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Alle radici del disastro: così il nostro calcio resta fuori dal mondo

Rino Gattuso ct azzurro, dopo il ko con la Norvegia

 

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La figuraccia della Nazionale a San Siro contro la Norvegia è solo l’ultima macchia nell’autunno del sistema italiano. Il campionato offre partite noiose, centravanti che non segnano, disastri arbitrali e una presenza sempre più marginale dei calciatori convocabili da Gattuso
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La figuraccia di domenica contro la Norvegia ha restituito un’immagine stropicciata della Nazionale. Dal 1955 l’Italia non subiva quattro gol in casa e tutti in un solo tempo (quella volta era successo con la Jugoslavia). Settant’anni fa. Di più: gli azzurri sul proprio campo non perdevano una partita con tre o più reti di scarto dal 1983, contro la Svezia. Una sconfitta che pesa anche nel ranking Fifa, dove gli azzurri sono scesi al dodicesimo posto, superati anche dal Marocco. Adesso però bisogna rialzare la testa. Nel sorteggio dei play-off di domani a Zurigo (ore 13) l’Italia, in prima fascia con Danimarca, Turchia e Ucraina, potrà pescare nella semifinale del 26 marzo (a Bergamo) una tra Romania, Svezia, Irlanda del Nord e Macedonia del Nord, ieri travolta 7-1 dal Galles. Per l’eventuale finale del 31 marzo (sede da sorteggiare) una tra Polonia, Galles, Repubblica Ceca, Slovacchia (seconda fascia), Irlanda, Albania, Bosnia o Kosovo (terza fascia).

Lo stage

Nei giorni successivi a…

La figuraccia di domenica contro la Norvegia ha restituito un’immagine stropicciata della Nazionale. Dal 1955 l’Italia non subiva quattro gol in casa e tutti in un solo tempo (quella volta era successo con la Jugoslavia). Settant’anni fa. Di più: gli azzurri sul proprio campo non perdevano una partita con tre o più reti di scarto dal 1983, contro la Svezia. Una sconfitta che pesa anche nel ranking Fifa, dove gli azzurri sono scesi al dodicesimo posto, superati anche dal Marocco. Adesso però bisogna rialzare la testa. Nel sorteggio dei play-off di domani a Zurigo (ore 13) l’Italia, in prima fascia con Danimarca, Turchia e Ucraina, potrà pescare nella semifinale del 26 marzo (a Bergamo) una tra Romania, Svezia, Irlanda del Nord e Macedonia del Nord, ieri travolta 7-1 dal Galles. Per l’eventuale finale del 31 marzo (sede da sorteggiare) una tra Polonia, Galles, Repubblica Ceca, Slovacchia (seconda fascia), Irlanda, Albania, Bosnia o Kosovo (terza fascia).

Lo stage

Nei giorni successivi al tracollo di San Siro il ct Gattuso ha chiesto ai giocatori di restare uniti, pur a distanza (tramite una chat su WhatsApp). Sul piano tecnico, si ripartirà dall’attacco a due punte (Kean e Retegui, dietro Esposito), la difesa invece potrebbe tornare a quattro. Gattuso proverà poi ad assistere dalle tribune a più partite possibili. Vuole farsi sentire e vedere.

Il ct ha ottenuto uno stage di due giorni, probabilmente il 9 e 10 febbraio. In Federcalcio è al vaglio anche una proposta, da far pervenire alla Lega di serie A, per anticipare a metà febbraio la 30esima giornata, quella precedente alla semifinale play-off. In Lega finora richieste ufficiali non sono arrivate, ma filtra pessimismo. Lo stesso Gattuso ha ammesso che «è difficilissimo che spostino le partite. Il presidente (Gravina, ndr) ci sta lavorando, ma possiamo farci poco». L’alternativa è provare ad anticipare al venerdì e al sabato quel turno di campionato, per guadagnare un giorno.

Serie A spuntata

Sono spariti i gol. Evaporati per tatticismo estremo e impoverimento tecnico, anche per poco coraggio. Retegui, l’ultimo capocannoniere della serie A, è volato in Arabia. Ma gli altri stanno facendo una fatica bestiale. Lo stesso Kean, 5 gol dopo 11 giornate lo scorso anno, è fermo a 2 reti, una ogni 444 minuti. A guidare la classifica marcatori sono nomi non certo abituati a quelle vette: Orsolini e Çalhanoglu, 5 reti a testa. Per capirci: dodici mesi fa Retegui era già a quota 12. Mancano all’appello i numeri nove, da Vlahovic e Thuram (3 gol a testa) a Gimenez (addirittura fermo a zero), Hojlund (2), gli infortunati Castellanos e Lukaku. Segnano molti insospettabili: a quota 4 ci sono tra gli altri Bonazzoli, Castro, Paz, Anguissa, Berardi e Pinamonti. Il mondo al contrario. Così nelle prime 11 giornate di campionato le reti sono state appena 244, solo 2,2 per partita. Lo scorso anno a questo punto della stagione erano state 301, 57 in più. La forbice si allarga prendendo in considerazione il 2020/21, 355 gol: 10 di media in più per ogni giornata, rispetto ad ora. Il Napoli a maggio ha vinto lo scudetto con 59 reti totali, 20 in meno dell’Inter che finì un gradino sotto in classifica. Oggi, invece, la Roma è l’esempio perfetto di questa tendenza: è prima in classifica insieme all’Inter ma ha segnato solo 12 gol (26 i nerazzurri), mai nella serie A con 20 squadre una capolista era arrivata all’undicesimo turno con così poche reti. Gasperini è in vetta perché ha la miglior difesa e davanti pesca di volta in volta quello che gli serve da difensori e centrocampisti, in quanto i due centravanti che ha in rosa (Dovbyk e Ferguson) latitano. E, lo abbiamo visto, non sono certo gli unici.

Pochi italiani nelle big

Il numero è in continua crescita. Il trend sembra inarrestabile. In A ormai comanda lo straniero. E ogni anno va sempre peggio. In questa stagione è stata superata, di nuovo, quota 400 (sono 405) stranieri su un totale di 641 calciatori tesserati. Il 63%. Una tendenza che, ovviamente, non aiuta il ct Gattuso. Nella stagione in corso i giocatori convocabili dalla Nazionale (quelli che hanno giocato almeno un minuto), considerando i top 5 campionati europei – oltre alla serie A, la Premier, la Liga spagnola, la Bundesliga e la Ligue 1 francese – sono 234. Per fare un confronto: gli spagnoli sono 427, i francesi 326. Peggio di noi i tedeschi con 229 e gli inglesi con 194. Stringendo il campo alla serie A, la media è di circa 20 stranieri per ogni club. Li importiamo soprattutto da Francia (30), Spagna (26), Argentina (21), Brasile e Olanda (16). Analizzando le rose, vengono fuori strategie opposte anche per squadre con gli stessi obiettivi. Il Lecce e il Verona sono i club con il maggior numero di stranieri (27), ma pure il Como ha numeri simili: Fabregas ha in rosa solo sei italiani. Il contributo minore alla causa azzurra lo danno Torino e Udinese. Le squadre più italiane sono Cagliari e Cremonese, 60 per cento a testa. Tra le big la linea è comune: una decina di azzurri e tra i 15 e i 20 stranieri a rosa. Il Napoli ha 14 italiani, l’Inter 13, la Roma 12. E così via. Perché si pescano sempre più calciatori all’estero? Il tema è legato ai costi (gli stranieri sono più economici) e a una maggiore possibilità di scelta fuori dai confini. Per comprendere il fenomeno, è utile riprendere un ragionamento di Fabregas: «Tra un giovane spagnolo e un italiano prendo sempre uno vostro. Ma non ne avete».

Mai tanti 0-0: è serie noia

Un risultato a caso: 0-0. Se volete una fotografia del campionato, eccola: in 110 partite disputate finora in serie A, il punteggio più frequente è quello senza reti, capitato già 17 volte (il 15% del totale). Il doppio di un anno fa. E nel 55% dei casi (60 partite) solo una squadra in campo ha fatto gol. Gli 1-1 sono stati 13, gli 1-0 sono dieci e sono meno degli 0-1 (undici). D’altronde, neanche un mese fa, era la settima giornata, si era stabilito il record negativo di gol in turno di campionato a venti squadre, appena 11 in dieci partite, e nell’ultimo weekend, con la sola rete del Pisa nelle prime quattro gare giocate, sembrava che potesse finire anche peggio, prima che qualche difesa allegra e qualche attacco finalmente coraggioso cancellassero la possibilità di un nuovo primato all’incontrario. Il dato degli 0-0 è incredibile se si pensa che nei cinque campionati post Covid questo risultato era quasi scomparso dalle schedine: il 5% nel 2020/21 (19 pareggi senza reti in tutto il campionato, uno ogni due giornate, in media), il 6% nel 2021/22, ancora il 5% nel 2022/23, fino all’8% di due stagioni fa. L’anno scorso le partite senza gol furono 28 in tutto il campionato (il 7%), ora siamo a 17 dopo neanche un terzo della stagione. Siamo diventati il regno della noia, della paura, della mancanza di idee. In Premier League il “risultato perfetto” (definizione ormai scaduta) si è verificato 7 volte (il 6%) in 11 giornate, in Spagna e in Francia 5 volte in 12 giornate (il 4%), in Germania appena 4 (il 4%). Un altro dato fa paura: per 42 volte su 110 partite (38%) le due squadre sono andate a riposo sullo 0-0. Le probabilità di addormentarsi prima dell’intervallo sono gigantesche.

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