Goran Pandev, l’intervista: “Chivu come Mou, l’Inter in attacco fa paura ma Conte reagirà subito”
di Franco VanniMILANO – Goran Pandev ha vinto il Triplete con l’Inter e ha molti ricordi che lo legano a Cristian Chivu. «Uno su tutti: la semifinale con il Barcellona nel 2010. All’andata mi faccio male, provo a recuperare per il ritorno, non ci riesco. Vado da Mourinho e lui, invece di preoccuparsi, sghignazza: aveva già pensato di far giocare Chivu esterno d’attacco. È andata bene, visto che ci è toccato difendere, specialmente dopo l’espulsione di Motta», ricorda l’ex giocatore macedone, oggi commentatore Sky.
È vero che prima delle partite alcuni di voi mangiavano pasta alla carbonara?
«Verissimo. All’inizio mi stupivo. Alla Lazio andavamo avanti a bresaola. Ma quell’Inter era un gruppo di campioni, per cui conta più la serenità rispetto ai cinquanta grammi di peso in meno».
Avrebbe mai immaginato Chivu allenatore dell’Inter?
«Allora no, lo confesso. Ma aveva carisma. Devi averlo per essere capitano della Romania».
In che cosa Chivu le ricorda Mourinho?
«Nella comunicazione, tanto coi calciatori q…
MILANO – Goran Pandev ha vinto il Triplete con l’Inter e ha molti ricordi che lo legano a Cristian Chivu. «Uno su tutti: la semifinale con il Barcellona nel 2010. All’andata mi faccio male, provo a recuperare per il ritorno, non ci riesco. Vado da Mourinho e lui, invece di preoccuparsi, sghignazza: aveva già pensato di far giocare Chivu esterno d’attacco. È andata bene, visto che ci è toccato difendere, specialmente dopo l’espulsione di Motta», ricorda l’ex giocatore macedone, oggi commentatore Sky.
È vero che prima delle partite alcuni di voi mangiavano pasta alla carbonara?
«Verissimo. All’inizio mi stupivo. Alla Lazio andavamo avanti a bresaola. Ma quell’Inter era un gruppo di campioni, per cui conta più la serenità rispetto ai cinquanta grammi di peso in meno».
Avrebbe mai immaginato Chivu allenatore dell’Inter?
«Allora no, lo confesso. Ma aveva carisma. Devi averlo per essere capitano della Romania».
In che cosa Chivu le ricorda Mourinho?
«Nella comunicazione, tanto coi calciatori quanto con la stampa. È abile, ironico, efficace».
E in questa Inter, chi è il nuovo Pandev?
«Il modulo è diverso, ma mi piace Bonny. Nei miei ultimi mesi da calciatore, a Parma, abbiamo giocato insieme. Era giovane, ma già grande. Lui e Pio Esposito sono il futuro dell’Inter, ma anche il presente. E insieme funzionano».
In un’ipotetica sfida tra l’Inter del 2010 e quella di oggi, chi vincerebbe?
«Noi ovviamente. Me la giocherei con tre punte, visto che questa squadra difende bene. Nella chat del triplete a Cristian abbiamo fatto tanti complimenti, soprattutto quando molti all’esterno erano scettici e dicevano che non era all’altezza».
Domani c’è Napoli-Inter, lei ha giocato anche in azzurro. Quanto peseranno gli ultimi risultati in Champions?
«Anzitutto, nessuno potrà lamentarsi di arrivare più stanco dell’avversario, avendo giocato entrambe in trasferta martedì. Hanno gli stessi punti in campionato, ma vivono momenti diversi. L’Inter a Bruxelles ha vinto bene. Il Napoli a Eindhoven mi ha deluso. Ha fatto una partita disastrosa. In Europa non si devono fare queste figure».
Quindi vede favorita l’Inter?
«Champions e Serie A sono diverse. Per l’Inter non sarà una passeggiata. Conte, soprattutto in campionato, è un fuoriclasse. E ce ne saranno tanti anche in campo. Più che la tattica, mi aspetto che possa essere decisiva una grande giocata, in una cornice incredibile».
Cosa ricorda dell’esperienza a Napoli?
«Abitavo al Vomero, cenavo a Posillipo. Mi spiace non avere ancora visitato il murale per Diego ai Quartieri Spagnoli».
Da Napoli si è portato via qualche scaramanzia?
«Non sono scaramantico. Ad alti livelli si arriva con lavoro, correttezza e determinazione. E queste erano le caratteristiche del Napoli, quando ci ho giocato. Si capiva che sarebbe arrivato in alto».
Lei vive ancora a Genova?
«Certo, avanti e indietro fra Italia e Macedonia. Lavoro con la federazione del mio Paese, per far crescere giovani talenti, e vorrei affidarli ad allenatori italiani. Ho un hotel in Macedonia, dove espongo maglie e trofei, e molti clienti vengono dall’Italia. In casa parliamo macedone, ma ci scappano un sacco di belin. I miei tre figli parlano dialetto. Fanno sport, ciascuno il suo, nessuno il calcio. E va bene così. Ora che non gioco, me li godo».
A tre anni dal ritiro, le manca il campo?
«Mi manca l’adrenalina della partita. Però mi piace la mia vita. In studio a Sky mi diverto, posso parlare di pallone con dei campioni del mestiere».
Chivu, in diretta, l’ha accusata di fare domande scomode.
«Chiedendogli dei nuovi acquisti, gli ho consentito di parlare della sua bella Inter: forte nel pressing, verticale, dritta sulle punte. E unita, come dimostra l’abbraccio dei giocatori a Cristian dopo la vittoria con la Roma».