le amanti no, non ancora), dragoni, lupi, insospettabili altri animali, maschere maori, angeli protettori, fiori di ciliegio, gladiatori e samurai, pistole e croci, slogan presi dai Cioccolatini Baci o dall’ente di turismo locale (irraggiungibile il “Salento, terra di mare sole e vento” sempre di Miccoli): tatuandosi il calciatore comunica la propria storia, esprime l’appartenenza ad un gruppo, omaggia i suoi idoli (l’ex barbuto Davide Moscardelli si tatuò DDR 16, acronimo riferibile a Daniele De Rossi) esorcizza infine le sue paure e gode dei suoi trionfi. In ogni caso il colpo di genio è quello del brasiliano Richarlison, attualmente in forza al Tottenham, che sulla schiena, in formato HD, si è tatuato da una parte Ronaldo il Fenomeno e dall’altra Neymar. In mezzo ai due fuoriclasse il suo bel faccione. Segnalando l’ego ipertrofico del buon Richarlison, vien da pensare che a corredo del tatuaggio manchi solo la dida: chi è l’intruso?

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