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Clásico splendido e feroce: il Real batte 2-1 il Barcellona. Rissa finale, interviene la polizia

La rissa finale: Vinicius protagonista, interviene la polizia (afp)

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Mbappé (che sbaglia un rigore), Fermin Lopez e Bellingham in gol in una sfida di straordinaria bellezza chiusa con un parapiglia generale
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Peccato che a un certo punto, per legge di natura, “el clásico” sia finito, anche se con la polizia in campo per separare ciò che l’uomo (rissoso) aveva avuto l’ardire di unire, sotto forma di mischia e rissa globale. Ma prima di quel momento, al centesimo minuto di uno spettacolo che poteva durarne altri mille, quasi tutto si era già visto e goduto. Non solo la vittoria del Real Madrid sul Barcellona (2-1), non solo il gol decisivo di Bellingham, non solo il suo assist memorabile per il vantaggio di Mbappé, non solo il rigore tolto dal Var al francese più una rete annullata, non solo un altro rigore che Mbappé si è fatto parare da Szczesny (sì, quel Szczesny).

Il Real aveva un’onta da cancellare

Questo è lo scheletro della nuda cronaca, però Real-Barça è stata prosa e poesia, ferocia e bellezza, attesa e vendetta: proprio nello stesso giorno, un 26 ottobre, in cui giusto un anno fa i catalani andarono a imporre l’umiliante 4-0 ai blancos. Nelle pupille infiammate del Real, c’era sopr…

Peccato che a un certo punto, per legge di natura, “el clásico” sia finito, anche se con la polizia in campo per separare ciò che l’uomo (rissoso) aveva avuto l’ardire di unire, sotto forma di mischia e rissa globale. Ma prima di quel momento, al centesimo minuto di uno spettacolo che poteva durarne altri mille, quasi tutto si era già visto e goduto. Non solo la vittoria del Real Madrid sul Barcellona (2-1), non solo il gol decisivo di Bellingham, non solo il suo assist memorabile per il vantaggio di Mbappé, non solo il rigore tolto dal Var al francese più una rete annullata, non solo un altro rigore che Mbappé si è fatto parare da Szczesny (sì, quel Szczesny).

Il Real aveva un’onta da cancellare

Questo è lo scheletro della nuda cronaca, però Real-Barça è stata prosa e poesia, ferocia e bellezza, attesa e vendetta: proprio nello stesso giorno, un 26 ottobre, in cui giusto un anno fa i catalani andarono a imporre l’umiliante 4-0 ai blancos. Nelle pupille infiammate del Real, c’era soprattutto il ricordo di quell’onta da cancellare. Fedele alle infinite attese da non deludere, “elclásico” (scritto proprio così, tutto attaccato, persino sui palloni ufficiali) ha mosso quanto il football può muovere.

Vinicius e il mischione finale: interviene anche la polizia

La passione assoluta, l’emotività più spinta insieme alla tecnica sublime: quando uno dei massimi specialisti di quest’arte, cioè Vinicius, è stato richiamato incredulo in panchina da Xavi Alonso, alla sua prima vittoria contro il Barcellona (l’anno scorso quattro sconfitte su quattro), la sceneggiata era pronta e il brasiliano si è tenuto dentro il fuoco fino al mischione finale con i poliziotti, epilogo che l’ha visto eccitatissimo protagonista (tra quelli che spintonavano c’era pure Raphinha in borghese, indisponibile per il match ma non per la corrida).

Lamine Yamal e i palloni scippati

Quasi tutto magnifico. Il vantaggio di Mbappé, sedicesima rete in 13 gare, dodicesima contro il Barcellona, le illuminazioni di Bellingham che ha risolto il match dopo il pareggio di Fermìn Lopez, occasionale ma non casuale. Ai catalani mancavano Lewandowski, Gavi e appunto Raphinha, il centravanti è rimasto un concetto astratto (ma per intere ere geologiche il Barcellona ne ha fatto a meno), evanescente come Lamine Yamal che si è preso uragani di fischi: in settimana aveva avuto la bella idea di dire che il Real ruba, e in effetti così è andata a quasi tutti i palloni transitati dalle sue parti: scippati, appunto, da avversari stavolta migliori di lui.

Real-Barça è stato un altro sport

Dopo la vittoria in Champions contro la Juventus, ottenuta dal Real Madrid spendendosi assai meno che contro i rivali di sempre, il “Bernabeu” ha vissuto un altro giorno di quelli che non si dimenticano. La partita l’ha tenuta aperta il rigore parato al 52’ da Szczesny a Mbappé con la mano di richiamo, una prodezza da parte del portiere che due stagioni fa a Torino pareva un ex, invece è ancora un drago assoluto. Ma chi non lo era, sul campo di Madrid? Non c’è stato un momento in cui la sfida non è sembrata intensissima e unica per dinamismo, rapidità e luce interna: davvero un altro sport. Un dono, compresi i 6 minuti di recupero nel primo tempo e i 10 nel secondo, quasi un tempo supplementare per la gioia di chi voleva che questa meraviglia, un balsamo anzi un collirio per milioni di occhi, non finisse davvero mai.

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