Bendtner: “Conte killer vincente, la Juve esperienza breve ma super. E sì, mi chiamano ancora Lord”
di Marco JuricAi tempi dell’Arsenal pensava di vincere il Pallone d’Oro e le dichiarazioni erano cose così: “Diventerò il più forte attaccante del mondo”. Spacconate che a 37 anni Nicklas Bendtner prova a scansare, senza rinnegare l’ambizione di un giovane ragazzo di Copenaghen: “Permettimi di correggere. In realtà dissi che volevo diventare il miglior attaccante del mondo. E ci credevo davvero”. Il più famoso dei Lord dopo una carriera di eccessi, un libro in cui li racconta tutti (“ho messo tutto lì dentro, non ce ne sono più di racconti inediti”) sveste i panni del bad boy per rimettere quelli del professionista: podcast, commenti tv, collaborazioni.
Che cosa fa oggi Nicklas Bendtner?
“Sto lavorando a progetti televisivi e collaborazioni commerciali, e sento davvero che la mia carriera si sta muovendo nella direzione giusta”.
Quindi basta con il calcio?
“Per niente. La mia vita è ancora molto legata al calcio. Conduco un podcast settimanale sul calcio danese, lo *Stolpe Ind Podcast*, e lavoro come…
Ai tempi dell’Arsenal pensava di vincere il Pallone d’Oro e le dichiarazioni erano cose così: “Diventerò il più forte attaccante del mondo”. Spacconate che a 37 anni Nicklas Bendtner prova a scansare, senza rinnegare l’ambizione di un giovane ragazzo di Copenaghen: “Permettimi di correggere. In realtà dissi che volevo diventare il miglior attaccante del mondo. E ci credevo davvero”. Il più famoso dei Lord dopo una carriera di eccessi, un libro in cui li racconta tutti (“ho messo tutto lì dentro, non ce ne sono più di racconti inediti”) sveste i panni del bad boy per rimettere quelli del professionista: podcast, commenti tv, collaborazioni.
Che cosa fa oggi Nicklas Bendtner?
“Sto lavorando a progetti televisivi e collaborazioni commerciali, e sento davvero che la mia carriera si sta muovendo nella direzione giusta”.
Quindi basta con il calcio?
“Per niente. La mia vita è ancora molto legata al calcio. Conduco un podcast settimanale sul calcio danese, lo *Stolpe Ind Podcast*, e lavoro come commentatore: commento tutte le partite della nazionale su uno dei principali canali tv danesi”.
Mai pensato di allenare?
“Direi proprio di no. Questo è diventato un nuovo lavoro, costruito sulla mia passione di una vita. Ho iniziato a giocare a quattro anni e ho sempre amato questo sport. Allontanarmi dal campo, ma restare dentro questo mondo, per me è un sogno”.
Su Instagram la vediamo tra immersioni, sci, arrampicate, arti marziali miste, sfilate di moda. Si sta godendo la vita?
“Mi sono sempre goduto la vita, anche da professionista. E continuo a farlo. Credo sia importante vivere il momento e apprezzare tutte le parti entusiasmanti della vita”.
Un solo anno alla Juventus, ma in molti ancora si ricordano di lei.
“Ho sempre amato l’Italia, quindi arrivare alla Juventus è stato un passo enorme e una grande opportunità per me”.
È stata un’esperienza importante o lasciare la Premier League è stato un errore?
“Mi sono davvero goduto il mio periodo alla Juventus, ma purtroppo ho avuto un infortunio in un momento molto sfortunato che mi ha tenuto fuori per gran parte della stagione. Mi sarebbe piaciuto restare di più e dimostrare di più, perché sentivo che eravamo davvero un bel connubio, io e la Juventus»”
Con Antonio Conte ha vinto il suo unico campionato. Che ricordi ha?
“Ho subito pensato che fosse un allenatore fantastico, molto leale e molto onesto. Ho ammirato la sua mentalità killer e la voglia implacabile di vincere. Sapeva tirare fuori il massimo dai suoi giocatori, e credo possa fare lo stesso oggi con il mio connazionale Rasmus Hojlund”.
Nel suo libro parla di eccessi, errori, ma anche divertimento. Si pente di qualcosa?
“Ci sono sicuramente momenti in cui avrei potuto essere più intelligente o più maturo. Ma un percorso dipende anche da dove vieni e dal sistema che ti sostiene. Avrei voluto spingermi oltre e giocare ad alto livello per più tempo. Anche gli infortuni e i tempi hanno avuto un grande impatto. Ci sono tanti fattori che plasmano una carriera – gli allenatori, il supporto che ricevi, le tue qualità e a volte anche la fortuna. In generale sono molto orgoglioso della mia carriera, ma sì, sento che avrei potuto arrivare ancora più in alto”.
Tra le sue frasi celebri una è indimenticabile: “Diventerò il miglior attaccante del mondo”.
“Permettimi di correggere. In realtà dissi: voglio diventare il miglior attaccante del mondo. E ci credevo davvero. Penso anche che ogni giocatore che compete ad alto livello debba porsi quell’obiettivo, altrimenti è nel settore sbagliato. Oggi, da commentatore, affronto il mio lavoro con la stessa ambizione: voglio arrivare il più lontano possibile. Mi sveglio ogni giorno con questa mentalità”.
Possiamo chiamarla ancora Lord Bendtner?
«Qualche anno fa dissi che il Lord era morto. In realtà non è vero, tutti i miei amici mi chiamano ancora così».