L’infanzia nei sobborghi di Belfast, il conflitto fra cattolici e protestanti nell’Ulster del dopoguerra (fino a oggi). I primi calci al pallone, papà Dickie che vorrebbe fare di lui un rugbista membro attivo della fratellanza di Orange, la terribile società segreta anticattolica. La vita di George Best è segnata da fili spinati che dividono ma anche uniscono una delle città più pericolose d’Europa. Vivere lì è schierarsi, anche senza volerlo. Ogni scelta può essere compromettente, anche fare il calciatore. Ci vuole carattere per rimanere sé stessi, fuori da beghe di cui un ragazzino dell’after-war non comprende senso e finalità.
Simply George Best
È da qui che parte "Simply George Best", l’ultimo lavoro dello scrittore romano Diego Mariottini. ''Raccontare un Best diverso da luoghi comuni e da frasi fatte è una sfida, farlo con una casa editrice nuova e ambiziosa lo è ancor di più'', ci ha detto l’autore. Il libro nasce infatti dal sodalizio con Edizioni La Serra. Il volume non contiene episodi del tutto sconosciuti al grande pubblico, ma intende innanzitutto cambiare l’ottica narrativa e analizzare storia e personalità di uno dei calciatori più geniali e controversi del XX secolo. Ala destra capace di trasformarsi in punta pura, centrocampista che interpreta il ruolo in maniera innovativa, trequartista ante litteram. Personaggio sempre.
Una misteriosa complessità
Se consideriamo l’olandese Johan Cruijff come l’archetipo del giocatore "a tutto campo", c’è stato chi prima di lui ha ridefinito il ruolo. Ma Best non è stato soltanto questo. C’è in lui un lato oscuro che invade anche il rettangolo di gioco, un vizio (anzi due) che impatta sulla prestazione sportiva e che finisce per screditare qualità professionale e rapporti con il mondo. Una vena pronta a trasformarsi in arteria e a distruggere la salute e la vita di un ex astemio. Nei confronti dell’ex numero 7 del Manchester United (e poi di tante altre squadre) è stata compiuta negli anni un’operazione alquanto fuorviante e riduttiva. Esaltato negli eccessi o giudicato con metro intransigente, quasi mai focalizzato nella misteriosa complessità. ''È proprio su questo aspetto che “Simply George Best” intende incidere, Best è stato capito poco e male'' ha sottolineato Mariottini, come a voler colmare un gap critico che si è stratificato nel corso dei decenni. Il personaggio è restituito alla persona: un ragazzo normale, nato e cresciuto in una famiglia ordinaria, con un talento per il calcio del tutto fuori dal comune. Nella narrazione, volutamente frammentaria, il campione e l’uomo restano separati e al tempo stesso congiunti. Succedono fatti e i fatti portano conseguenze ma non tutto si può razionalizzare. Ci sono misteri che non possono essere realmente compresi, altrimenti che misteri sono. Vanno presi per quelli che sono.
Una vita spericolata
La questione nordirlandese da perfetto apolitico, un "Belfast child" che diventa una star nell’Inghilterra dei padroni, la capacità di segnare inventando dal nulla, il successo con le donne senza particolari doti seduttive (per sua stessa ammissione). La sagacia nel creare aforismi sul proprio conto che il tempo ha trasformato in banale senso comune. Il "caleidoscopio Best" viene mostrato nella sua interezza senza giudizi etici ma con un’analisi psico-sociologica sempre puntuale. E con uno stile che non ha cedimenti di ritmo. Dieci capitoli, dieci piccoli film in una carriera di calciatore e in una vita che dura quasi sessant’anni. Che inizia al termine della Seconda guerra mondiale e che termina nel novembre di 20 anni fa in un letto di ospedale. È proprio all’ultimo momento di una vita spericolata che l’ex campione tirerà fuori il suo numero più bello. Il più commovente, il più universale. Non svelare cosa accade negli ultimi momenti di un’esistenza rappresenta l’invito ulteriore a leggere tutto d’un fiato “Simply George Best”, un libro che il diretto interessato apprezzerebbe per stile (calibrato fra saggistica e narrativa) e franchezza. Perché in vita George non sarà sempre stato vero, ma sincero senza dubbio sì.