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Zidane: “La Juve è sempre nel mio cuore, ma voglio allenare la Francia”

Zidane a un evento Fifa con Klinsmann, Cafu, Del Piero e Xavi 

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L’ex fuoriclasse al Festival di Trento tra passato e futuro: “Grazie ai miei figli la vita è bella. Un giorno tornerò in panchina, ma adesso non mi manca”
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"Allenare la Juventus? Non lo escludo, ce l'ho sempre nel cuore, ma non so. Un giorno vorrei allenare la Francia". Zinedine Zidane non ha dimenticato la maglia bianconera, anche se la sua carriera ha avuto il suo punto più alto, da giocatore e da allenatore, con il Real Madrid. Zizou ha parlato sul palco del Festival dello Sport di Trento, pochi giorni dopo un altro grande francese ed ex bianconero, Michel Platini: "Sono certo che tornerò ad allenare e quel che voglio è diventare un giorno il tecnico della Nazionale". Lui è il grande favorito per la successione di Deschamps sulla panchina dei Blues.

Da campione a recordman della Champions in panchina

Pochi sono stati in grado di incantare sul campo come Zidane, nessuno è riuscito a vincere tre Champions League consecutive da allenatore come il francese. Zizou ha dimostrato di essere un fuoriclasse in campo e in panchina: "Sono fermo - ha continuato il campione transalpino - ma, grazie ai miei figli la vita è bella. Un giorno tornerò…

"Allenare la Juventus? Non lo escludo, ce l'ho sempre nel cuore, ma non so. Un giorno vorrei allenare la Francia". Zinedine Zidane non ha dimenticato la maglia bianconera, anche se la sua carriera ha avuto il suo punto più alto, da giocatore e da allenatore, con il Real Madrid. Zizou ha parlato sul palco del Festival dello Sport di Trento, pochi giorni dopo un altro grande francese ed ex bianconero, Michel Platini: "Sono certo che tornerò ad allenare e quel che voglio è diventare un giorno il tecnico della Nazionale". Lui è il grande favorito per la successione di Deschamps sulla panchina dei Blues.

Da campione a recordman della Champions in panchina

Pochi sono stati in grado di incantare sul campo come Zidane, nessuno è riuscito a vincere tre Champions League consecutive da allenatore come il francese. Zizou ha dimostrato di essere un fuoriclasse in campo e in panchina: "Sono fermo - ha continuato il campione transalpino - ma, grazie ai miei figli la vita è bella. Un giorno tornerò ad allenare, ma adesso non mi manca". Anche se il suo sogno resta la Francia, non ha dimenticato gli anni alla Juventus, tanto che a Torino aveva anche investito costruendo un campo da calcio a cinque a Mappano, a pochi chilometri dalla città: "Gli anni alla Juventus sono stati bellissimi, sono arrivato dalla Francia dove il calcio non era importante come in Italia".

I ricordi bianconeri

Il passaggio dal calcio francese a quello italiano ha comportato un cambio di mentalità difficile da gestire, almeno nei primi mesi: "Per me non era semplice, arrivando dopo Platini, anche perché il modo di lavorare era diverso: c'era tantissimo lavoro fisico con Ventrone. L'Avvocato? Quando facevo una bella partita, o un gol, tornavamo alle 3 o alle 4 del mattino e mi chiamava alle 6 solo per dirmi in francese “Complimenti”, e metteva giù". In quel periodo i campioni, nel calcio italiano e nella Juventus, non mancavano: "Del Piero? Era fortissimo, uno dei più forti in Italia, ho avuto la fortuna di giocare 4-5 anni con lui e con Montero, Padovano, Boksic". Poi, il passaggio al Real: “A Monaco, per un gala, cenai con Florentino Perez. Mi passò un biglietto, scrisse se volevo andare a Madrid. Pensai 'o lo faccio adesso, o mai più'". A Madrid ebbe la fortuna di giocare con Ronaldo: "Se devo pensare al giocatore più forte, era lui nel Brasile. Quello che faceva in campo era incredibile. Ti diceva: 'Ti faccio due tunnel' e te li faceva".

Il calcio di oggi

Se con lui il gioco riuscì a unire fisicità e tecnica sopraffina, oggi Zidane non si diverte più come prima a guardare il calcio. Non mancano i giocatori in grado di entusiasmarlo, come Yamal, o le squadre che segue con particolare interesse, come la Juventus del giovane Yildiz: "Sì, mi piace, è bravo, fa gol. Ma deve crescere ancora, deve prendere un po’ di struttura. Con Tudor, però, la squadra pian piano sta facendo bene. Chi mi emoziona, al di là della posizione, quando tocca la palla è Yamal. Contro l’Inter l’anno scorso in Champions a San Siro ha fatto di tutto, da solo. E poi penso a Vitinha, a Neves. Non perdono mai la palla".

Il percorso da allenatore e il maestro Lippi

Oggi non allena, ma il suo percorso da tecnico è stato strepitoso alla guida del Real Castilla e del Real Madrid: "Avevo fatto il manager e non mi piaceva, poi ho deciso di cambiare percorso e iniziare ad allenare. Ho avuto tanti maestri in Francia, ma l'allenatore da cui ho imparato di più è Marcello Lippi. Quando sono arrivato qui, era tutto difficile per me, sia fisicamente che in campo. Mi ha sempre difeso e ha sempre creduto in me, è stato fondamentale". Prima di ribaltare completamente il concetto che vede i calciatori principali artefici del destino di una squadra: "Nelle vittorie l'80% è merito dell'allenatore e 20% dei giocatori. Conta tutto, anche l'atteggiamento in allenamento. Trasmetti sempre la tua energia, devi sempre lasciare i problemi a casa e non trasporli sulla squadra".

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