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San Siro venduto a Inter e Milan: dal 2031 sarà demolito, ma ora la Procura indaga

San Siro gremito in un derby
San Siro gremito in un derby 

Firmato ieri il rogito con il Comune, nascerà un nuovo impianto da 71.500 posti. Ma i termini del bando sono nel mirino dei pm milanesi

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Ieri alle 11.35 Inter e Milan hanno messo la firma sull’atto che certifica il passaggio di proprietà dal Comune ai club di San Siro e delle aree limitrofe per 197 milioni, a cui ne andranno detratti 22 per il rifacimento del tunnel Patroclo e per le bonifiche dei terreni. Una corsa contro il tempo: lunedì 10 novembre sarebbe scattato il vincolo architettonico sul secondo anello che avrebbe reso impossibile abbattere l’attuale Meazza. Una giornata storica, segnata però dall’apertura di un’indagine da parte della Procura di Milano per «turbata libertà del procedimento di scelta del contraente».

Cosa succede ora

Alle 7 del mattino negli uffici del notaio Zabban, a due passi dal Castello Sforzesco, sono arrivati per il Milan il presidente Scaroni, il Cfo Cocirio e il direttore amministrativo e finanziario Guidotti Mori, per l’Inter la consigliera Ralph e il Chief of Staff Catanese, per il Comune i dirigenti Brandodoro, Francesca e Lendaro. Inter e Milan hanno versato la prima tranche da circa 100 milioni (73 oltre a 18 come conguaglio per un debito pregresso verso il Comune, più Iva) insieme alle fideiussioni a garanzia dell’intera operazione. «Ci auguriamo di avere lo stadio per il 2031», ha detto Scaroni. La Legge Stadi prevede ora una conferenza dei Servizi a cui parteciperanno tutti gli enti coinvolti, che approverà entro 90 giorni il piano di fattibilità tecnico-economica prodotto dalle squadre. Poi dovrà essere presentato il piano attuativo, il disegno di come diventeranno le aree attorno al nuovo impianto, a cui dovrà dare l’ok la giunta comunale.

Come sarà il nuovo San Siro

Il progetto lo metteranno a punto in 6-8 mesi gli architetti scelti dai club, Norman Foster e David Manica: capienza di 71.500 posti, struttura ovalizzata, curve verticali e lì accanto una cittadella dello sport (negozi, uffici, hotel, aree ristoro). La prima fase di costruzione partirà nel 2027 con le opere pubbliche funzionali. Dopo l’approvazione del Piano attuativo e con il nuovo San Siro pronto, nel 2031 inizieranno i lavori di demolizione dell’attuale Meazza (di cui resterà meno del 10%). A San Donato, su cui il Milan ha investito 55 milioni, si sta valutando «la realizzazione di un’arena da 18.000 posti», si legge nella relazione del bilancio approvato ieri dal club rossonero, il terzo in utile (3 milioni) di fila.

L’inchiesta della procura di Milano

Intanto la procura vuole vederci chiaro. L’inchiesta, al momento senza indagati, punta a capire se ci sia stato un bando cucito su misura. Si vuole approfondire in particolare il documento del 24 marzo 2025 con il quale il Comune lancia un «avviso pubblico» sul Meazza. Per i più critici, una «speculazione immobiliare». Quell’avviso parte dall’offerta dei club per l’acquisto dell’area e invita chi ha «proposte migliorative» a farsi avanti entro il 30 aprile. Appena 37 giorni dopo. Il dubbio, inoltre, è che questo avviso escluda altri partecipanti per i suoi stringenti parametri. Proprio ieri i pm Cavalleri, Filippini e Polizzi, che indagano con l’aggiunta Tiziana Siciliano e il nucleo Pef della guardia di finanza, hanno sentito come testimone il producer musicale Claudio Trotta, che in passato si sarebbe fatto avanti per l’affare incontrando il sindaco. Ma quello fatto dal Comune «non era un bando. E si parlava di un’area per fare operazione immobiliare. Non vi pare strano che di fronte a cinque anni di trattative, ci siano stati solo 37 giorni per una proposta alternativa?». Tranquillo per l’indagine si mostra Scaroni: «Mi sembra astronomicamente lontana da una tempesta giudiziaria, è un venticello».

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