Sera di un giorno festivo, ancora caldo. Un serpentone di auto lascia la città strisciando lungo l’autostrada che va a perdersi nel deserto. Lo attira la cometa del “gioiello splendente”, lo stadio di Gedda che portava il nome di un re e, adesso, quello di una banca. Migliaia di vetture private, nessun timore di non trovare posto. La benzina è quasi gratis, i parcheggi sono venticinquemila. È la …