La grande festa a Capo Verde è scoppiata al triplice fischio dell’arbitro. La vittoria su eSwatini (3-0, gol di Livramento, Semedo e Stopira) ha regalato al piccolo arcipelago africano la prima, storica qualificazione ai Mondiali. Una vera e propria impresa: con i suoi 524mila abitanti, Capo Verde diventa il secondo stato meno popoloso a centrare l’obiettivo dopo l’Islanda (404mila), che centrò la qualificazione per la rassgna iridata del 2018 in Russia.
Un’esplosione di gioia simile si era già vista il 14 agosto dello scorso anno, quando David Pina, pugile dal sorriso contagioso e dai capelli raccolti come le orecchie di Topolino, era atterrato a Praia con al collo il primo bronzo olimpico della storia capoverdiana. Ma questa volta, la festa è ancora più grande.
Capo Verde ce l’ha fatta: battuto eSwatini, è Mondiale
Un’impresa vera e propria, anche solo per av…
La grande festa a Capo Verde è scoppiata al triplice fischio dell’arbitro. La vittoria su eSwatini (3-0, gol di Livramento, Semedo e Stopira) ha regalato al piccolo arcipelago africano la prima, storica qualificazione ai Mondiali. Una vera e propria impresa: con i suoi 524mila abitanti, Capo Verde diventa il secondo stato meno popoloso a centrare l’obiettivo dopo l’Islanda (404mila), che centrò la qualificazione per la rassgna iridata del 2018 in Russia.
Un’esplosione di gioia simile si era già vista il 14 agosto dello scorso anno, quando David Pina, pugile dal sorriso contagioso e dai capelli raccolti come le orecchie di Topolino, era atterrato a Praia con al collo il primo bronzo olimpico della storia capoverdiana. Ma questa volta, la festa è ancora più grande.
Capo Verde ce l’ha fatta: battuto eSwatini, è Mondiale
Un’impresa vera e propria, anche solo per aver lasciato dietro nel girone un colosso da 30 milioni di persone e con una enorme storia calcistica come il Camerun. eSwatini ha provato a sbarrare la strada della storia, ma partiva sfavorito: è intorno al 150° posto nel ranking Fifa, è finito ultimo nel girone e non ha vinto nemmeno una partita, pareggiandone solo tre.
Lo shock della gara in Libia
Sembrava un’impresa destinata a sfumare solo pochi giorni fa, durante la gara in Libia: sotto 3-1, i capoverdiani avevano agguantato il pari nel finale (grazie anche, va detto, a una papera colossale e quasi inspiegabile del portiere libico), per poi vedersi annullare il gol della vittoria e del Mondiale al 96’ per un fuorigioco inesistente. Niente Var, semplicemente perché nella qualificazione africana non c’è: non tutte le nazioni sono attrezzate per sostenerlo e, per par condicio, nessuna può usarlo.
Da Lucio Antunes a Bubista, i ct fatti in casa
Arrivare al mondiale 2026 non è un traguardo casuale. Basta pensare che negli ultimi 12 anni sono arrivate ben 4 qualificazioni alla fase finale della Coppa d’Africa, e due volte sono stati anche centrati i quarti. Il primo a riuscirci fu Lucio Antunes, uno che per trovare l’ispirazione in vista della fase finale era andato al Real Madrid a imparare da Mourinho. Sembra anche che prima delle gare telefonasse allo Special One per chiedere consigli. Del resto il legame di Capo Verde con il Portogallo è a doppia mandata e non senza pregresse sofferenze, tanto che l’indipendenza da Lisbona fu ottenuta solo 50 anni fa. Tra quelli che sbarcarono per primi c’era anche un italiano, Antonio De Noli, che riceveva però lo stipendio dal principe di Sagres. Una puntatina la fece qualche anno dopo anche Cristoforo Colombo, che però resto un po’ deluso: "Hanno un nome ingannatore perché sono aride e io non vidi in esse alcunché di verde”.
Una squadra senza stelle
Colombo arrivò in una delle dieci isole capoverdiane (tutte di natura vulcanica), Boa Vista, proprio dove è nato il ct Bubista (il norme d’arte lo prende da lì, all’anagrafe fa Pedro Leitão Brito). E’ stato l’altro a portare la squadra di quarti di Coppa d’Africa e sarà lui a guidare la squadra al Mondiale. Gli andrà fatto un monumento, anche prché si arrangia con giocatori non proprio di prima fascia. Basta guardare a caso le squadre di appartenenza dei suoi giocatori: Chaves, Farense, Shamrock Rovers, Otelul. Con tutto il rispetto, squadre che difficilmente centreranno la finale di Champions.
Un pizzico d’Italia
Nel parco giocatori anche un pizzico d’Italia. C’è Livramento, che il Verona ha prestato al Casa Pia: il nome sembra un ricovero per anziani, ma è un club della A portoghese. Suo il gol più importante della marcia verso i Mondiali, quello che ha steso il Camerun. C’è Jovane Cabral, se lo ricordano alla Salernitana e alla Lazio: non segnava granché a dire il vero, e neanche in nazionale è un killer. Ha però contribuito nella vittoria sulle Mauritius.
Mettere Capo Verde sulla carta geografica
Tutti ora sono pronti a mettere Capo Verde sulla carta geografica. Come e forse più di Walter Tavarez, 221 centimetri di potenza esplosiva al servizio della squadra di basket del Real Madrid (dove ha segnato oltre 5600 punti). Non aveva mai sfiorato un canestro fino a 17 anni, poi un turista tedesco in vacanza in una delle isole ne intuì le chance. O come Cesaria Evora: cantava a piedi nudi la Morna, la musica della nostalgia capoverdiana. Da oggi però, almeno per un po’, la malinconia può aspettare. È il momento della festa più sfrenata. Capo Verde è ai Mondiali.